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Quantum, i super computer rivoluzionari per crittografia e IA: l'Italia è ferma a zero brevetti

Willow, il nuovo chip quantistico da poco presentato da Google 

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Salgono in tutto il mondo gli investimenti sulla nuova potentissima generazione dei computer. Germania e Francia provano a non perdere il treno americano, il nostro Paese già indietro su startup e applicazioni della ricerca
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ROMA – Alla periferia dell’Intelligenza artificiale, la rivoluzione in corso. E ferma al palo su quella che secondo molti sarà la prossima rivoluzione, il quantum. Negli ultimi dieci anni l’Italia non ha depositato alcun brevetto internazionale legato alla tecnologia quantistica, la nuova branca dell’informatica – appena premiata con il Nobel – che attraverso la fisica delle particelle punta a creare una nuova rivoluzionaria generazione di computer, in grado di risolvere problemi impossibili per le attuali macchine (e l’uomo), di gestire comunicazioni inattaccabili, di produrre misurazioni di inedita precisione. Il dato emerge da uno studio congiunto dell’Ocse e dell’Epo, l’Ufficio europeo dei brevetti, una mappatura degli ecosistemi globali del Quantum. E se è vero che parliamo di una tecnologia ancora agli albori, con davanti una strada lunga, costosa e piena di incognite, fa suonare un campanello d’allarme. Ricerca e investimenti stanno infatti aumentando ovunque, soprattutto negli…

ROMA – Alla periferia dell’Intelligenza artificiale, la rivoluzione in corso. E ferma al palo su quella che secondo molti sarà la prossima rivoluzione, il quantum. Negli ultimi dieci anni l’Italia non ha depositato alcun brevetto internazionale legato alla tecnologia quantistica, la nuova branca dell’informatica – appena premiata con il Nobel – che attraverso la fisica delle particelle punta a creare una nuova rivoluzionaria generazione di computer, in grado di risolvere problemi impossibili per le attuali macchine (e l’uomo), di gestire comunicazioni inattaccabili, di produrre misurazioni di inedita precisione. Il dato emerge da uno studio congiunto dell’Ocse e dell’Epo, l’Ufficio europeo dei brevetti, una mappatura degli ecosistemi globali del Quantum. E se è vero che parliamo di una tecnologia ancora agli albori, con davanti una strada lunga, costosa e piena di incognite, fa suonare un campanello d’allarme. Ricerca e investimenti stanno infatti aumentando ovunque, soprattutto negli Stati Uniti, guidati dai soliti noti colossi tecnologici. E mentre alcuni Paesi europei come Germania e Francia mostrano almeno un numero rilevante di startup e brevetti, coltivando l’ambizione di inseguirli, non così il nostro.

Prendere il treno

Un altro treno tecnologico perso, prima ancora che abbia lasciato la stazione? Mario Draghi, nel suo citatissimo e largamente inattuato rapporto solleva questo rischio per l’intera Europa, se non si doterà di una strategia coerente per il quantum e soprattutto dei mezzi tecnologico-finanziari per attuarla. Il tempo non è (ancora) scaduto. Oggi gli investimenti nel settore si concentrano già per il 60% negli Stati Uniti, ma la distanza con il resto del mondo non è certo abissale come nell’IA. E se la maggior parte delle 4.500 aziende attive nell’ecosistema sono americane, quando ci si focalizza sulle mille che si occupano solo e specificamente di quantistica la loro notevole presenza in Gran Bretagna, Germania, Francia e Olanda rende l’Europa “allargata” non distante per “densità” dell’ecosistema, e superiore a tutti gli altri, Cina compresa. Un discorso simile si ha anche a monte della filiera tecnologica, cioè nei brevetti, che negli ultimi venti anni sono stati 9.740: primi gli Stati Uniti, con un contributo notevole di Big Tech come Ibm, Intel e Microsoft, Europa seconda (guidano Germania, Regno Unito e Francia), poi Giappone, Cina e Corea.

Periferia della periferia

L’Europa potrà insomma dire la sua, se sarà in grado di trasformare queste competenze in un ecosistema industriale, garantendo loro capitali e scala per crescere. È un enorme “se”, che ha rappresentato finora il tallone d’Achille dell’industria tecnologica comunitaria nel confronto con Stati Uniti e Cina. Un ritardo strutturale a cui il “Quantum Act” lanciato dalla Commissione sembra rispondere solo in minima parte, facendo come sempre le nozze con i fichi (e le risorse) secchi. In ogni caso però nel futuro ecosistema europeo l’Italia rischia di avere un ruolo marginale. Non pervenuta nello studio Ocse-Epo per numero di aziende attive nel Quantum, dove invece la Spagna compare in top10. E addirittura a quota zero per domande di brevetto internazionali presentate tra il 2005 e il 2024. Come spesso succede il nostro Paese spunta nella classifica della ricerca pura, con un alto numero di studi pubblicati. Ma è una ricerca che, storia arcinota, non fa neppure il primissimo passo in direzione del mercato.

Abbiamo un piano

Anche il nostro governo, lo scorso luglio, ha adottato un piano nazionale per le tecnologie quantistiche, che ha previsto tra le altre cose la nascita di un Istituto nazionale dedicato che consorzia venti centri di ricerca. La ciccia – non molta – è un finanziamento di circa 120 milioni di euro per tre anni con risorse del Pnrr, che dovrebbe supportare tutta la filiera di settore, dalla ricerca all’industrializzazione. Lo scorso ottobre IonQ e D-Wave, due aziende americane del quantum quotate a Wall Street, hanno sottoscritto un memorandum di intesa per entrare in una “alleanza” di cui fa parte anche il governo, che dovrebbe creare un hub di settore in Lombardia. Si parte da zero.

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