Donnarumma (Fs): “In utile nel 2025, la puntualità migliora. Su Pizzarotti e Firema andiamo avanti”
di Aldo FontanarosaROMA – Stefano Antonio Donnarumma, ad del Gruppo FS. In queste ore lei traccia un bilancio sullo stato di avanzamento del suo Piano Industriale. Partiamo dai treni. Sotto la sua gestione, nel primo dei 5 anni del Piano, la puntualità dei treni è migliorata o è peggiorata?
“I progressi vanno al di là di ogni aspettativa: lo dicono i dati. Avevamo previsto di migliorare la puntualità di quattro punti percentuali in cinque anni, riportando 50.000 treni dentro le fasce di riferimento: 5 minuti di ritardo massimo per i regionali, 10 minuti per l’alta velocità”.
Risultati concreti?
“Siamo già riusciti a includere 35.000 treni in queste due fasce virtuose, con un miglioramento, a luglio del 2025, di dieci punti percentuali nell’Alta Velocità e del 10% rispetto allo stesso mese dall’anno precedente. È un risultato importante se si considera che 1.200 cantieri – dico 1.200 - erano aperti lungo la rete. Far convivere un piano di manutenzione e sviluppo così intenso con il miglioramento del serv…
ROMA – Stefano Antonio Donnarumma, ad del Gruppo FS. In queste ore lei traccia un bilancio sullo stato di avanzamento del suo Piano Industriale. Partiamo dai treni. Sotto la sua gestione, nel primo dei 5 anni del Piano, la puntualità dei treni è migliorata o è peggiorata?
“I progressi vanno al di là di ogni aspettativa: lo dicono i dati. Avevamo previsto di migliorare la puntualità di quattro punti percentuali in cinque anni, riportando 50.000 treni dentro le fasce di riferimento: 5 minuti di ritardo massimo per i regionali, 10 minuti per l’alta velocità”.
Risultati concreti?
“Siamo già riusciti a includere 35.000 treni in queste due fasce virtuose, con un miglioramento, a luglio del 2025, di dieci punti percentuali nell’Alta Velocità e del 10% rispetto allo stesso mese dall’anno precedente. È un risultato importante se si considera che 1.200 cantieri – dico 1.200 - erano aperti lungo la rete. Far convivere un piano di manutenzione e sviluppo così intenso con il miglioramento del servizio non è cosa semplice”.
Avete forse ridimensionato il numero di passeggeri in viaggio?
“L’esatto contrario. I passeggeri nazionali sono aumentati a 577 milioni, da un anno all’altro. Quelli internazionali – tra Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Olanda, Grecia – crescono a 253 milioni, segnando un più 15%. Quest’ultimo dato dice che siamo uno dei campioni europei del trasporto passeggeri. E vogliamo esserlo anche nelle merci”.
Come?
“Abbiamo appena comprato una partecipazione in uno dei terminal di Anversa, un porto strategico. Sarà soltanto uno dei tasselli di un mosaico più ampio”.
Scommettete tanto, sempre di più sull’estero.
“Sull’Italia abbiamo puntato soltanto 100 miliardi, come investimenti complessivi nei 5 anni di Piano. Il soltanto è chiaramente ironico. E tra il 2025 e il 2026, stiamo mettendo a terra interventi per 14 miliardi di cui 7 solo di Pnrr, così da attuare i progetti europei. Nessuna distrazione dai nostri impegni verso le italiane e gli italiani”.
Certares consolida il nostro piano di collegare Parigi e Londra sotto la Manica: un progetto esecutivo. E’ un alleato finanziario ma anche di business perché molto forte nel turismo
Perché state intessendo un’alleanza con il fondo statunitense Certares?
“Il progetto di portare le nostre Frecce sotto la Manica, lungo la rotta da Parigi a Londra che è assai remunerativa, entra nella sua fase esecutiva e uscirebbe consolidato dall’alleanza con questo fondo. Certares non è solo un prezioso alleato finanziario: l’operazione costerà fino a 1 miliardo, tra personale, officine di manutenzione che saranno in Francia e flotta di treni. Certares investe copiosamente in aziende del turismo, dunque è anche un compagno di strada sul piano del business”.
Il bilancio 2025 del Gruppo FS come chiuderà?
“Nelle previsioni attuali, si chiuderà in linea con gli obiettivi del Piano Strategico al 2029. Puntiamo ad avere 20 miliardi di euro di ricavi, 3,5 miliardi di euro di Ebitda e un risultato netto pari a 500 milioni di euro. Numeri coerenti con la traiettoria di crescita prevista per i prossimi anni”.
Il Gruppo FS vuole comprare il ramo d’azienda di Pizzarotti cui fanno capo le commesse per i lavori ferroviari. Possiamo parlare di un salvataggio pubblico, viste le difficoltà di Impresa Pizzarotti?
“Non è questo lo spirito. Pizzarotti è una storica e significativa azienda italiana che ha un fatturato tra 1 e 1,5 miliardi. Negli ultimi anni, si è aggiudicata commesse ferroviarie per 3 miliardi. Sono commesse e appalti che hanno già portato o porteranno all’apertura di 15 cantieri per noi totalmente strategici”.
Dove, ad esempio?
“Pensiamo al nodo di Firenze; a porzioni della Napoli-Bari e della Salerno-Reggio Calabria; a tratte rilevanti nel centro e nord Italia. Ora, Pizzarotti vive una procedura di negoziazione della sua crisi: è cosa nota. E noi ci stiamo avvicinando al suo ramo d’azienda ferroviario perché siamo decisi a mettere in sicurezza i nostri cantieri strategici. Opere, diverse sono del Pnrr, che non devono ritardare”.
Non intendiamo entrare nel mercato delle costruzioni. L’interpretazione di Ance è fuorviante e la contrasteremo in ogni sede
In questo modo, però, un gigante pubblico come il Gruppo FS entra nel mercato delle costruzioni. Diventerete una minaccia per le altre aziende di quel settore: l’Ance lo ha detto chiaramente.
“E’ una interpretazione fuorviante e allarmistica che contrasteremo in ogni sede a tutela dei nostri interessi. A noi non preme diventare un operatore delle costruzioni né competere con le imprese del comparto. Vogliamo semplicemente che le nostre infrastrutture fondamentali siano completate e che nessuno speculi deviando dal progetto originario per costi e tempi di consegna. Noi, come stazione appaltante, operiamo in un contesto molto complicato”.
Come è il contesto?
“Nella costruzione di infrastrutture, i nostri primi dieci operatori fanno fatica a coprire il 10% del mercato. Ne abbiamo solo uno di grandi dimensioni, WeBuild, che lavora più all'estero che in Italia. Le mancate aggregazioni tra i medi e piccoli costruttori e la loro continua difficoltà anche finanziaria sono un problema. Le nostre gare di appalto, che hanno volumi importanti, faticano a trovare adesioni perché pochi attori possono sostenerli. E noi, a cascata, fatichiamo a finalizzare le opere”.
Il Paese è stato un campione mondiale nella costruzione di convogli. Abbiamo avuto imprese gioiello, ma tutte sono confluite in gruppi esteri
Neanche l’acquisizione di Firema è un mero salvataggio pubblico?
“Assolutamente no. L’Italia è stata un campione mondiale nella costruzione di treni, materiali rotabili, sistemi di segnalamento. Abbiamo avuto imprese gioiello come il Tecnomasio Italiano, l’AnsaldoBreda o la stessa Fiat Ferroviaria, artefice della creazione dei pendolini: tutte confluite in grandi gruppi esteri. E anche Firema è stata lungamente italiana”.
Prima del passaggio agli indiani, con la benedizione di Invitalia?
“Ora conosce una nuova crisi. Ma rimane un sito ferroviario di grandissimo pregio, localizzato lungo la nostra linea ad alta velocità all'altezza di Caserta, molto vicina ai centri di manutenzione dell'alta velocità, con collegamenti logistici anche autostradali veramente efficaci”.
L’azienda ha un effettivo know how?
“Ha realizzato veicoli rotabili di tutte le categorie, dai merci alle carrozze, fino alle locomotive. Non a caso ha importanti ordini su treni, per esempio dalla Regione Lazio. Anche con noi, Firema ha una commessa quadro per centinaia di veicoli che utilizzeremo come Intercity e come treni notte, lungo i collegamenti transnazionali”.
Lei dice: se Firema andasse a gambe all’aria…
“Di nuovo, come già per Pizzarotti, la nostra missione è mettere in sicurezza il progetto industriale. Noi di questi veicoli ferroviari abbiamo bisogno. Se non si producono lì, ci vorranno anni per rifare una gara, ottenere gli ordini e ad arrivare alle consegne dei convogli. Il danno sarebbe grave, pari a decine e decine di milioni”.
Abbiamo investito in un’impresa di bus turistici scoperti perché vogliamo offrire ai nostri passeggeri servizi che completino la loro esperienza. Anas? Un divorzio senza conseguenze patrimoniali
E’ vero che avete investito in un’azienda di bus turistici, quelli scoperti che girano le nostre città?
“E’ vero. Sui nostri treni, ospitiamo persone di tutto il mondo che si spostano per turismo. Guardiamo ai bus turistici e all’autonoleggio perché vogliamo offrire loro servizi che migliorino e completino l’esperienza di viaggio”.
Nella legge di bilancio 2025 resta in piedi l’emendamento che porterebbe l’Anas fuori dal perimetro di Ferrovie, riconsegnandola al ministero dell’Economia.
“Se sarà approvato come sembra, nel 2026 il Gruppo FS si separerà da Anas, che è e resterà una grande azienda. Come Ferrovie, non avremo né vantaggi né danni sul piano patrimoniale dalla separazione. Sembravano possibili sinergie, tra noi e loro, che non si sono mai realizzate. A divorzio sancito, potremo concentrarci totalmente sul nostro focus, che è sul treno, sul binario, e non certo sulle strade”.