Che cosa sono gli asset russi congelati. Titoli di Stato, azioni e obbligazioni per 210 miliardi
di Emma BonottiChe cosa sono gli asset congelati al centro del Consiglio europeo in corso a Bruxelles? Denaro, in gergo tecnico “attività”, investito da diversi soggetti russi, grandi oligarchi come piccoli risparmiatori, per comprare titoli in Occidente e intrappolati nei forzieri Ue dal primo marzo 2022, come effetto delle sanzioni a Mosca per l’invasione dell’Ucraina.
A quanto ammontano gli asset congelati?
Si tratta di circa 210 miliardi di euro, 185 dei quali “parcheggiati” nella finanziaria belga Euroclear e gli altri detenuti da altre società in Francia, Svizzera e Lussemburgo. La somma comprende titoli del Tesoro di una decina di Stati occidentali, come gli Usa ma probabilmente non l’Italia, obbligazioni e azioni societarie, investimenti in aziende non …
Che cosa sono gli asset congelati al centro del Consiglio europeo in corso a Bruxelles? Denaro, in gergo tecnico “attività”, investito da diversi soggetti russi, grandi oligarchi come piccoli risparmiatori, per comprare titoli in Occidente e intrappolati nei forzieri Ue dal primo marzo 2022, come effetto delle sanzioni a Mosca per l’invasione dell’Ucraina.
A quanto ammontano gli asset congelati?
Si tratta di circa 210 miliardi di euro, 185 dei quali “parcheggiati” nella finanziaria belga Euroclear e gli altri detenuti da altre società in Francia, Svizzera e Lussemburgo. La somma comprende titoli del Tesoro di una decina di Stati occidentali, come gli Usa ma probabilmente non l’Italia, obbligazioni e azioni societarie, investimenti in aziende non quotate di diversi Paesi, riserve della Banca centrale di Mosca (circa 75 miliardi).
Ora che gli Stati Uniti paiono sempre più reticenti a continuare a sostenere Kiev e l’Ue potrebbe non avere le risorse per compensare gli aiuti mancanti, gli asset “putiniani” potrebbero giocare un ruolo cardine per la guerra ucraina. La scorsa settimana i Paesi dell’Unione hanno votato per bloccare i beni “a tempo indeterminato”, superando l’obbligo di rinnovo ogni sei mesi previsto per le altre sanzioni.
Che cos’è Euroclear?
Nata nel 1968 come costola di JP Morgan per gestire il nascente mercato delle eurobbligazioni, Euroclear nel 2024 ha superato i 40mila miliardi di euro in deposito (40,7 trilioni con una crescita dell’8% sul 2023). È attiva nel trading e nella custodia di titoli, come anche nel regolamento delle operazioni (il cosiddetto clearing).
Già nel 2024 i leader del G7 riuniti a Borgo Egnazia, in Puglia, decisero di trasferire – dopo aver pagato il 25% dei profitti in tasse al governo belga – gli interessi che realizzati dalla finanziaria sugli asset in un fondo speciale destinato alla ricostruzione dell’Ucraina. O meglio, al rimborso progressivo di un prestito da 50 miliardi di dollari erogato dagli Usa e dall’Ue per 20 miliardi ciascuno e per i restanti dieci da Gran Bretagna, Canada e Giappone in parti uguali.
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Cosa succede oggi?
Il vertice tra i capi di Stato e di governo dei Ventisette inizia oggi, ma come anticipato dallo stesso presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, durerà “tutto il tempo necessario” per trovare una quadra.
Tra le soluzioni c’è l’utilizzo dei fondi congelati per finanziare un maxi-bond creato dalla Commissione e da collocare presso Euroclear. Novanta miliardi dovrebbero essere sufficienti per far guadagnare all’Ucraina altri due anni, attraverso la fornitura di armi e la riparazioni delle infrastrutture strategiche.
La somma potrebbe lievitare, ma non è nemmeno da escludere che il Consiglio opti per un rinvio e l’attivazione di un prestito-ponte (soluzione sostenuta da Roma). Al summit partecipa oggi anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che non nasconde le sue preoccupazioni.
Argomenti a favore (e contrari) dell’uso delle riserve russe
Kiev ha urgente bisogno di fondi per non arrendersi a Mosca, producendo e acquistando nuove armi per difendersi. Un chiaro impegno finanziario dell’Europa darebbe a Putin il segnale che l’Ucraina non crollerà per l’esaurimento delle risorse.
Tuttavia, lo schema proposto dalla Commissione potrebbe non reggere di fronte a un tribunale internazionale se la Russia dovesse fare ricorso. In altre parole, se l’operazione venisse giudicata un esproprio, Euroclear potrebbe essere condannata a rimborsare Mosca ma sarebbe in difficoltà nel farlo. Altre voci contrarie all’uso delle riserve congelati, come la Francia, sostengono che l’episodio potrebbe allontanare Paesi del Golfo o dell’Asia dall’idea di investire le loro riserve sovrane in euro.
Diverse fazioni in campo
Il pacchetto, dunque, non convince tutti gli Stati membri. Francia e Germania sono favorevoli e premono affinché il governo belga, più reticente, cambi idea. L’esecutivo di De Wever teme ritorsioni da parte di Mosca e chiede all’Ue garanzie “illimitate” nelle quantità e nel tempo. Promessa che la Commissione non è in grado di accogliere appieno: per il momento ha predisposto un piano per coprire eventuali ricorsi legali russi per l’intera somma, 210 miliardi, ma le trattative in corso potrebbero avvicinare le posizioni.
Altri Paesi, come Italia, Ungheria, Bulgaria, Slovacchia, Malta e Repubblica Ceca, hanno espresso dubbi sull’opportunità di ricorrere agli asset di Mosca per finanziare l’Ucraina. La prospettiva di dare il via libera al pacchetto con il sì di 20 o 21 Stati membri, comunque, offrirebbe l’immagine di un’ Unione spaccata.