Economia

L’idea in Svizzera: un maxi frigo per produrre neve artificiale con l’acqua piovana

L’idea in Svizzera: un maxi frigo per produrre neve artificiale con l’acqua piovana
(afp)

A Bugnenets-Savagnières un grosso impianto trasforma l’acqua in fiocchi grazie a un ciclo a compressione di vapore. Ma non è a buon mercato

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Da novembre in poi, da quando cioè fino a qualche anno fa gli appassionati di sci erano abituati a iniziare a mettersi i loro attrezzi ai piedi, i responsabili delle stazioni invernali alpine scrutano sempre più preoccupati il cielo e i bollettini meteo, in attesa della neve che dovrebbe arrivare ma non viene. Il cambiamento climatico, con fenomeni come l’inversione termica, sta rendendo problematico anche l’innevamento artificiale. Lo ha spiegato, al Corriere del Ticino di Lugsno Ettore Schranz, direttore degli impianti di Carì, nel Canton Ticino, località che, nel 2026, ospiterà l’arrivo di una tappa di montagna del Giro d’Italia. “Addirittura- ha detto Schranz -a causa dell’escursione termica, capita che durante la notte le temperature in alta quota siano più elevate rispetto a quelle a valle. Abbiamo tentato di produrre neve artificiale ma poi abbiamo desistito”.

C’è, però, chi non si arrende di fronte all’impossibilità di imbiancare le piste, nonostante questi inverni balordi in cui la neve si fa attendere. A Bugnenets-Savagnières, stazione invernale che si estende lungo il massiccio del Giura con 30 km di piste, stufi di inverni con la fioritura anticipata e con gli affezionati di sci e snowboard che li abbandonano, hanno puntato su di un grosso frigorifero che trasforma l’acqua in fiocchi di neve con temperature da -5 a +20 gradi, grazie a un ciclo a compressione di vapore. L’acqua utilizzata è quella piovana, il che attenua, le polemiche degli ambientalisti contro gli sprechi idrici per la fabbricazione di neve artificiale. Per il momento il frigo giurassiano, che non è a buon mercato in quanto costa 800 mila franchi, viene impiegato solo su di una pista di 5000 metri quadri non particolarmente impegnativa.
Ma il futuro, considerando che, complice anche il restringimento dei ghiacciai, lo sci rischia di rimanere uno sport per pochi con notevoli disponibilità economiche, potrebbe anche partire da quel grosso arnese che, per il momento, rimane una primizia del massiccio del Giura. L’alternativa, suggerita anche dall’ex-campione iridato Giorgio Rocca, il quale opera in Svizzera con la sua società GR Mountain che, oltre a corsi di sci, offre escursioni in mountain bike e percorsi di trail running, è quella della destagionalizzazione, ovvero della montagna fruibile 365 giorni l’anno. Dopo il boom degli anni ’80, in Svizzera hanno già chiuso i battenti 20 stazioni invernali.

Salgono i costi

Un numero insignificante se si pensa che, in Giappone, le chiusure sono state ben 200. Fenomeni cui, sicuramente, oltre alla carenza di neve, non sono estranei i costi sempre più elevati con cui sono confrontati i praticanti dello sci. In Svizzera, ad esempio, il prezzo di una settimana bianca per una famiglia composta da 2 adulti e 2 bambini va dai 3399 franchi di Airolo, nel Canton Ticino, ai 12000 di Zermatt, in Vallese.

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