«È un ladro. Sicuro. Mi spiace che c’ho il portafoglio coi franchi svizzeri». Siamo nel 1952 e la frase citata è di Totò, nel film “Totò a colori”. Il potenziale ladro è l’onorevole Cosimo Trombetta, spalla del grande comico napoletano in una scena diventata cult. I franchi svizzeri, citati da Totò, non sono protagonisti del film: cionostante, già oltre 70 anni fa evocavano l’idea di denaro al sicuro. Oggi è lo stesso tanto che, ormai, la valuta elvetica rivaleggia con l’oro e il mattone quale bene rifugio. Un attestato di solidità per la Confederazione all’ombra delle Alpi. Che però crea un grattacapo non da poco al suo sistema finanziario e alla sua Banca centrale, tanto che alcuni la vedono operare dietro le quinte per evitare un eccessivo rafforzamento nei confronti dell’euro.
franco forte nonostante l’economia incerta
«La forte valutazione del franco svizzero- spiega ad Affari&Finanza Remigio Ratti, docente e…
«È un ladro. Sicuro. Mi spiace che c’ho il portafoglio coi franchi svizzeri». Siamo nel 1952 e la frase citata è di Totò, nel film “Totò a colori”. Il potenziale ladro è l’onorevole Cosimo Trombetta, spalla del grande comico napoletano in una scena diventata cult. I franchi svizzeri, citati da Totò, non sono protagonisti del film: cionostante, già oltre 70 anni fa evocavano l’idea di denaro al sicuro. Oggi è lo stesso tanto che, ormai, la valuta elvetica rivaleggia con l’oro e il mattone quale bene rifugio. Un attestato di solidità per la Confederazione all’ombra delle Alpi. Che però crea un grattacapo non da poco al suo sistema finanziario e alla sua Banca centrale, tanto che alcuni la vedono operare dietro le quinte per evitare un eccessivo rafforzamento nei confronti dell’euro.
franco forte nonostante l’economia incerta
«La forte valutazione del franco svizzero- spiega ad Affari&Finanza Remigio Ratti, docente emerito di economia all’Università della Svizzera Italiana di Lugano - appare una costante di lungo periodo. Il suo valore, rispetto all’euro, si è raddoppiato nel corso dei 25 anni di vita della moneta unica. Le ragioni sono molteplici: forte competitività dell’economia elvetica, stabilità macroeconomica e politica, certezza del diritto. Soprattutto, più nel mondo aumentano o si percepiscono i fattori di crisi, più il franco svizzero appare una valuta sicura».
Cosa dice la storia
Se si osserva la storia nel lungo periodo, dunque, l’introduzione dell’euro non ha mai fatto tremare il franco. Certo, non bisogna dimenticare che, nel 2007, la valuta unica si cambiava a 1,6547. Il che poteva indurre a ritenere che quella nuova moneta stesse avendo ragione del totem rossocrociato. La storia dirà che non è andata così. Vale la pena chiedersi cosa sarebbe successo qualora l’euro non fosse stato introdotto. Carlo Lombardini, esperto in diritto bancario, è sicuro: «Il franco sarebbe diventato più forte rispetto alla lira, al franco francese e alla altre valute di serie B o C. Sarebbe rimasto, invece, più o meno stabile rispetto al marco tedesco».
Abbiamo citato il 2007 poi, nel panorama dei cambi, è arrivata a fare da spartiacque la grande crisi finanziaria del 2008, che ha accelerato, soprattutto negli Stati fortemente indebitati, in particolare in Italia e in Grecia, un crescente disamore nei confronti dell’euro. Mentre il franco svizzero continuava a rafforzarsi, costringendo la Banca Nazionale Svizzera e svenarsi acquistando euro e dollari, per evitare il tracollo dell’industria elvetica votata all’esportazione.
Finché, il 15 gennaio del 2015, l’istituto di emissione elvetico, ormai stremato da quella che si era trasformata in una vera e propria battaglia, gettò la spugna, annunciando l’abolizione del cambio minimo di 1,20 franchi per un euro. Quest’ultimo subì inizialmente un potente scossone, quindi le cose si riaggiustarono: il franco tornò a rafforzarsi ma senza gravi conseguenze per gli esportatori svizzeri. Di recente, però, stando a quanto ha scritto il quotidiano Blick, la Banca Nazionale Svizzera, che ancora si trova a fare i conti con un franco ritenuto troppo forte, avrebbe stabilito, segretamente, un nuovo cambio minimo con l’euro, per evitare che il suo valore scenda al di sotto dei 92 centesimi, rispetto alla moneta svizzera.
«Tutte le volte che l’euro è sceso sotto questa soglia, anche dopo i momenti caotici del Liberation Day di Trump, si è immediatamente ripreso», ha scritto il Blick. Esiste o non esiste la soglia citata dal quotidiano? «Non ne ho idea. Però tenga presente che è difficile tenere un corso se i movimenti speculativi sono troppo forti», la risposta dell’avvocato Lombardini. Abbiamo citato il Liberation Day, ovvero il 2 aprile scorso, quando il Presidente degli Stati Uniti ha innescato una guerra commerciale a livello planetario, aumentando vertiginosamente i dazi delle nazioni partners di Washington. Da quel giorno il dollaro ha iniziato a perdere vistosamente valore, nei confronti del franco: da circa 91 centesimi è sceso, se guardiamo alla quotazione di inizio dicembre, poco sopra gli 80 centesimi. Con il risultato che la Banca centrale svizzera, per contrastare l’apprezzamento della propria moneta verso il biglietto verde, ha chiuso il primo semestre dell’anno con un passivo di 15,3 miliardi di franchi.
«It is our currency but it is your problem», ricorda l’avvocato Lombardini l’eloquente definizione del dollaro da parte del Segretario al Tesoro dell’amministrazione Nixon, John Connally. «Per le banche svizzere attive nel private banking bisogna inoltre aggiungere che la forza del franco costituisce un problema: redditi in dollari ed euro ma spese in franchi», dice ancora Lombardini.
La rendita di posizione
A detta dell’economista svizzero italiano Remigio Ratti «la forza del franco è anche da leggersi come espressione di una rendita di posizione. La Svizzera tende a diventare o ad essere vista come un’isola, in particolare dopo la crisi del 2008 e malgrado la fine del segreto bancario nel 2017. Sul medio termine- conclude il professor Ratti -nulla lascerebbe pensare ad una modifica dei rapporti e delle tendenze valutarie. Ma l’isola svizzera tutta diventa allora una regione di frontiera: una frontiera che è e può essere una risorsa, ma anche che subisce le incertezze del cambiamento delle regole e dei rapporti di forza in questa epoca di transizione strutturale».
La certezza del franco
Insomma, quanto durerà ancora il successo di una moneta che nacque 150 anni fa, quale satellite del franco francese? E che ci mise non pochi anni a stabilizzarsi. Pensiamo che, nel 1914, per acquistare un dollaro bisognava sborsare oltre 5 franchi, mentre oggi, come abbiamo detto, ne bastano 80 centesimi. Ma cosa succederà se l’imprevedibile Trump farà retromarcia sui dazi al 15% sui prodotti svizzeri, che in un primo momento aveva fissato al 39%? E se Berna non ratificasse i nuovi accordi con l’Ue, avversati dai sovranisti dell’Unione Democratica di Centro? Infine, se le criptovalute si stabilizzassero e diventassero una seria alternativa al sistema bancario tradizionale? In ambito valutario non mancano le incognite. Per ora il franco si sta dimostrando una certezza, e la Svizzera deve in qualche modo farci i conti.