✕

Fini (Cia): “Accordo Mercosur inaccettabile senza garanzie reali. No alla riforma della Pac”

Ascolta l'audio

L’organizzazione agricola fa parte delle 40 associazioni oggi in piazza a Bruxelles, per la protesta indetta dalla confederazione europea Copa-Cogeca
2 minuti di lettura

Le nuove garanzie a favore degli agricoltori europei non sono sufficienti. «Malgrado il voto del Parlamento Ue includa miglioramenti rispetto alla proposta della Commissione sulle clausole di salvaguardia, questo è solo un timido passo in avanti non ancora sufficiente a garantire un via libera all’accordo commerciale Ue-Mercosur», rileva Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani, organizzazione che fa parte delle 40 che stamane protestano a Bruxelles contro la politica agricola europea. Oltre al Mercosur, sotto accusa la nuova Pac, che vede la decurtazione del 22% delle risorse e la perdita della propria specificità, perché farà parte di un fondo unico, che tra gli obiettivi include anche l’housing e la difesa, con una gestione decentralizzata, affidata a ciascun Paese.

Le nuove garanzie a favore degli agricoltori europei non sono sufficienti. «Malgrado il voto del Parlamento Ue includa miglioramenti rispetto alla proposta della Commissione sulle clausole di salvaguardia, questo è solo un timido passo in avanti non ancora sufficiente a garantire un via libera all’accordo commerciale Ue-Mercosur», rileva Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani, organizzazione che fa parte delle 40 che stamane protestano a Bruxelles contro la politica agricola europea. Oltre al Mercosur, sotto accusa la nuova Pac, che vede la decurtazione del 22% delle risorse e la perdita della propria specificità, perché farà parte di un fondo unico, che tra gli obiettivi include anche l’housing e la difesa, con una gestione decentralizzata, affidata a ciascun Paese.

Le nuove garanzie approvate il 16 dicembre dal Parlamento europeo vanno incontro alle vostre richieste: si dimezza la percentuale di aumento delle importazioni dai Paesi del Sudamerica che fa scattare lo stop all’applicazione del trattato, si garantisce la reciprocità, si allunga la lista dei prodotti che godono di protezione speciale. Inoltre i negoziati sono partiti immediatamente, per favorire l’entrata in vigore delle norme. Perché continuate a reputarle insufficienti?

«Manca ancora la garanzia del rispetto di norme di produzioni equivalenti a quelle Ue a tutela del settore agricolo italiano.Nei Paesi del Mercosur vengono ancora utilizzate decine di fitofarmaci che sono banditi in Europa da anni e nel Brasile, ad esempio, non vige nessun sistema nazionale di tracciabilità per 238 milioni di capi di bestiame. Permane, dunque, forte preoccupazione per l'assenza di garanzie solide contro concorrenza sleale, standard sanitari inferiori e squilibri commerciali che penalizzerebbero produzioni Made in Italy. Senza regole efficaci, l’accordo Ue-Mercosur resta impossibile da accettare».

Quindi voi continuate a chiedere al governo italiano di opporsi alla ratifica?

«Sono estremamente positive le dichiarazioni della premier Meloni a difesa degli agricoltori, e sull’opportunità di rinviare la firma. Continuiamo ad opporci fermamente a ratifiche affrettate, spingendo per clausole automatiche e reale reciprocità. L’Italia deve valorizzare appieno ogni occasione per rafforzare la propria competitività ma deve, allo stesso tempo, difendere i suoi agricoltori con determinazione».

La maggior parte delle organizzazioni imprenditoriali però, comprese quelle del settore agroalimentare, chiedono invece al governo di non bloccare il trattato, che aprirebbe un enorme mercato a tutti i Paesi Ue, Italia compresa.

«Capisco che non si può fermare tutto per l’agricoltura, ma non possono essere sempre gli agricoltori a pagare per gli accordi commerciali, Se l’evolversi del trilogo portasse ai risultati di cui ho parlato prima noi siamo favorevoli all’entrata in vigore del Mercosur. E del resto il trattato non è la ragione principale della protesta che abbiamo organizzato a Bruxelles: contestiamo innanzitutto la proposta della Commissione sulla Politica agricola comune (Pac) rispetto al quadro finanziario 2028-2034. Non c’è soltanto il taglio del 22% dei fondi, che è grave perché a questo va aggiunto anche l’impatto dell’inflazione, che non è stato considerato neanche nella passata legislatura, ma la Pac andrebbe a finire in un fondo unico, creando una grande competizione tra Stati membri e tra settori produttivi. Credo che una scelta di questo tipo sia contraria allo spirito europeo».

La ragione sembra legata alla necessità di reperire fondi per la difesa e per altre voci di bilancio.

«Sì, ma le politiche per la sicurezza alimentare già dal 1962 sono alla base dell’Unione. L’obiettivo della Pac è stato anche quello di evitare forti oscillazioni dei prezzi per i consumatori europei. E di compensare gli agricoltori per i prezzi alla produzione sempre troppo bassi. Gli agricoltori, oltre a garantire la sicurezza alimentare, tutelano le aree interne, che altrimenti finirebbero per essere abbandonate».

La giusta remunerazione del lavoro agricolo era in testa alle motivazioni della protesta dei trattori, l’anno scorso. Che cosa avete ottenuto, rispetto alle vostre richieste?

«Poco. Anche quelle che ci sono state vendute come semplificazioni in realtà vanno ad aumentare il livello della burocrazia. E sul prezzo per gli agricoltori non c’è nessun passo in avanti. Ad esempio il prezzo del grano è ancora quello di 30 anni fa, nonostante i costi di produzione raddoppiati o triplicati. Mi domando quale altro settore produttivo accetterebbe un’imposizione di questo genere».

Il Parlamento e il Consiglio vi hanno dato ragione sulla Pac.

«Sì, è solo la Commissione che si sta arroccando.Chiediamo equità: portiamo avanti la nostra battaglia per i cittadini e gli agricoltori europei».

Leggi i commenti