Manovra, stretta sulle pensioni. Le ultime modifiche su lavoro, Tfr e tasse
di Massimo FerraroROMA – Con il via libero definitivo in commissione Bilancio al Senato la maggioranza può tirare un sospiro di sollievo. Le giravolte, i blitz, le correzioni, i niet hanno evidenziato le differenze tra FdI, Lega e Forza Italia, e sono diventate pubbliche in Commissione. Le tossine degli scontri tutti interni tra i partiti di centrodestra a colpi di emendamenti, maxi e sub, sono ancora in circolo. Ma almeno la manovra può ora approdare in Aula, per poi trasferirsi alla Camera per l’ultimo okay entro la fine dell’anno.
Pensioni, meno risorse sulle anticipate per precoci e impieghi più usuranti
Le risorse previste per le pensioni anticipate dei lavoratori precoci e usuranti diminuiscono ulteriormente. Il taglio per i lavoratori precoci, ovvero quelli che hanno almeno 12 mesi di contributi maturati prima del compimento del diciannovesimo anno di età e che possono accedere al trattamento anticipato con 41 anni di versamenti, era di 20 milioni nel 2027, 60 nel 2028 e 90 nel 2029. Con la corr…
ROMA – Con il via libero definitivo in commissione Bilancio al Senato la maggioranza può tirare un sospiro di sollievo. Le giravolte, i blitz, le correzioni, i niet hanno evidenziato le differenze tra FdI, Lega e Forza Italia, e sono diventate pubbliche in Commissione. Le tossine degli scontri tutti interni tra i partiti di centrodestra a colpi di emendamenti, maxi e sub, sono ancora in circolo. Ma almeno la manovra può ora approdare in Aula, per poi trasferirsi alla Camera per l’ultimo okay entro la fine dell’anno.
Pensioni, meno risorse sulle anticipate per precoci e impieghi più usuranti
Le risorse previste per le pensioni anticipate dei lavoratori precoci e usuranti diminuiscono ulteriormente. Il taglio per i lavoratori precoci, ovvero quelli che hanno almeno 12 mesi di contributi maturati prima del compimento del diciannovesimo anno di età e che possono accedere al trattamento anticipato con 41 anni di versamenti, era di 20 milioni nel 2027, 60 nel 2028 e 90 nel 2029. Con la correzione, fino al 2032 restano 90 milioni annui in meno, poi la sforbiciata sale a 140 milioni nel 2033 e 190 nel 2034. Approvato anche il taglio di 40 milioni annui dal 2033 al Fondo per il pensionamento anticipato dei lavoratori con mansioni usuranti. Con le modifiche contenute nel maxi-emendamento del governo, viene poi meno la possibilità, introdotta nel 2025, di anticipo della pensione cumulando gli importi di una o più rendite da previdenza complementare.
Tfr, arriva il silenzio-assenso sui fondi complementari
Nel nuovo maxi-emendamento di ieri sono rientrate anche le norme sul Tfr, con modifiche che ampliano ancor di più la platea dei lavoratori coinvolti. Dal 1° luglio 2026, ai dipendenti del settore privato di prima assunzione si applicherà un meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare. Il lavoratore avrà 60 giorni di tempo per esercitare il diritto di rinuncia e conferire il Tfr a un’altra forma di previdenza complementare liberamente scelta o di mantenere il Tfr in azienda. Dopo quella scadenza scatterà il silenzio-assenso. Limitatamente al biennio 2026-2027, la nuova norma si applicherà ai datori di lavoro che, negli anni che seguono a quello dell’avvio dell’attività, abbiano raggiunto almeno 60 dipendenti. Negli anni successivi si allarga alle aziende fino a 50 impiegati e dal 2032 anche a quelle “con un numero di dipendenti non inferiore a 40”.
Contratti, flat tax al 5% sugli aumenti legati al rinnovo
La detassazione degli aumenti contrattuali viene allargata estendendo le annualità di riferimento e alzando la soglia reddituale. L’articolo 4 del testo originale della manovra prevedeva una flat tax del 5% sull’incremento di salario dovuto ai rinnovi contrattuali collettivi del settore privato siglati nel 2025 e 2026. La misura si applicava poi ai lavoratori con un reddito fino a 28mila euro all’anno. L’obiettivo è favorire «l’adeguamento salariale al costo della vita e di rafforzare il legame tra produttività e salari». In commissione Bilancio al Senato il provvedimento è stato allargato estendendo la sua applicazione anche agli aumenti dovuti a rinnovi contrattuali sottoscritti nel 2024, ed è stata spostata la soglia ai lavoratori con reddito fino a 33mila euro annui. La correzione è contenuta in un subemendamento firmato congiuntamente da Lega e Fratelli d’Italia.
Editoria, incrementato il Fondo. Rai, taglio solo nel 2026
Sui fondi all’editoria la maggioranza ricuce la spaccatura, anche pubblica, tra carta stampata e tv e radio locali, prevedendo il ripristino per il Fondo di 60 milioni di euro per il 2026. «Ringrazio il Mef e la Commissione per aver accolto la nostra richiesta - ha detto il sottosegretario alla Presidenza con delega a Informazione e editoria Alberto Barachini - una scelta strategica per la salute di un settore fondamentale per la nostra democrazia». Negli scorsi giorni si era ipotizzato una riduzione delle risorse, prima a scapito della carta stampata e poi delle locali. L’ultima versione scioglie il nodo, e la competenza resta affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri. Si interviene poi sulle risorse della Rai. Il taglio del finanziamento alla tv pubblica derivante dal canone, inizialmente previsto in 30 milioni di euro nel trienni o 2026-2028, viene riformulato e passa a 10 milioni per il solo 2026.
Violenza di genere, il Pd mette 18 milioni in favore delle donne
Il Pd lascia la sua firma sulla manovra meloniana puntando tutto sul contrasto alla violenza di genere. Lo fa destinando la sua quota di risorse per le modifiche alla legge di bilancio a un emendamento, a prima firma Boccia-Valente-D’Elia, che stanzia 18 milioni per la causa. L’intervento è triplice. Da una parte arriva un fondo di 6 milioni di euro per garantire alle donne vittime di violenza seguite dai centri di usufruire per un anno degli stessi benefici e dei servizi previsti per chi ha un Isee pari a zero: si traduce in accesso prioritario a reddito di inclusione, sostegno all’abitare, trasporti, asili nido, bonus mensa e via dicendo. Cresce poi la dotazione al reddito di libertà, il contributo fino a 500 euro al mese (per un anno) per sostenere i percorsi di autonomia e fuoriuscita dalla violenza: 5 milioni in più nel 2026, contro i 500mila euro previsti dal testo originario. Infine, 7 milioni vanno per i progetti di formazione nelle scuole organizzati da Comuni e centri anti-violenza.