Un trienno magico per le polizze italiane
di Adriano BonafedeA sfogliare l’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia di fine novembre, sembra che le assicurazioni italiane se la siano passata bene negli ultimi tre anni. Infatti, partendo dal 1° gennaio 2023 posto pari a 100, si vede che i corsi azionari delle quotate italiane (che però sono solo tre) sono passati a circa 250, con un aumento del 150 per cento. L’incremento della media delle compagnie europee si è invece fermato a meno di 200. Con una nota di sollievo: «Le quotazioni azionarie delle principali società assicurative italiane ed europee — si legge nel Rapporto — sono tornate su valori più alti di quelli precedente l’annuncio dei dazi statunitensi».
Anche sul fronte degli utili attesi, le imprese italiane hanno fatto passi da gigante nei tre anni trascorsi. Partendo sempre dal numero indice 100=1° gennaio 2023, gli utili attesi delle italiane sono passate a quasi 160, contro i 137 della media europea. Ottime notizie anche in relazione alla patrimonializzazione…
A sfogliare l’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia di fine novembre, sembra che le assicurazioni italiane se la siano passata bene negli ultimi tre anni. Infatti, partendo dal 1° gennaio 2023 posto pari a 100, si vede che i corsi azionari delle quotate italiane (che però sono solo tre) sono passati a circa 250, con un aumento del 150 per cento. L’incremento della media delle compagnie europee si è invece fermato a meno di 200. Con una nota di sollievo: «Le quotazioni azionarie delle principali società assicurative italiane ed europee — si legge nel Rapporto — sono tornate su valori più alti di quelli precedente l’annuncio dei dazi statunitensi».
Anche sul fronte degli utili attesi, le imprese italiane hanno fatto passi da gigante nei tre anni trascorsi. Partendo sempre dal numero indice 100=1° gennaio 2023, gli utili attesi delle italiane sono passate a quasi 160, contro i 137 della media europea. Ottime notizie anche in relazione alla patrimonializzazione. L’indice di solvibilità medio — scrive la Banca d’Italia — è salito al giugno scorso al 266 per cento, «uno dei valori più elevati dal 2016 e superiore alla media delle compagnie europee», ferme a 247. «Il miglioramento ha beneficiato del calo dello spread dei titoli di Stato italiani».
Per quanto riguarda gli investimenti ed escludendo le polizze Unit Linked (Ramo III), le compagnie italiane spiccano tuttora per la quota preponderante dei titoli di Stato (per due terzi domestici), che raggiungono quasi il 45 per cento del totale. Per le compagnie europee, la media dei bond governativi è invece più o meno la metà. Questo rende le imprese assicurative italiane più a rischio, a causa della concentrazione dei propri investimenti. Per il resto, notiamo che le italiane detengono una minore quota sia di azioni che di obbligazioni private e fondi d’investimento.
Il comparto Vita
Il comparto Vita rimane il meno remunerativo per le compagnie. Sebbene il Roe (return on equity, ovvero l’utile sul patrimonio netto) sia risalito al 9 per cento nel primo semestre del 2025, in crescita rispetto al 2024, il Roe del Danni è nettamente superiore ed è pari al 12 per cento. Questo grazie alla riduzione del rapporto tra oneri e spese di gestione sui premi (il cosiddetto “combined ratio”, portatosi al 91 per cento) che all’aumento della raccolta dell’8 per cento. Su questo incremento potrebbe aver influito il nuovo filone dei rischi catastrofali, benché non ancora a regime.
Il ritorno alla competività
In ogni caso sembra che le compagnie abbiano recuperato competitività e utili negli ultimi tre anni, anche in confronto alle imprese europee. Le compagnie, tuttavia, ricordano che il Rapporto di Bankitalia prende come punto di riferimento il fine 2022, che per le compagnie italiane è stato l’annus horribilis con il caso Eurovita, salvata da un pool di grandi compagnie, e soprattutto con l’aumento dei tassi che ha causato una fuoriuscita dalle polizze vita e un ritorno di acquisti diretti sui Btp. In sostanza, prendendo a riferimento un altro anno, i risultati sarebbero stati diversi.
Inoltre, le compagnie convivono ancora con gli effetti delle minusvalenze causate dall’aumento dei tassi degli anni precedenti, ovvero la riduzione di valore dei vecchi Btp in pancia. Non a caso l’Ivass è intervenuto con il Regolamento n. 52 per consentire alle compagnie di sterilizzare le minusvalenze latenti nei portafogli, misura che scade a fine anno. Infine, guardando ai Roe di fine anno, quelli italiani sono in linea con quelli europei: dal 2021 al 2024 i Roe sono stati del 10, del 3 (l’annus horribilis 2022), dell’11,5 e del 15,5 per cento. Quelli europei rispettivamente del 9,7, dell’8, del 10,2 e del 15,5 (dato Fisac).