ROMA – Per l’ex Ilva si apre una nuova fase di studio e analisi. L’esame delle offerte vincolanti e dei piani industriali, per i quali il termine di presentazione è scaduto alla mezzanotte di ieri, permetterà di capire se la procedura di vendita entrerà nella fase decisiva. Sul tavolo dei commissari di Acciaierie d’Italia sono arrivate le proposte di Bedrock Industries e Flacks Group, i due fondi statunitensi che avevano già inviato le manifestazioni di interesse. Individuata l’offerta migliore, non è escluso che possano farsi avanti altri player. A cominciare dai due operatori extra Ue che hanno chiesto l’accesso alla data room della procedura, di cui finora non sono stati rivelati i nomi. In questo caso, però, dovrà trattarsi di proposte migliorative.
Flacks Group ha già scoperto le …
ROMA – Per l’ex Ilva si apre una nuova fase di studio e analisi. L’esame delle offerte vincolanti e dei piani industriali, per i quali il termine di presentazione è scaduto alla mezzanotte di ieri, permetterà di capire se la procedura di vendita entrerà nella fase decisiva. Sul tavolo dei commissari di Acciaierie d’Italia sono arrivate le proposte di Bedrock Industries e Flacks Group, i due fondi statunitensi che avevano già inviato le manifestazioni di interesse. Individuata l’offerta migliore, non è escluso che possano farsi avanti altri player. A cominciare dai due operatori extra Ue che hanno chiesto l’accesso alla data room della procedura, di cui finora non sono stati rivelati i nomi. In questo caso, però, dovrà trattarsi di proposte migliorative.
Flacks Group ha già scoperto le carte. Il fondatore del fondo di investimento con sede a Miami, Michael Flacks, ha spiegato in un’intervista a Bloomberg di voler risanare e far crescere l’ex Ilva, che a suo giudizio rappresenta un asset unico, e di non essere scoraggiato dalla mole di problemi ambientali da affrontare a Taranto. Per l’acquisto il gruppo ha offerto un euro, impegnandosi a assorbire 8.500 dei 9.741 lavoratori di Acciaierie d’Italia per portare la produzione di acciaio a quattro milioni di tonnellate l’anno.
Sul piano societario, il progetto di Flacks Group prevede anche la presenza pubblica nell’azienda al 40%, sul modello Arcelor Mittal-Invitalia, con l’impegno del gruppo americano a rilevarla successivamente per una cifra tra i 500 milioni e il miliardo di euro. L’ipotesi di una partecipazione dello Stato nella fabbrica che verrà è «piuttosto realistica» per il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso. Nel corso di un’audizione al Senato, Urso ha ribadito che «una partecipazione pubblica potrà esserci solo se richiesto dal soggetto privato».
Per il ministro, la società a partecipazione pubblica potrebbe intervenire anche nella procedura di vendita. «Con il tipo di gara in corso – ha spiegato – è sempre possibile che un soggetto si presenti purché abbia una proposta migliorativa rispetto a quella in campo». La partecipata pubblica avrebbe un ruolo di finanziamento, mentre il privato sarebbe partner industriale.
In attesa di conoscere le offerte nel dettaglio, i sindacati spingono per la convocazione di un tavolo unico a Palazzo Chigi. Il futuro dell’ex Ilva ha riacceso il dibattito politico a Taranto. La firma del sindaco Piero Bitetti sul piano industriale proposto dal consiglio di fabbrica crea più di un malumore tra i partiti di maggioranza in Comune. Nel documento, infatti, si dà l’ok alla costruzione di tre forni elettrici e quattro impianti Dri. In pratica, è il ritorno alla proposta avanzata a luglio dal governo e bocciata dal Comune, per la cui realizzazione è necessario far arrivare il gas liquido attraverso una nave rigassificatrice.