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Vini dealcolati, fissati paletti e regime fiscale. “Una spinta alla produzione”

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Firmato il decreto che regolamenta il settore. Soddisfatti i produttori che si sentono più tutelati negli investimenti
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MILANO – L’enologia italiana brinda, riempiendo i calici per la prima volta con vino «alcol free». Ieri è stato firmato il decreto interministeriale tra Mef e Masaf che definisce il regime fiscale per le accise nella produzione del vino dealcolato, dalla bassissima gradazione alcolica (fino a un massimo di 0,5%).

Adesso le cantine potranno dare una forma più concreta alle sperimentazione su cui da tempo avevano iniziato a misurarsi, attratte da un mercato in forte ascesa, soprattutto all’estero. Il settore ci crede, ne è la dimostrazione lampante il Vinitaly: tempio della tradizione, ha accolto nell’edizione del 2025 le bevande no o low alcohol.

Il decreto introduce specifiche definizioni, distinguendo i soggetti a seconda delle quantità prodotte (superiori o inferiori ai 1.000 …

MILANO – L’enologia italiana brinda, riempiendo i calici per la prima volta con vino «alcol free». Ieri è stato firmato il decreto interministeriale tra Mef e Masaf che definisce il regime fiscale per le accise nella produzione del vino dealcolato, dalla bassissima gradazione alcolica (fino a un massimo di 0,5%).

Adesso le cantine potranno dare una forma più concreta alle sperimentazione su cui da tempo avevano iniziato a misurarsi, attratte da un mercato in forte ascesa, soprattutto all’estero. Il settore ci crede, ne è la dimostrazione lampante il Vinitaly: tempio della tradizione, ha accolto nell’edizione del 2025 le bevande no o low alcohol.

Il decreto introduce specifiche definizioni, distinguendo i soggetti a seconda delle quantità prodotte (superiori o inferiori ai 1.000 ettolitri annui). Regola il rilascio dell’autorizzazione per la produzione e conservazione del prodotto e contempla gli adempimenti amministrativi e le regole di circolazione del vino dealcolato.

Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, non trattiene la soddisfazione: «Con questo decreto diamo al settore vitivinicolo un quadro normativo chiaro per poter produrre i vini dealcolati e offrire così nuove opportunità alle imprese del settore. Sono certo - aggiunge - che i nostri produttori sapranno raggiungere posizioni di eccellenza anche in questo ambito».

Anche le cantine festeggiano per la «buona notizia», che come sottolinea Luca Rigotti, presidente del settore vitivinicolo di Confcooperative Fedagripesca, è giunta al termine di «un anno particolarmente complesso. Si tratta di un passaggio fondamentale che permetterà alle imprese italiane di operare finalmente in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei, che già da tempo presidiano questo segmento». Dello stesso parere è Paolo Castelletti, segretario generale in Unione italiana vini (Uiv). «Sono sempre di più le imprese italiane pronte a investire sulla categoria dei dealcolati», per cui «questo provvedimento rappresenta una svolta».

Castelletti pone l’accento sugli aspetti più burocratici su cui all’inizio la macchina potrebbe rischiare di incepparsi. «Auspichiamo il supporto dell’amministrazione nella prima fase di attuazione della norma, in particolare con riferimento all’ottenimento delle licenze e delle autorizzazioni necessarie». Sulla tipologia che meglio si presta al processo è intervenuto Lamberto Frescobaldi, produttore e presidente di Uiv: «Sono i bianchi mossi, simili agli spumanti, al Prosecco o allo Champagne», dice intervistato dall’Adnkronos. E a chi lamenta un’alterazione del sapore, risponde: «Vediamo di autorizzarli, lavorandoci diventeranno più gradevoli».

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