Vacheron: “Worldline verso l’aumento di capitale, non vedo fusioni con Nexi”
di Sara BennewitzPierre-Antoine Vacheron, ad Worldline
MILANO – L’assemblea di Worldline dell’8 gennaio dovrà approvare un aumento di capitale da mezzo miliardo, per dare al colosso francese le risorse necessarie a rilanciare le attività dei pagamenti e ridurre i debiti. L’ad Pierre-Antoine Vacheron è sicuro che la ricapitalizzazione avrà successo e che l’azienda tornerà a generare cassa nel 2027.
Dopo un profit warning e conti sotto le attese, chiedete ai soci un aumento di capitale superiore al valore di Borsa. Non c’è il rischio che il mercato non lo sottoscriva?
«Metà della ricapitalizzazione, che avrà esecuzione a fine febbraio, dopo la presentazione dei risultati 2025, è stata garantita dagli attuali azionisti. Mi riferisco a Bpi France (l’equivalente della nostra Cdp, ndr) al Crédit Agricole e a Bnp Paribas. L’operazione è conseguen…
MILANO – L’assemblea di Worldline dell’8 gennaio dovrà approvare un aumento di capitale da mezzo miliardo, per dare al colosso francese le risorse necessarie a rilanciare le attività dei pagamenti e ridurre i debiti. L’ad Pierre-Antoine Vacheron è sicuro che la ricapitalizzazione avrà successo e che l’azienda tornerà a generare cassa nel 2027.
Dopo un profit warning e conti sotto le attese, chiedete ai soci un aumento di capitale superiore al valore di Borsa. Non c’è il rischio che il mercato non lo sottoscriva?
«Metà della ricapitalizzazione, che avrà esecuzione a fine febbraio, dopo la presentazione dei risultati 2025, è stata garantita dagli attuali azionisti. Mi riferisco a Bpi France (l’equivalente della nostra Cdp, ndr) al Crédit Agricole e a Bnp Paribas. L’operazione è conseguente al piano industriale, annunciato e condiviso con tutti gli azionisti lo scorso 6 novembre. Si tratta di un piano prudenziale, che punta a rilanciare il gruppo e a focalizzarci sui pagamenti in Europa. È importante che due primari istituti come Agricole e Bnp abbiano condiviso e approvato l’operazione, ed è una garanzia della bontà del progetto. Per cui non sono preoccupato che l’aumento non venga sottoscritto anche da tutti gli altri azionisti».
Però gli analisti hanno dubbi sulla capacità dell’azienda di generare cassa. Come mai?
«Bisogna ripristinare la fiducia con gli investitori di lungo termine, e lo faremo iniziando a rispettare le promesse fatte in termini di risultati. Worldline è molto più forte di quello che viene percepito dal mercato. Le stime per il 2026 sono peraltro prudenziali, ma preferiamo essere conservativi e sorprendere, trimestre dopo trimestre, con risultati migliori degli obiettivi, che deludere gli investitori. Quanto alla capacità di tornare a generare cassa, siamo molto fiduciosi, buona parte degli investimenti sono già stati fatti, il gruppo sta realizzando sinergie, cedendo le attività non strategiche per avere più risorse da investire su innovazione, tecnologie e nuovi clienti».
A proposito di dismissioni, l’ultima, quella di PaymentIQ per 160 milioni, è stata fatta a un multiplo inferiore alle attese. Non è che la fretta mette a rischio il ritorno?
«Abbiamo fatto 4 dismissioni in 5 mesi, proprio con l’obiettivo di focalizzarsi solo sulle attività strategiche. Tra queste PaymentIQ, che esula dal nostro core business. In ogni dismissione abbiamo seguito un processo trasparente e di mercato. Non vendiamo per fretta, vendiamo per massimizzare il ritorno di tutti i nostri azionisti, e consideriamo che la valutazione di PaymentIQ sia corretta».
Nuove dismissioni in vista?
«Le operazioni si comunicano quando sono fatte, posso solo ribadire quello che abbiamo annunciato a novembre: restiamo focalizzati sull’industria dei pagamenti in Europa, dove abbiamo un ruolo di leadership sia nei servizi finanziari, che nella divisione merchant. Tutte le geografie e gli investimenti fuori dal Vecchio continente non sono strategici, e se capitassero delle opportunità le valuteremo».
Si è parlato spesso di un’unione tra Worldline e Nexi, ma che sarebbe difficile per il divario delle valutazioni e la presenza di soci come Bpi e Cdp. Lei da manager, non crede che l’unione di questi due leader farebbe nascere un gigante europeo capace di contrastare i colossi Usa delle carte di credito?
«Personalmente ritengo che la concorrenza sia un fattore positivo per i clienti, per i consumatori e per lo sviluppo tecnologico e l’innovazione. La nostra priorità è rilanciare il gruppo e tornare a generare cassa. Nei piani futuri di Worldline non vedo margini – a medio termine - per nuove fusioni o acquisizioni straordinarie».
E che mi dice delle attività italiane di Worldline, non potrebbero essere cedute, magari a Nexi?
«L’Italia è strategica, è un Paese dove vediamo importanti margini di crescita e dove abbiamo una partnership strategica con Bnl. Siamo molto soddisfatti del lavoro e del modello che ha impostato l’ad Stefano Calderano. Quindi non solo non venderemo le attività in Italia, ma al contrario investiremo per rilanciarle ulteriormente e acquisire nuovi clienti».