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Ita alle Regioni: “Creiamo una scuola piloti, candidatevi a ospitarla”

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La compagnia nazionale, partecipata da Lufthansa al 41%, aprirà una sua accademia per formare anche personale tecnico qualificato. Entro il 23 gennaio 2026, gli enti locali potranno offrirsi di collaborare. Come funzionano quelle all’estero e quanto costano
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ROMA – Ita Airways vuole lanciare una sua scuola per formare sia i piloti del futuro (figura professionale di cui avrà grande bisogno) sia personale tecnico qualificato. La compagnia nazionale – che ha Lufthansa nel capitale per il 41% delle azioni – confida che la scuola venga finanziata anche da fondi europei, nazionali e regionali.

Per questo invita tutte le regioni del Paese a battere un colpo entro il 23 gennaio 2026. Per quella data, le regioni interessate potranno manifestare l’interesse a ospitare la scuola e prospettare un piano di accoglienza della struttura di Ita.

Svariate compagnie europee hanno una loro scuola interna. È il caso di Air France, di Klm, ma anche di Lufthansa. I vantaggi di una simile iniziativa sono tanti. La scuola di volo – come il vivaio per le squadre di calcio – permette di individuare nuovi talenti. La compagnia, peraltro, può programmare gli ingressi dei giovani piloti all’ampliarsi delle rotte e della flotta.

L’attaccamento ai colori

I piloti in fo…

ROMA – Ita Airways vuole lanciare una sua scuola per formare sia i piloti del futuro (figura professionale di cui avrà grande bisogno) sia personale tecnico qualificato. La compagnia nazionale – che ha Lufthansa nel capitale per il 41% delle azioni – confida che la scuola venga finanziata anche da fondi europei, nazionali e regionali.

Per questo invita tutte le regioni del Paese a battere un colpo entro il 23 gennaio 2026. Per quella data, le regioni interessate potranno manifestare l’interesse a ospitare la scuola e prospettare un piano di accoglienza della struttura di Ita.

Svariate compagnie europee hanno una loro scuola interna. È il caso di Air France, di Klm, ma anche di Lufthansa. I vantaggi di una simile iniziativa sono tanti. La scuola di volo – come il vivaio per le squadre di calcio – permette di individuare nuovi talenti. La compagnia, peraltro, può programmare gli ingressi dei giovani piloti all’ampliarsi delle rotte e della flotta.

L’attaccamento ai colori

I piloti in formazione maturano un forte attaccamento verso il vettore che li ha formati. Se assunti dopo la scuola, saranno meno sensibili alle sirene di compagnie concorrenti che offrissero loro un lavoro.

Il pilota formato in casa, inoltre, sarà già pronto per inserirsi nella compagnia con vantaggi per la qualità del servizio e la sicurezza. Dice Joerg Eberhart, ad di Ita: “Con la nostra scuola vogliamo costruire un progetto di lungo periodo al servizio del sistema Paese, capace di valorizzare il merito, investire sui giovani e rafforzare le competenze aeronautiche italiane”.

Non ci sono notizie su quanto possa costare seguire la scuola di Ita. Per la sua, Lufthansa chiede 120.000 euro agli aspiranti piloti che forma in Germania (come costi base) e 150.000 per quelli che forma in Svizzera (dove lo Stato riconosce forti sostegni, soprattutto ai cittadini svizzeri).

Un anticipo contenuto

In Germania gli iscritti al corso biennale possono pagare una somma contenuta in avvio (10.000) e ricevere un finanziamento per l’importo restante dalla Brain Capital (specializzata nei prestiti agli studenti).

Il prestito potrà essere restituito al vettore dagli assunti, anche in 11 anni, una volta raggiunto un reddito lordo annuo di almeno 30.000 euro.

La rata mensile

Simile è il modello di Klm. Il costo è di 163.500 euro. Quando assunto, il pilota potrà restituire la somma in 10 anni, dunque in 120 rate mensili. La rata mensile per il solo 2026 è pari a 861 euro (negli anni successivi l’importo della rata crescerà gradualmente). Il corso dura circa due anni, durante i quali ogni iscritto riceverà 700 euro lordi, a titolo di sostegno.

Sul suo sito, Air France sostiene che il programma Air France Cadet è “completamente finanziato e sponsorizzato”, lasciando intendere che gli iscritti non pagano niente (se si escludono i 160 euro per l’iscrizione).

Così Alitalia

Alitalia – che è stata una grande compagnia aerea per molti periodi della sua storia – intuì per tempo l’importanza di una struttura interna di formazione. Ne varò una a Roma già negli anni ’60, qualificata e selettiva. Una scuola volo ancora più strutturata venne poi creata ad Alghero nel 1980 e chiuse nel 2005, dopo aver formato circa 1.600 piloti (anche per l’Esercito italiano e la Regione Sardegna).

La scuola di Alghero fu dotata anche di uno dei primi simulatori, il GAT 3, e di aerei di buon livello (SIAI, Piaggio, Piper). I primi scricchiolii furono avvertiti nel 1990 con la Guerra del Golfo. Per risparmiare, la fase iniziale di formazione venne appaltata alla Flight Safety di Vero Beach (Florida).

Dal 1999, Alitalia creò una unità di business ribattezzata “Sky Master”, cui venne ricondotta la scuola di Alghero (di fatto dismessa 6 anni dopo). Una nuova Accademia fu inaugurata a Roma nel Natale del 2018 alla presenza dell'astronauta Luca Parmitano. L’Accademia riportò nel nostro Paese, dopo 18 anni, tutte le fasi della formazione dei piloti.

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