Manovra, rush finale alla Camera. E il Pd fa partire un audio di Meloni contro i tempi contingentati
di Giuseppe ColomboROMA - La voce di Giorgia Meloni irrompe nella sala Mappamondo di Montecitorio quando i deputati della commissione Bilancio sono impegnati nell’esame degli emendamenti alla manovra. Il sonoro arriva dal telefono del deputato del Pd, Claudio Mancini. Cellulare in mano, è lui a schiacciare il tasto play di un video che riproduce la protesta nell’emiciclo della Camera dell’allora deputata di Fratelli d’Italia.
L’audio di Meloni
Era il 2019 e dai banchi delle opposizioni, dove sedeva, l’attuale premier protestava così contro l’allora governo per i tempi contingentati della legge di bilancio in Parlamento: “La democrazia parlamentare significa che il Parlamento decide, la democrazia parlamentare significa che il Parlamento è centrale, e di grazia…
ROMA - La voce di Giorgia Meloni irrompe nella sala Mappamondo di Montecitorio quando i deputati della commissione Bilancio sono impegnati nell’esame degli emendamenti alla manovra. Il sonoro arriva dal telefono del deputato del Pd, Claudio Mancini. Cellulare in mano, è lui a schiacciare il tasto play di un video che riproduce la protesta nell’emiciclo della Camera dell’allora deputata di Fratelli d’Italia.
L’audio di Meloni
Era il 2019 e dai banchi delle opposizioni, dove sedeva, l’attuale premier protestava così contro l’allora governo per i tempi contingentati della legge di bilancio in Parlamento: “La democrazia parlamentare significa che il Parlamento decide, la democrazia parlamentare significa che il Parlamento è centrale, e di grazia - tuonò - posso chiedervi dov'è la democrazia parlamentare nel momento in cui il Parlamento non può discutere la legge di bilancio che vi segnalo essere la prima prerogativa dei parlamenti dalla fine delle monarchie assolute e quindi, più o meno, dal XVII secolo?”.
Legge di bilancio, quando Meloni diceva: "Non c'è democrazia se il Parlamento non può discuterne"
Alla Camera depositati 239 ordini del giorno
Parole durissime, che i dem rilanciano per protestare, loro, contro la gestione dell’attuale governo. Quello alla Camera, infatti, è un passaggio formale per la legge di bilancio. Zero correzioni, niente modifiche al testo della Finanziaria approvato il 23 dicembre dal Senato. Così ha deciso Palazzo Chigi. Detto, fatto: la quinta commissione di Montecitorio respinge tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni.
Al termine della seduta arriva il mandato ai relatori: il testo approda così in aula, dove intorno alle 17 prende il via la discussione generale. Al termine è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a porre la richiesta di fiducia sul provvedimento. Sarà votata domani. Poi maratona notturna per gli ordini del giorno (in tutto 239, tra maggioranza e opposizioni). Il voto finale sulla manovra si terrà invece martedì mattina: con l’ok dell’aula la quarta Finanziaria del governo Meloni sarà legge.
Giorgetti alla Camera, omaggio a Brigitte Bardot
Poco prima dell’avvio della seduta dell’aula a Montecitorio è arrivato anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Breve sosta in buvette, poi uno scambio di battute con i cronisti su Brigitte Bardot. “Oggi è il giorno di Brigitte Bardot, la mia generazione, come diceva Gaber - ha detto il titolare del Tesoro - è quella che è cresciuta con lei...avevo dieci anni”.
Opposizioni all’attacco
"Ci avete promesso meno tasse. Qui siamo invece alla destra del 'più' tasse per tutti: sale la pressione fiscale, sale il gettito delle accise sul gasolio per miliardi di euro, ci sono nuove entrate su sigarette, assicurazioni e pacchi, intermediazione finanziaria, c'è il raddoppio della Tobin tax”, attacca il deputato di Italia Viva, Roberto Giacchetti durante la discussione generale. “Ma il problema principale - prosegue - è soprattutto non è quello che c'è ma quello che manca: una politica seria sul lavoro, una visione sul lavoro giovanile, il coraggio di dire che l'emergenza italiana è demografica”.
"La quarta legge di bilancio del governo Meloni è un andare indietro su tutto. Una manovra che picchia duramente sulle pensioni, perché non vede quella parte di Paese fatta di pensionati e lavoratori con trattamenti pensionistici e salari bassissimi”, dice Patty L'Abbate, deputata del M5S.