Ci sono gesti d’impresa che valgono più di mille strategie. In un tempo in cui moltissime aziende vendono e dismettono, Gruppo Chiesi, multinazionale del farmaco con un’attenzione speciale alla salute respiratoria e alla cura delle malattie rare, decide di restare: a Parma, nel quartiere San Leonardo dove tutto è iniziato nel secolo scorso, per ripensare il primo sito industriale non come una memoria da archiviare, ma come una radice da far rifiorire.
Nasce così Chiesi Gardens, progetto che è insieme architettura, visione industriale e atto di impegno sociale: rigenerare invece di abbandonare, aprire anziché chiudere, connettere e non separare.
In quella che negli anni Cinquanta era la prima periferia di Parma, ora zona residenziale addossata alla stazione, il gruppo biofarmaceutico trasformerà i 10mila metri quadrati di un’area ex industriale in un campus ibrido dove far convivere funzioni aziendali e spazi pubblici: uffici, laboratori, un hub per l’innovazione, luoghi di formazione,…
Ci sono gesti d’impresa che valgono più di mille strategie. In un tempo in cui moltissime aziende vendono e dismettono, Gruppo Chiesi, multinazionale del farmaco con un’attenzione speciale alla salute respiratoria e alla cura delle malattie rare, decide di restare: a Parma, nel quartiere San Leonardo dove tutto è iniziato nel secolo scorso, per ripensare il primo sito industriale non come una memoria da archiviare, ma come una radice da far rifiorire.
Nasce così Chiesi Gardens, progetto che è insieme architettura, visione industriale e atto di impegno sociale: rigenerare invece di abbandonare, aprire anziché chiudere, connettere e non separare.
In quella che negli anni Cinquanta era la prima periferia di Parma, ora zona residenziale addossata alla stazione, il gruppo biofarmaceutico trasformerà i 10mila metri quadrati di un’area ex industriale in un campus ibrido dove far convivere funzioni aziendali e spazi pubblici: uffici, laboratori, un hub per l’innovazione, luoghi di formazione, socialità e cultura, aree dedicate al food, verde urbano. Firmato dagli studi 51N4E di Bruxelles e TEN di Zurigo e Belgrado, il progetto racconta una nuova idea di architettura, aperta e condivisa. Non un recinto produttivo, ma un ecosistema urbano dove la natura ridisegna percorsi e relazioni, dove il confine tra impresa e comunità sfuma fino a scomparire.
La forza del progetto sta nella sua radicalità silenziosa. In un momento di forte solidità economica, con 1,86 miliardi di euro di ricavi (+13,2% a tassi costanti), 409 milioni investiti in ricerca e sviluppo (il 22% dei ricavi) e un margine ebitda (operativo lordo) vicino al 30% nel primo semestre 2025, Chiesi avrebbe potuto massimizzare il valore immobiliare o delocalizzare. Invece sceglie di reinvestire nel proprio luogo d’origine, trasformando un’area industriale in un luogo di relazione. "È un atto di cura verso il quartiere che ci accoglie da settant’anni", spiega Andrea Chiesi, Head of Special Projects del Gruppo. “E un cambio di paradigma per l’industria farmaceutica: si passa da un modello che potremmo definire di Closed Innovation a uno del tipo Open Society. L’ambizione è quella di fare di Chiesi Gardens un luogo dove pubblici diversi, da startupper a semplici cittadini, passando per il mondo accademico e per il terzo settore, si possano sentire a casa”.
Il progetto è frutto di un processo partecipato avviato nel 2017: call internazionali, tavole rotonde, incontri con cittadini e stakeholder. Un metodo aperto, che ribalta la tradizionale verticalità aziendale e costruisce valore attraverso il confronto. "Crediamo nel patrimonio del sito storico di via Palermo", racconta Michele Nebuloni, Head of Chiesi Gardens. "Il processo aperto e condiviso è stato l’elemento chiave di tutto. Un dialogo continuo con persone interne ed esterne, con discipline, competenze e prospettive diverse. Per rigenerare completamente questo luogo, aprirlo all’ecosistema esterno e promuovere una trasformazione culturale”.
Il giardino culturale - o business playground, come lo chiamano in azienda - è la traduzione fisica del modello di valore condiviso per i pazienti, le comunità e il pianeta che guida la strategia del gruppo, società benefit dal 2018 e B-Corp dal 2019. Qui la sostenibilità smette di essere slogan e diventa struttura, come già era accaduto. Siamo nell'area acquistata da Giacomo Chiesi nel 1955, vent’anni esatti dopo la nascita di un laboratorio farmaceutico artigianale, per ospitare il primo impianto di produzione su scala industriale. Il sito è il luogo in cui la storia del Gruppo ha iniziato a prendere forma per arrivare a contare oggi oltre 7.500 collaboratori e trentuno filiali commerciali nel mondo. Il progetto recupererà il 60 per cento degli edifici esistenti, riducendo i volumi costruiti e adottando soluzioni circolari, mentre il restante 40 per cento sarà rappresentato da un nuovo edificio corrispondente all’anima più innovativa di Chiesi Gardens, sia dal punto di vista architettonico che programmatico. All’interno nasceranno spazi flessibili come co-working, aule multiuso, bistrot aperti al quartiere, mentre all’esterno la natura urbana restituirà continuità al tessuto cittadino.
In un panorama industriale che spesso confonde innovazione con espansione, Chiesi ribalta la logica: "Crescere può voler dire anche restare" dice Nebuloni. Forse è la prossimità il modo nuovo di essere moderni.