ROMA – Condono edilizio e bollette. Le priorità del governo e di Fratelli d’Italia, archiviata la manovra, sono queste. La legge di bilancio da 22 miliardi, di fatto chiusa dopo le cinque giornate (e nottate) di discussione al Senato sul maxi emendamento che ha aggiunto altri 3,5 miliardi ai 18,7 iniziali, arriva blindata oggi alla Camera. Sarà approvata martedì, dopo la fiducia di lunedì, con le dichiarazioni di voto in diretta tv.
Una coda di polemiche
Il testo non cambierà, rispetto a quanto approvato da Palazzo Madama. Una terza lettura entro il 31 dicembre è impensabile: il bilancio dell’Italia andrebbe in esercizio provvisorio. Sta capitando in Francia e anche in Spagna, avviata verso il terzo anno di proroga del bilancio 2023. «La seconda lettura è la solita farsa d…
ROMA – Condono edilizio e bollette. Le priorità del governo e di Fratelli d’Italia, archiviata la manovra, sono queste. La legge di bilancio da 22 miliardi, di fatto chiusa dopo le cinque giornate (e nottate) di discussione al Senato sul maxi emendamento che ha aggiunto altri 3,5 miliardi ai 18,7 iniziali, arriva blindata oggi alla Camera. Sarà approvata martedì, dopo la fiducia di lunedì, con le dichiarazioni di voto in diretta tv.
Una coda di polemiche
Il testo non cambierà, rispetto a quanto approvato da Palazzo Madama. Una terza lettura entro il 31 dicembre è impensabile: il bilancio dell’Italia andrebbe in esercizio provvisorio. Sta capitando in Francia e anche in Spagna, avviata verso il terzo anno di proroga del bilancio 2023. «La seconda lettura è la solita farsa di fine anno, il Parlamento viene cancellato», dice il leader di +Europa Riccardo Magi, «Meloni usa la manovra come un ring dove risolvere i litigi interni alla sua maggioranza». Non la pensa così Maurizio Casasco, responsabile economico di Forza Italia, che rivendica il contributo del suo partito «alla crescita del Pil», con le misure per le imprese. Senza risparmiare però una critica al titolare dell’Economia: «Giorgetti è un ottimo ministro. Ma per le prossime volte sarebbe meglio condividere prima le norme a livello tecnico e non rincorrerle dopo, come è accaduto».
Il decreto bollette
La maggioranza guarda già oltre. C’è il decreto Milleproroghe, approvato quest’anno in grosso anticipo l’11 dicembre, che presto inizierà il suo iter parlamentare. Ma soprattutto due provvedimenti guardati con grande attenzione da Palazzo Chigi. La riapertura del condono edilizio del 2003, tentata con forza via emendamento alla manovra da FdI e poi finita in un ordine del giorno. E il decreto bollette che galleggia da mesi, su cui lavora il ministro Gilberto Pichetto Fratin. Il nodo dell’energia «pagata dalle nostre imprese il 30% in più del resto d’Europa non è più tollerabile», dice Alessandro Cattaneo (FI). Il nodo resta quello degli oneri di sistema che «l’Europa non consente di cartolarizzare», ripete il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.
Il condono edilizio
Il tema del condono sembra messo ormai su una corsia preferenziale. «C’è consenso, vedremo dove incanalarlo», dice Marco Osnato, responsabile economico di FdI. Un provvedimento in realtà c’è già: il Testo unico dell’edilizia, approvato dal Consiglio dei ministri, ma non ancora bollinato dalla Ragioneria. «È il risultato del lavoro di Forza Italia, integrato poi dal ministero delle Infrastrutture con le proposte del ministro Salvini», racconta Erica Mazzetti, deputata e responsabile del dipartimento di lavori pubblici di FI. «Il testo finale risulta meno fluido e semplice dell’iniziale legge delega, più burocratizzato. Ma già contiene norme per risolvere piccole difformità. Poi certo se si vuole aggiungere anche la ripartenza del condono del 2003, per sbloccare situazioni paralizzate in Campania e Toscana, noi siamo d’accordo». Non è escluso che il testo possa essere riaperto per accogliere le proposte di FdI. E chiudere così un altro cerchio.