Economia

Professionisti, pagamenti della Pa per chi è in regola con le tasse: come funziona la compensazione

Professionisti, pagamenti della Pa per chi è in regola con le tasse: come funziona la compensazione
(fotogramma)

La versione definitiva della legge di bilancio 2026 attenua però la portata della norma rispetto alle bozze: il blocco dei compensi si limita alla parte coincidente con la somma dovuta, il resto viene comunque liquidato

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ROMA – Una norma “fortemente discriminatoria”: le associazioni dei professionisti hanno contestato il blocco dei pagamenti della Pa per chi non è in regola con gli adempimenti fiscali e contributivi, chiedendo che almeno venga fissata una soglia per i debiti considerati. E anche adesso, che nella versione definitiva si prevede comunque una “compensazione” di debiti e crediti, per cui verrà bloccata solo la parte di pagamento che corrisponde al debito, e il resto verrà liquidato, contestano la norma, chiedendo una revisione prima dell’entrata in vigore, prevista per il 15 giugno 2026, o, ancora meglio, l’abrogazione.

Come è cambiata la norma

La prima versione della norma prevista dalla Legge di Bilancio 2026, confermata in Commissione Bilancio del Senato e bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato, subordinava l’intero pagamento dei compensi ai liberi professionisti da parte delle pubbliche amministrazioni alla verifica della loro regolarità fiscale e contributiva. «I professionisti, non essendo prevista alcuna soglia, si troveranno a vedere bloccati i propri pagamenti anche per violazioni connesse ad importi irrisori, a fronte di prestazioni lavorative e impegno professionale spesi in favore della Pa, che se ne è comunque avvantaggiata per il perseguimento degli interessi pubblici a cui è preposta», protestava Elbano de Nuccio, presidente dell’Associazione “Professionisti Insieme”.

E quindi, sull’onda delle forti proteste di tutte le categorie professionali, la portata della norma è stata attenuata: la versione definitiva della legge di Bilancio è stata corretta da un emendamento che sblocca il pagamento dei compensi per la quota eccedente l’importo dei debiti scaduti. Un passo in avanti, ma si conferma la sperequazione nei confronti dei professionisti, protestano le categorie, facendo notare che «l’obiettivo della norma di accelerare la riscossione nei confronti dei contribuenti morosi è un’esigenza che non può riguardare soltanto una determinata categoria di cittadini».

Le proteste delle categorie

Il Movimento forense fa notare che «mentre ad altri soggetti è riconosciuta una soglia di salvaguardia fino a 5.000 euro e la possibilità di opporsi alle pretese erariali, ai professionisti - e in particolare agli avvocati - continua ad applicarsi un meccanismo di compensazione automatica che preclude ogni forma di difesa preventiva, anche in presenza di crediti prescritti, annullati, non notificati o mai dovuti nel merito». L’Organismo congressuale forense (Ocf) fa notare che «la misura introduce una stretta generalizzata che colpisce l'intero mondo delle partite Iva che lavorano con la Pa, includendo anche ambiti particolarmente sensibili come il patrocinio a spese dello Stato».

Il Consiglio Nazionale dei periti industriali rileva che «l'intercettazione automatica del compenso a soddisfazione del credito erariale, inciderebbe direttamente sul diritto al lavoro, tutelato dall'articolo 35 della Costituzione, senza prevedere soglie di salvaguardia analoghe a quelle riconosciute al lavoro dipendente. Una disparità di trattamento difficilmente conciliabile con il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Carta costituzionale». Protesta anche l’Unione dei Giovani Commercialisti, facendo notare come «i professionisti non rientrano tra le categorie di contribuenti più morosi».

La richiesta di revisione

Si chiede dunque l’abrogazione della norma, o almeno l’esclusione di inadempienze “non significative” per il blocco, stabilendo una soglia minima dei pagamenti e dei debiti fiscali e contributivi scaduti, oltre la quale far scattare il blocco. «Sono stati eliminati alcuni profili palesemente sproporzionati, ma il nodo delle pendenze fiscali non definitive resta aperto», dichiara Marco Natali, presidente di Confprofessioni. «Il rischio è che i professionisti siano costretti a farsi carico di obblighi non ancora definitivi pur di incassare compensi già maturati, con evidenti ricadute sulla continuità dell’attività professionale. Pertanto, auspichiamo che lo slittamento al 15 giungo sia il preludio per la soppressione definitiva della norma».

Anche il Consiglio nazionale dei commercialisti chiede di modificare la norma «evitando l'aggravio burocratico delle verifiche per pagamenti di importi minimali e non significativi».

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