La dinastia McCain litiga (ancora): la liquidazione che spacca il regno delle patatine fritte
di Massimo BasileNEW YORK – All’inizio di questa storia non c’erano né avvocati né freddi comunicati che oggi accompagnano ogni guerra aziendale. C’erano solo patate, distese ordinate di terra scura che si allungavano fino all’orizzonte del New Brunswick, e l’idea - vecchia quanto il pionierismo industriale - che una famiglia potesse costruire un impero senza perdere il controllo di sé stessa. Invece una dinastia sta implodendo.
Un nuovo e delicato conflitto familiare sta mettendo sotto pressione McCain Foods, il più grande produttore mondiale di patatine fritte surgelate e uno dei principali fornitori globali di McDonald’s. A innescare lo scontro è Eleanor McCain, figlia di uno dei fondatori dell’azienda, che ha avviato il processo per uscire dal gruppo chiedend…
NEW YORK – All’inizio di questa storia non c’erano né avvocati né freddi comunicati che oggi accompagnano ogni guerra aziendale. C’erano solo patate, distese ordinate di terra scura che si allungavano fino all’orizzonte del New Brunswick, e l’idea - vecchia quanto il pionierismo industriale - che una famiglia potesse costruire un impero senza perdere il controllo di sé stessa. Invece una dinastia sta implodendo.
Un nuovo e delicato conflitto familiare sta mettendo sotto pressione McCain Foods, il più grande produttore mondiale di patatine fritte surgelate e uno dei principali fornitori globali di McDonald’s. A innescare lo scontro è Eleanor McCain, figlia di uno dei fondatori dell’azienda, che ha avviato il processo per uscire dal gruppo chiedendo una liquidazione di 725 milioni di dollari.
Il precedente negli anni Novanta
La vicenda riporta alla luce vecchie ferite mai del tutto rimarginate. Più di trent’anni dopo la durissima battaglia legale che negli anni Novanta spaccò in due la famiglia fondatrice, la seconda generazione dei McCain si trova ora coinvolta in una nuova disputa sul futuro e sulla governance di un colosso privato che oggi genera ricavi annui per circa 16 miliardi di dollari canadesi, pari a quasi 12 miliardi di dollari.
Secondo una dichiarazione rilasciata al Financial Times, Eleanor McCain, 56 anni, musicista residente a Toronto, ha deciso di vendere la propria quota per potersi concentrare su attività filantropiche e per ragioni di diversificazione del portafoglio. La sua richiesta non ha trovato il consenso degli altri membri della famiglia, che contestano la valutazione attribuita alla partecipazione. Le trattative sono in corso, ma restano complesse. Lo scontro si inserisce in un quadro di tensioni intergenerazionali che coinvolgono diversi rami di una delle famiglie più ricche e influenti del Canada, ancora segnate dallo scontro giudiziario che negli anni Novanta lacerò definitivamente i rapporti interni. Dimitry Anastakis, professore alla Rotman School of Management dell’Università di Toronto, ha definito quella frattura storica come “una delle più profonde nella storia del capitalismo canadese”.
McCain Foods venne fondata nel 1957 dai fratelli Wallace e Harrison McCain, che trasformarono una piccola impresa in un gigante del settore alimentare. Oggi una patatina fritta su quattro consumate nel mondo è prodotta dal gruppo. Ma il successo industriale non ha evitato lo scontro di potere tra i due fondatori. Anni dopo la storia si ripete. Eleanor McCain non ricopre incarichi operativi nell’azienda, mentre suo fratello Scott McCain ne è il presidente. La compagnia è controllata attraverso una struttura di governance a due livelli: una holding familiare che supervisiona un consiglio di amministrazione operativo separato, composto anche da amministratori indipendenti. Il sistema era stato concepito per proteggere la gestione aziendale dalle tensioni familiari, ma la sua complessità rischia di diventare un punto di debolezza.
Proprio questo assetto dovrà stabilire come valutare la quota di Eleanor e come gestirne l’uscita, evitando il rischio di un nuovo e lungo contenzioso giudiziario. In una nota ufficiale, il suo portavoce ha sottolineato che l’erede dei fondatori non sta avanzando richieste straordinarie, ma esercitando il proprio diritto, senza restrizioni, di vendere le azioni, un diritto che spetta a tutti i soci della società. “Tutti - ha aggiunto una persona vicina a Eleanor - sperano che questa uscita possa essere gestita senza una guerra legale e senza eserciti di avvocati”.