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Fisco, il pasticcio dei forfettari dello sport: pagate tasse non dovute per milioni

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Oltre 20mila liberi professionisti del settore avrebbero versato allo Stato, per il 2023 e il 2024, imposte in eccesso. Ecco cosa fare per recuperarle
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MILANO – Fisco sempre più amico? Più o meno. A cavallo d’anno scoppia un nuovo caso di “opacità” fiscale che sta mettendo in crisi migliaia di lavoratori: un vero e proprio corto circuito che rischia di diventare un caso nazionale e che riguarda, nello specifico, il mondo dello sport dilettantistico, quello fatto di palestre, piscine, campetti e associazioni che tengono in piedi una miriade di attività di base.

Secondo un’analisi di Fiscozen, tech company che offre servizi fiscali ai lavoratori autonomi, oltre 20mila liberi professionisti del settore sportivo avrebbero versato allo Stato, per il 2023 e il 2024, imposte non dovute per decine di milioni di euro. Una situazione che nasce non da una frode o da un’interpretazione furba dell’amministrazione finanziaria, ma – sostiene Fiscozen – da una combo esplosiva di mancata chiarezza normativa e omissione operativa da parte dell’Agenzia delle entrate nei modelli elaborati per le dichiarazioni dei redditi.

MILANO – Fisco sempre più amico? Più o meno. A cavallo d’anno scoppia un nuovo caso di “opacità” fiscale che sta mettendo in crisi migliaia di lavoratori: un vero e proprio corto circuito che rischia di diventare un caso nazionale e che riguarda, nello specifico, il mondo dello sport dilettantistico, quello fatto di palestre, piscine, campetti e associazioni che tengono in piedi una miriade di attività di base.

Secondo un’analisi di Fiscozen, tech company che offre servizi fiscali ai lavoratori autonomi, oltre 20mila liberi professionisti del settore sportivo avrebbero versato allo Stato, per il 2023 e il 2024, imposte non dovute per decine di milioni di euro. Una situazione che nasce non da una frode o da un’interpretazione furba dell’amministrazione finanziaria, ma – sostiene Fiscozen – da una combo esplosiva di mancata chiarezza normativa e omissione operativa da parte dell’Agenzia delle entrate nei modelli elaborati per le dichiarazioni dei redditi.

Al centro della vicenda ci sono i professionisti a partita Iva in regime forfettario che, pur avendo i requisiti previsti dalla Riforma dello sport per godere di speciali agevolazioni fiscali, non hanno potuto materialmente applicare l’esenzione. Risultato: tasse (esose) pagate come se l’agevolazione non esistesse.

La Riforma dello sport e l’esenzione mancata

Facciamo un passo indietro per capire bene cos’è successo. La norma al centro della vicenda è la Riforma dello sport introdotta con il decreto legislativo n. 36/2021 e entrata in vigore il 1° luglio 2023. Il provvedimento prevede, per chi svolge lavoro sportivo a determinate condizioni, un’esenzione fiscale fino a 15mila euro e un’esenzione ai fini previdenziali fino a 5mila euro, con un’ulteriore agevolazione che consiste nell’applicazione di un’aliquota ridotta alla metà fino al 2027.

L’aiuto si applica alle partite Iva non iscritte ad albi professionali, che versano i contributi alla Gestione separata Inps e che esercitano attività sportiva nei confronti di associazioni e società sportive dilettantistiche, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, associazioni paralimpiche, e ancora Coni, Cip, Sport e Salute S.p.A., o comunque altri soggetti tesserati. Dentro questa definizione rientrano, per esempio, atleti non professionisti, allenatori, istruttori, direttori tecnici e sportivi, preparatori atletici e di gara, personal trainer, insegnanti di danza, arti marziali e discipline affini, chinesiologi, arbitri e specialisti tecnici di vario tipo.

Il cortocircuito con il regime forfettario

Il problema esplode quando questa riforma incontra il regime forfettario, sistema fiscale scelto anche da moltissime partite Iva nel settore sportivo per la sua semplicità e convenienza. Nelle dichiarazioni dei redditi 2023 e 2024, l’Agenzia delle entrate non ha previsto uno specifico campo che rendesse concretamente applicabile l’esenzione ai fini fiscali fino a 15mila euro per i forfettari. Quindi, in pratica, la norma c’era, ma mancava lo spazio tecnico, compilativo, per farla valere nella dichiarazione, e così molti contribuenti del settore sport hanno pagato come se quell’esenzione non esistesse.

Richieste di chiarimenti inviate alle Entrate

Per provare a fare luce sulla situazione, gli esperti fiscali di Fiscozen Marina Tarallo e Fabio Barbati hanno inviato diversi interpelli alle varie sedi competenti dell’Agenzia delle entrate, ma, a quanto pare, le risposte sono state poco esaustive e non hanno sciolto affatto i dubbi operativi.

Sul fronte previdenziale, invece, la vicenda ha preso tutt’altra piega. L’Inps, infatti, ha confermato espressamente con una circolare l’applicazione dell’esenzione fino a 5mila euro anche per i forfettari. Il risultato è stato che i professionisti hanno potuto alleggerire i contributi, ma non le imposte. Una differenza che, nel concreto, ha creato un doppio binario: sconto riconosciuto sulla parte previdenziale e nessuna riduzione invece su quella fiscale.

Poi finalmente la svolta. L’Agenzia si è espressa chiaramente sull’applicabilità della Riforma dello sport ai forfettari solo lo scorso agosto, rispondendo a una consulenza giuridica richiesta direttamente dal Coni nel febbraio 2024.

La buona notizia è che il Comitato olimpico nazionale ha scelto la strada della consulenza giuridica appunto e non dell’interpello, perché quest’ultimo serve a chiarire un caso specifico e concreto relativo a una singola persona, mentre la prima formula – che può essere richiesta solo da soggetti che rappresentano interessi collettivi o istituzionali – permette di risolvere un dubbio di portata generale. In altre parole, il chiarimento che migliaia di lavoratori attendevano è arrivato, anche se però purtroppo, nel frattempo, molti avevano già pagato e pure profumatamente.

La novità nelle bozze delle dichiarazioni dei redditi 2026

Un passo avanti, almeno per il futuro, è arrivato il 20 dicembre, quando il Fisco ha pubblicato – con un certo anticipo – le bozze delle dichiarazioni dei redditi 2026, riferite ai redditi 2025. Qui compare finalmente, nel quadro LM, quello in cui i forfettari calcolano le imposte per capirci, un’apposita casella che dovrebbe consentire la famosa applicazione anche ai forfettari dell’esenzione fino a 15mila euro prevista dalla riforma. È, di fatto, la correzione tecnica che mancava nelle dichiarazioni precedenti.

A questo punto il problema è capire se allenatori, personal trainer e figure sportive varie in regime forfettario possono sperare di recuperare qualcosa di quanto hanno ingiustamente versato.

Quanto è costato l’errore

Fiscozen ha anche provato a quantificare quanto è costato questo errorino ai singoli professionisti. Per il 2023 e il 2024, un forfettario con aliquota al 15%, che aveva tutti i requisiti per accedere alla riforma e un incassato da lavoro sportivo di 15mila euro annui, avrebbe dovuto pagare zero imposte. Invece, si è ritrovato a versare un saldo complessivo di 3.510 euro di tasse nel biennio. Presupponendo la stessa identica situazione ma con aliquota al 5%, l’importo che avrebbe dovuto pagare allo Stato sarebbe stato di appena 1.170 euro. In pratica, ha sborsato 2.340 euro non dovuti.

Cosa fare per riavere i soldi

«Considerando che in Italia ci sono circa 20mila forfettari che avrebbero dovuto godere dell’esenzione e ipotizzando che tutti abbiano incassato annualmente 15mila euro, nelle casse dello Stato sarebbero entrati almeno 40 milioni di euro di imposte non dovute» ci spiega Elena Battistini, commercialista partner di Fiscozen. «Ora occorre aspettare che l'Agenzia delle entrate effettui tutti i dovuti chiarimenti ufficiali attraverso risoluzioni e/o circolari ministeriali e solo successivamente tutte le partite Iva coinvolte potranno richiedere al proprio commercialista di fare delle integrazioni sulle dichiarazioni del 2023 e 2024 per poter riavere quanto versato in eccedenza».

Il punto, dunque, non è solo il riconoscimento della regola per il 2025 in poi, ma il modo in cui verrà gestito il passato: se arriveranno davvero gli atti ufficiali annunciati e se, una volta chiarito il perimetro, migliaia di lavoratori potranno effettivamente recuperare quanto pagato in eccesso. Ancora una volta, una norma pensata per alleggerire il peso fiscale – in questo caso di chi lavora nello sport dilettantistico – ha prodotto l’effetto opposto, generando una grande confusione.

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