ROMA – Debito comune o asset russi: come garantire a Kiev il sostegno economico di cui ha bisogno per continuare a sostenere le spese di difesa e puntellare le casse pubbliche disastrate da quasi quattro anni di guerra? Il braccio di ferro è andato avanti fino a notte inoltrata, poi a fare un passo indietro è stata la Germania e il Consiglio europeo ha optato per l’opzione più tradizionale. La linea tedesca era anche quella di Ursula von der Leyen, ossia una copertura del prestito con i riserve sovrane russe, circa 210 miliardi di euro. È stato invece approvato un piano di finanziamento all’Ucraina per il biennio 2026-2027 di 90 miliardi di euro con eurobond, sponsorizzato da Francia e Italia.
Asset russi, l’opzione di Berlino
Con l’inizio della guerra…
ROMA – Debito comune o asset russi: come garantire a Kiev il sostegno economico di cui ha bisogno per continuare a sostenere le spese di difesa e puntellare le casse pubbliche disastrate da quasi quattro anni di guerra? Il braccio di ferro è andato avanti fino a notte inoltrata, poi a fare un passo indietro è stata la Germania e il Consiglio europeo ha optato per l’opzione più tradizionale. La linea tedesca era anche quella di Ursula von der Leyen, ossia una copertura del prestito con i riserve sovrane russe, circa 210 miliardi di euro. È stato invece approvato un piano di finanziamento all’Ucraina per il biennio 2026-2027 di 90 miliardi di euro con eurobond, sponsorizzato da Francia e Italia.
Asset russi, l’opzione di Berlino
Con l’inizio della guerra in Ucraina nel febbraio 2022 l’Ue decise di congelare le riserve russe di valuta detenute nelle banche dei paesi europei. Negli anni precedenti Mosca aveva investito gran parte dei profitti della vendita di petrolio e gas in titoli di Stato dei Paesi in cui aveva venduto, e quindi in valuta estera. Non solo euro, con debito pubblico acquistato attraverso le banche di Austria, Germania, Francia, anche dollari, yen, sterline. Un flusso di acquisti fortemente ridotto dopo l’invasione in Crimea nel 2014. Quando l’Ue è intervenuta su quegli asset, con la spinta decisiva dell’Italia di Mario Draghi, le riserve russe equivalevano a circa 210 miliardi di euro.
Il cancelliere Merz negli ultimi mesi ha portato sul tavolo l’ipotesi di utilizzare quelle risorse per garantire il prestito a Kiev. Un’opzione a lungo dibattuta ma che nessun capo di Stato o di governo si era intestato con insistenza perché pone seri problemi di diritto internazionale. L’urgenza di reperire nuovi fondi è emersa con il passo indietro degli Usa di Trump sugli aiuti all’Ucraina. Washington contribuiva con 10-15 miliardi, altrettanti Bruxelles, che ora deve raddoppiare gli sforzi altrimenti Zelensky da marzo si ritroverà senza risorse.
Debito comune, come funziona il prestito
Germania e Paesi nordici erano contrari all’altra opzione, quella che alla fine ha prevalso. Ossia trovare lo spazio nel bilancio comunitario. Anche se non all’unanimità: l’Ungheria di Orban e la Slovacchia di Fico, spesso su posizioni più morbide verso Putin, si sono astenute. Budapest, Bratislava e Praga – che pure ha votato a favore – non parteciperanno al prestito rafforzato attraverso la cooperazione rafforzata.
Il Consiglio europeo ha quindi deciso di approvare un prestito all’Ucraina di 90 miliardi di euro, utilizzando le riserve comunitarie non utilizzate del bilancio. La stessa Bruxelles aveva stimato negli scorsi giorni un fabbisogno di Kiev di circa 135 miliardi di euro nel prossimo biennio. Kiev dovrà rimborsare all’Unione il prestito, ma solo nell’eventualità che la Russia accetti di risarcire l’Ucraina per i danni della guerra. Un’ipotesi remota, per cui se come probabile Mosca non accetterà di pagare le riparazioni, Kiev non sarà tenuta a restituire a Bruxelles le somme ricevute, che saranno coperte con le rimanenze in bilancio. Altre opzioni percorribili, che non sono state discusse, avrebbero potuto riguardare l’utilizzo dei fondi del Recovery non richiesti dai Paesi (circa 94 miliardi) o quelli stanziati per il Mes.
Cos’è Euroclear e la posizione del Belgio
Tra i Paesi più contrari all’utilizzo dei beni russi congelati per garantire i prestiti all’Ucraina c’è il Belgio. A conservare la maggior parte delle riserve russe congelate e detenute in Euopa è Euroclear, una piattaforma gestisce pagamenti e consegne del mercato obbligazionario europeo. La società finanziaria gestisce oltre 40mila miliardi di euro e ha sede in Belgio. Man mano che i titoli di Stato sono in capo a Mosca sono scaduti, i Paesi debitori hanno versato il rimborso a Euroclear. Che non ha potuto a sua volta girarli alla Russia a causa del congelamenti dei beni. Dei 210 miliardi di euro, 185 sono fermi sulla piattaforma. Il Belgio temeva che, se si fosse deciso di usarli per garantire il prestito a Kiev, cioè convertirli in indennizzi una volta che Mosca non avesse risarcito l’Ucraina, la Russia avrebbe avviato ritorsioni e sanzioni ad hoc contro il Paese.
La posizione dell’Italia
In queste settimane il cancelliere Merz ha trovato l’appoggio esplicito dei Paesi Bassi, dei Paesi scandinavi e di quelli baltici, di Polonia e Romania. Ma anche altri membri dell’Ue avrebbero sostenuto la proposta, come Spagna e Portogallio, alcuni Paesi balcanici e la Bulgaria. Ungheria e Slovacchia, come detto, non sono particolarmente favorevoli a schierarsi apertamente contro la Russia. Verso l’ipotesi di un prestito tradizionale coperto dal debito comune si è schierato il Belgio, per le onte ragioni, ma anche Italia e Francia. I due Paesi fondatori erano contrarie a esporsi per circa 20 miliardi di euro di garanzie al Belgio, temendo anche di scatenare l’ostilità di Mosca contro aziende, beni e impianti che ancora sono operativi in Russia.