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Il Pil Usa sale oltre le previsioni ma c’è l’ombra dello shutdown

(afp)

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Nel terzo trimestre +4,3% ma i dati potrebbero essere meno accurati per lo stop federale. Trump esulta: “Successo grazie ai dazi”. Più difficile un altro taglio di tassi da parte della Fed
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ROMA – Toni trionfalistici, refrain sull’età dell’oro, lodi sperticate su dazi e big beautiful bill. I dati sulla crescita statunitense nel terzo trimestre hanno sorpreso gli analisti e rinvigorito il presidente Trump. Ma sulle stime pubblicate dal dipartimento dell’Economia si allunga ancora l’ombra del più duraturo shutdown nella storia degli States, 42 giorni che hanno paralizzato le agenzie federali. Rendendo più difficile la raccolta delle informazioni e quindi meno affidabili i report pubblicati.

Crescita su con i consumi

Ma intanto Donald Trump ha motivo per sorridere. Secondo l’agenzia di statistica del Tesoro, il Pil Usa è cresciuto nel terzo trimestre del 4,3%, oltre il previsto, e in accelerazione rispetto al 3,8% del trimestre p…

ROMA – Toni trionfalistici, refrain sull’età dell’oro, lodi sperticate su dazi e big beautiful bill. I dati sulla crescita statunitense nel terzo trimestre hanno sorpreso gli analisti e rinvigorito il presidente Trump. Ma sulle stime pubblicate dal dipartimento dell’Economia si allunga ancora l’ombra del più duraturo shutdown nella storia degli States, 42 giorni che hanno paralizzato le agenzie federali. Rendendo più difficile la raccolta delle informazioni e quindi meno affidabili i report pubblicati.

Crescita su con i consumi

Ma intanto Donald Trump ha motivo per sorridere. Secondo l’agenzia di statistica del Tesoro, il Pil Usa è cresciuto nel terzo trimestre del 4,3%, oltre il previsto, e in accelerazione rispetto al 3,8% del trimestre precedente. Il miglior risultato degli ultimi due anni. Rimane una valutazione preliminare, suscettibile di correzioni anche importanti e sulla quale pesano la chiusura degli uffici federali fin o a metà novembre per lo stallo al Congresso sul rifinanziamento di molte attività pubbliche. «Trump e altri geni - parla di sé in terza persona l’inquilino della Casa Bianca - avevano ragione. Un successo dovuto al buon governo e alle tariffe». I numeri evidenziano una crescita trainata dai consumi, segno che né l’inflazione né i dazi hanno spaventato gli americani. Per ora almeno, considerato che per Goldman Sachs gli effetti della guerra commerciale si scaricheranno sui prezzi dal prossimo anno.

Le decisioni sulla Fed

I dati mostrano che il tasso di crescita medio annuale sotto l’amministrazione Trump si attesta al 2,5%, in linea con l’ultimo anno di presidenza di Joe Biden al 2,4%. Wall Street ha reagito con freddezza in avvio di seduta, salvo poi invertire la rotta e portarsi in territorio positivo, trainata dalle prestazioni di tech ed energia, e sfiorando i record storici. C’è poi un’altra partita che interessa Trump e che è legata alle prestazioni macro. I risultati appena pubblicati potrebbero rendere meno probabile un ulteriore taglio dei tassi a gennaio da parte della Federal Reserve. Il presidente ha promesso di annunciare a breve il successore di Jerome Powell, nella speranza di trovare una persona di fiducia e più ben disposta alle raccomandazioni della Casa Bianca. Ma il nuovo presidente della Fed dovrà fare i conti con la debolezza di alcuni indicatori. Oltre alla fiducia in calo dei consumatori, preoccupa l’inflazione in risalita al 2,7% dell’ultimo trimestre e la disoccupazione al 4,6% registrata a novembre, la più alta dal 2021. Numeri che interessano anche Trump, visto che l’anno prossimo si vota per le elezioni di metà mandato.

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