ROMA – Via da Confindustria «per dare al settore una rappresentanza all’altezza del ruolo che ha per il Paese». Ad annunciare l’uscita dalla confederazione di viale dell’Astronomia Assosoftware, associazione che rappresenta oltre 300 imprese (tra le quali Zucchetti, Sap, Namirial, Adp e Buffetti) che costituiscono il 90% del mercato italiano dell’It, e che si occupano dello sviluppo di software applicativo-gestionali per le imprese e la Pubblica Amministrazione. Il comparto impiega più di 140.000 addetti e nel 2024 ha generato 66,7 miliardi di euro di fatturato, secondo i dati dell’Osservatorio Software & Digital Native Innovation del Politecnico di Milano.
Eppure, nonostante i software gestionali, che rappresentano il 46% del comparto e crescon…
ROMA – Via da Confindustria «per dare al settore una rappresentanza all’altezza del ruolo che ha per il Paese». Ad annunciare l’uscita dalla confederazione di viale dell’Astronomia Assosoftware, associazione che rappresenta oltre 300 imprese (tra le quali Zucchetti, Sap, Namirial, Adp e Buffetti) che costituiscono il 90% del mercato italiano dell’It, e che si occupano dello sviluppo di software applicativo-gestionali per le imprese e la Pubblica Amministrazione. Il comparto impiega più di 140.000 addetti e nel 2024 ha generato 66,7 miliardi di euro di fatturato, secondo i dati dell’Osservatorio Software & Digital Native Innovation del Politecnico di Milano.
Eppure, nonostante i software gestionali, che rappresentano il 46% del comparto e crescono a un ritmo del 23% annuo, siano cruciali per la transizione digitale, sono stati esclusi dal «perimetro degli incentivi agli investimenti in beni strumentali», l’iperammortamento previsto dalla legge di Bilancio 2026. «Siamo stati esclusi da Transizione 4.0 e adesso anche da Transizione 5.0 - spiega il presidente di Assosoftware, Piefrancesco Angeleri - una scelta che rischia di compromettere l’efficacia complessiva delle politiche pubbliche di digitalizzazione».
E così Assoftware, che dopo la fondazione, nel 1994, era rimasta autonoma per 28 anni, decidendo di entrare in Confindustria solo tre anni fa, adesso torna sui propri passi, «una scelta di responsabilità e autonomia, non di contrapposizione», precisa il presidente. Che però non riesce a nascondere l’amarezza per le scelte politiche ed economiche che continuano a privilegiare solo una parte del mondo produttivo: «L’Italia oggi non è più un Paese prevalentemente manifatturiero, ma di servizi - rileva Angeleri - Credo che sia giunto il momento di capire che, se non si realizzano misure legate ai software non faremo grandi passi verso la digitalizzazione delle imprese, soprattutto delle Pmi».
Un’esigenza compresa in realtà dalle forze politiche: «Erano stati presentati emendamenti bipartisan per includere i software gestionali nell’iperammortamento, ma non sono passati». A differenza di Paesi come la Spagna, dove i voucher digitali, che Assosoftware chiede di introdurre anche in Italia, «hanno permesso a oltre 100 mila Pmi di svecchiare i propri sistemi». Necessità che in Italia è altrettanto forte, visto che «troppe imprese oggi usano software datati e obsoleti, non in grado di dialogare con le nuove tecnologie, dal cloud all’intelligenza artificiale», e che c’è una corsa delle aziende per garantire la cybersicurezza. Nei prossimi mesi, Assosoftware presenterà «un Manifesto dedicato al ruolo del software nella competitività italiana e nella crescita economica del Paese».