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Bitcoin e altre cripto, meno anonimato e più trasparenza dal 2026

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Come per le transazioni bancarie, il Fisco potrà raccogliere informazioni sui wallet di monete digitali. Per i prestatori di servizi sarà obbligatorio essere registrati in uno Stato dell’Ue, e per il momento pochi scelgono l’Italia
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MILANO – Il mondo delle cripto si prepara a voltare pagina. Dal 2026 per piattaforme e investitori in monete digitali si aprirà un nuovo capitolo all’insegna della trasparenza, in cui l’anonimato dinnanzi al Fisco diventerà un lontano ricordo e gli strumenti per combattere l’evasione potranno essere più mirati.

Le novità introdotte da Carf, Dac8 e Micar

Questa rivoluzione è l’effetto di tre differenti norme che scatteranno nei prossimi giorni: Carf, Dac8 e Micar. Per la prima volta, cade l’anonimato fiscale nel mondo delle cripto attività, la cui segretezza è sempre stata protetta dalle blockchain: come già accade per le transazioni bancarie e i saldi sui conti corrente, dati come l’identità degli investitori, saldi e movimenti dei portafogli in moneta digitale dive…

MILANO – Il mondo delle cripto si prepara a voltare pagina. Dal 2026 per piattaforme e investitori in monete digitali si aprirà un nuovo capitolo all’insegna della trasparenza, in cui l’anonimato dinnanzi al Fisco diventerà un lontano ricordo e gli strumenti per combattere l’evasione potranno essere più mirati.

Le novità introdotte da Carf, Dac8 e Micar

Questa rivoluzione è l’effetto di tre differenti norme che scatteranno nei prossimi giorni: Carf, Dac8 e Micar. Per la prima volta, cade l’anonimato fiscale nel mondo delle cripto attività, la cui segretezza è sempre stata protetta dalle blockchain: come già accade per le transazioni bancarie e i saldi sui conti corrente, dati come l’identità degli investitori, saldi e movimenti dei portafogli in moneta digitale diventeranno visibili all’amministrazione finanziaria.

L’altra novità consiste in un registro, pubblico e consultabile da tutti gli interessati, in cui saranno elencati gli operatori – exchanger, wallet provider, piattaforme DeFi e intermediari – autorizzati a svolgere attività in cripto nell’Unione europea.

Monitoraggio fiscale sulle cripto

Un passo indietro. Nel 2023 un gruppo di 48 Paesi – tra cui l’Italia – hanno aderito al Carf, il Crypto-Asset Reporting Framework, un nuovo quadro normativo approvato dall’Ocse che disciplina la rendicontazione di informazioni finanziarie sulle transazioni con strumenti digitali. L’obiettivo esplicito era migliorare il monitoraggio ai fini fiscali delle operazioni effettuate in criptovalute.

La norma prevede anche un sistema di interscambio automatizzato dei dati raccolti tra gli Stati aderenti, grazie al quale questi potranno conoscere anche le transazioni in moneta virtuale effettuate fuori dai loro confini nazionali. Gli scambi di informazioni dovranno essere avviati entro il 2027.

L’Ue anticipa i tempi con la direttiva

Su questo punto, l’Unione anticipa i tempi con la direttiva europea Dac8 (Ue 2023/226) che estende la cooperazione amministrativa fiscale alle cripto attività (come criptovalute, stablecoin e alcuni Nft). L’Italia l’ha recepito la normativa lo scorso autunno. A partire dal 1° gennaio 2026, la direttiva introduce obblighi operativi per gli operatori del settore, come ad esempio comunicare alle autorità fiscali – l’Agenzia delle Entrate, nel caso dell’Italia – la loro residenza fiscale, i movimenti e i saldi dei wallet (portafogli, in italiano) dei loro utenti.

Nel 2027 scatterà poi lo scambio automatico tra le autorità fiscali dell’Unione delle informazioni raccolte, in linea con quanto previsto anche dal Carf.

Un registro per l’Ue, scatta il Micar

La terza novità normativa è apportata dal Micar, il regolamento europeo sui mercati delle cripto attività. Anche in questo caso, lo scopo è proteggere i consumatori, limitare i rischi di truffa e rendere più sicuro un settore a lungo opaco anche attraverso l’uso di white paper standardizzati per illustrare le offerte. Si applica a emittenti di cripto attività, prestatori di servizi su cripto attività (i cosiddetti Casp), agli investitori istituzionali e intermediari che distribuiscono cripto attività in Europa, ma non alle valute digitali delle banche centrali, alle criptovalute già regolate come strumenti finanziari e agli Nft.

Dopo alcuni rinvii, adesso entro il 30 dicembre 2025 gli operatori del settore dovranno presentare un’istanza di autorizzazione a operare come Casp (Crypto-asset service provider) in Italia o in un altro Stato dell’Unione europea per non rischiare di dover cessare le attività o addirittura incorrere in multe o denunce penali.

Alle imprese che operano nel settore il Micar impone di adeguare contratti, documentazione e spesso anche i modelli societari e di governance. Solo chi avrà presentato la domanda entro la scadenza potrà continuare a operare fino al rilascio o al rifiuto dell’autorizzazione e comunque non oltre il 30 giugno 2026.

A dare il via libera sarà la Consob che, assieme alla Banca d’Italia, viene identificata come l’autorità competente nel decreto legislativo che ha dato attuazione al regolamento Mica. Sarà sempre la Commissione a trasmettere all’Esma le informazioni necessarie per iscrivere il prestatore di servizi al registro detenuto dall’autorità di regolamentazione e vigilanza dei mercati finanziari dell'Unione Europea.

In Italia le registrazioni arrancano

Una riflessione è d’obbligo. Per poter operare in Italia, le aziende dovranno registrarsi in un qualunque Stato membro dell’Unione europea. E sebbene un rush finale non sia da escludere, i risultati preliminari non sono certo a favore del Bel Paese. Per il momento, degli oltre 130 Casp autorizzati in Europa nessuno ha sede in Italia e, secondo la testata specializzata Decripto, le richieste sarebbero ancora poche. Al contrario, su un centinaio di realtà considerate non conformi al regolamento solo due non battono bandiera tricolore.

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