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Il governo blocca l’educazione sessuale nelle scuole. Diventa “rispetto reciproco”

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Annacquato l’emendamento alla manovra del Pd
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ROMA - Il governo blocca ancora l’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Lo fa annacquando un emendamento alla manovra del Pd, a prima firma del capogruppo al Senato, Francesco Boccia, che chiedeva di istituire un fondo presso il ministero dell’Economia con l’obiettivo di «incentivare e sostenere attività educative e ricreative, anche non formali, nelle scuole di ogni ordine e grado, in materia di educazione affettiva e sessuale, per il superamento degli stereotipi e pregiudizi di genere».

Ma il testo non è andato giù all’esecutivo. In particolare alla ministra per le Pari opportunità, Eugenia Roccella. È stata lei a opporsi, chiedendo la riscrittura della proposta. Da qui una lunga trattativa con i dem. I tecnici hanno rimesso mano alla norma cinque volte prima di arrivare alla versione finale, che è stata poi approvata dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama.

ROMA - Il governo blocca ancora l’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Lo fa annacquando un emendamento alla manovra del Pd, a prima firma del capogruppo al Senato, Francesco Boccia, che chiedeva di istituire un fondo presso il ministero dell’Economia con l’obiettivo di «incentivare e sostenere attività educative e ricreative, anche non formali, nelle scuole di ogni ordine e grado, in materia di educazione affettiva e sessuale, per il superamento degli stereotipi e pregiudizi di genere».

Ma il testo non è andato giù all’esecutivo. In particolare alla ministra per le Pari opportunità, Eugenia Roccella. È stata lei a opporsi, chiedendo la riscrittura della proposta. Da qui una lunga trattativa con i dem. I tecnici hanno rimesso mano alla norma cinque volte prima di arrivare alla versione finale, che è stata poi approvata dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama.

Ecco le modifiche: le attività in questione potranno essere tenute solo nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Non in tutte, come chiedeva il Pd. E non riguarderanno l’educazione sessuale e affettiva.Il passaggio è stato cancellato con un tratto di penna. La ragione? Troppo distante dalla visione dell’esecutivo, che con il disegno di legge messo a punto dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha intrapreso un’altra strada.Il provvedimento in questione, infatti, poggia sul consenso informato dei genitori per poter partecipare ad«attività che riguardano tematiche dell’ambito della sessualità». Solo alle medie e alle superiori, non alla materna e alle elementari. Il perimetro delle disposizioni è generico e ristretto, il vincolo del via libera degli adulti è «una censura» per le opposizioni.

Per evitare un cortocircuito, quindi, l’emendamento del Pd è stato sterilizzato. Via il passaggio sull’educazione affettiva e sessuale. Sostituito con un oggetto diverso. Questo: attività educative «in materia di pari opportunità, diritto all’integrità fisica, consapevolezza affettiva e rispetto reciproco». Parole neutre. Non solo. Nella nuova versione, le risorse per le attività sono state agganciate a un processo decisionale fatto di tante “teste”, dal ministero dell’Interno alla Conferenza Stato-città, e di molti passaggi. Un altro muro per non far entrare l’educazione sessuale e affettiva in aula.

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