Nannicini: “Trucchi sull’Irpef, per i pensionati solo tagli”
di Giuseppe ColomboROMA - “Invece di giocare con le aliquote Irpef, come si è fatto anche con questa manovra, sarebbe stato giusto riformarla l’Irpef, per azzerare gli effetti del fiscal drag che in questi anni ha fatto aumentare le tasse per via dell’inflazione”. A scardinare la misura regina della legge di bilancio è Tommaso Nannicini, economista e “papà” del Jobs Act. “Ci sono alcune categorie, come i pensionati, che - spiega - non hanno avuto indietro niente”.
Il governo rivendica la riduzione dell’Irpef per il ceto medio: un beneficio fino a 440 euro all’anno per oltre 13 milioni di lavoratori. Cosa non torna?
“Per carità, dopo i tagli per i redditi bassi, era giusto dare respiro anche a quelli medio-alti. Ma c’è sempre il trucco delle due mani”.
Cioè?
“Con quella visibile, i governi tagliano le tasse per alcune categorie. Ma con l’altra, invisibile, non risolvendo il problema del fiscal drag, finiscono per aumentare le tasse per tutti. Ci sono tre categorie che non sono mai state compensate: …
ROMA - “Invece di giocare con le aliquote Irpef, come si è fatto anche con questa manovra, sarebbe stato giusto riformarla l’Irpef, per azzerare gli effetti del fiscal drag che in questi anni ha fatto aumentare le tasse per via dell’inflazione”. A scardinare la misura regina della legge di bilancio è Tommaso Nannicini, economista e “papà” del Jobs Act. “Ci sono alcune categorie, come i pensionati, che - spiega - non hanno avuto indietro niente”.
Il governo rivendica la riduzione dell’Irpef per il ceto medio: un beneficio fino a 440 euro all’anno per oltre 13 milioni di lavoratori. Cosa non torna?
“Per carità, dopo i tagli per i redditi bassi, era giusto dare respiro anche a quelli medio-alti. Ma c’è sempre il trucco delle due mani”.
Cioè?
“Con quella visibile, i governi tagliano le tasse per alcune categorie. Ma con l’altra, invisibile, non risolvendo il problema del fiscal drag, finiscono per aumentare le tasse per tutti. Ci sono tre categorie che non sono mai state compensate: i pensionati, gli autonomi che aderiscono al regime ordinario e i dipendenti con redditi medio-alti. Per loro, il prelievo fiscale è aumentato in questi anni”.
Questa manovra - dice il centrodestra - dà un po’ a tutti. È una distribuzione sensata?
«Nella manovra ci sono tanti commi, è vero. Ma sono tutte misure modeste, al ribasso. Su ognuna delle voci di questa lista della spesa si sarebbe potuto fare di più. Bastava scegliere».
Su cosa?
«Sulla detassazione dei rinnovi contrattuali, ad esempio, per la quale servivano più risorse. E in generale sulla questione salariale, che è il vero vulnus del mercato del lavoro italiano».
Che tipo di segnale serve?
«Segnali forti sulla produttività, la formazione permanente e la partecipazione dei lavoratori. Sugli investimenti, invece, c’è di nuovo il trucco delle due mani».
Di nuovo?
“Si tagliano gli incentivi alle imprese rinegoziando il Pnrr con Bruxelles, ma poi si sbandiera qualche compensazione infilata all’ultimo nella legge di bilancio. Non si dà certezza a chi deve investire. Sull’altare della tenuta dei conti si è sacrificata qualsiasi misura per la crescita”.
Serve ancora il salario minimo?
“Il salario minimo è utile, può generare un effetto “faro” e diventare un punto di riferimento per la contrattazione collettiva. Ma da solo non basta. Non c’è solo un tema di lavoro povero, ma anche di classe media. Parliamo di lavoratori che stanno nel mezzo delle fasce salariali e il cui reddito non regge l’aumento del costo della vita. Serve altro”.
Cosa?
“Per esempio una start tax: giù l’Irpef per chi ha meno di 35 anni. Sarebbe un segnale forte alle nuove generazioni che altrimenti fuggono all’estero. Ci lamentiamo tanto delle culle vuote, ma il problema sono gli aerei pieni di giovani che lasciano l’Italia”.
C’è poco anche sulle pensioni. Un errore?
“La dimensione modesta di questa manovra tocca l’apice sulle pensioni, che lì si fa mediocre. Lo scontro tra chi fa i conti con la realtà e chi vagheggia di mandare tutti in pensione prima ha fatto perdere la bussola alla maggioranza. Eppure qualcosa si sarebbe potuto fare. Invece, al di là della conferma dell’Ape sociale, ci sono solo tagli. Tagli senza visione”.