ROMA – I bonus per l’assunzione di giovani, donne, al Sud e per l’autoimpiego in settori strategici non sono stati prorogati per il 2026. Entrati nella bozza del Milleproroghe, spariscono nella versione del decreto di fine anno pubblicato in Gazzetta ufficiale ed entrato in vigore il 31 dicembre. Il ministero del Lavoro sminuisce parlando di «motivi tecnici» di sovrapposizione con la manovra entrata in vigore ieri. Gli incentivi ritorneranno, garantiscono fonti del dicastero guidato da Marina Calderone, sotto forma di emendamento durante l’iter di conversione parlamentare dello stesso Milleproroghe.
Cos’è successo ai bonus
Qualcosa però non torna. Nel testo della manovra scritto dal governo a metà ottobre c’era già un articolo che prevedeva una decontribuzione, seppur parziale e non più totale, per le assunzioni stabili di giovani, donne e nella Zes, la zona economica speciale unica per il Mezzogiorno. Una norma sopravvissuta all’iter parlamentare e diventata quindi legge. E che prevede lo stanziamento triennale di 825 milioni (dal 2026 al 2028), vincolato però a un decreto interministeriale Lavoro-Mef. E a un rapporto sull’impatto di questi bonus sull’occupazione, relativo al 2025, che dovrà essere stilato dai due ministeri Lavoro-Mef, di concerto con Inps, Inapp, Cnel. Un iter che appare lungo, complesso. Oltre al fatto che le risorse per il 2026 sono ben al di sotto di quelle a disposizione l’anno scorso pari a 2 miliardi triennali, di cui un miliardo e mezzo per giovani e Zes e circa mezzo miliardo per le donne.
Proroga cancellata, ma risorse avanzate
Risorse che da quanto Repubblica ha potuto ricostruire non sono affatto esaurite. Anche perché la misura è entrata in vigore tardi (quella sulla Zes doveva essere autorizzata dalla Commissione Ue): la circolare Inps è dello scorso maggio. Risorse poi coperte quasi totalmente con fondi Ue nell’ambito del Programma “Giovani, donne e lavoro” 2021-2027, orientate a «incrementare l’occupazione giovanile stabile», «favorire le pari opportunità nel mercato del lavoro per le lavoratrici svantaggiate» e «contribuire alla riduzione dei divari territoriali». Nonostante questo – il residuo di fondi a disposizione e la loro natura Ue, quindi non impattanti sul bilancio italiano – il governo ha deciso di cancellare la proroga di un anno che avrebbe consentito una certa fluidità nel tiraggio degli incentivi.
Bonus da ridefinire
Ora si ricomincia da capo. E per due mesi almeno, il tempo di convertire in legge il Milleproroghe, le imprese saranno ancora sospese. Il vecchio bonus consentiva loro di assumere under 35 con contratto a tempo indeterminato o trasformando i contratti a tempo, compresi gli indeterminati a part-time o in somministrazione, purché fosse il primo contratto stabile della loro vita: 500 euro al mese di sconto massimo sui contributi, 650 euro se al Sud per una durata di due anni. In caso di assunzioni di donne, a prescindere dall’età, sempre 650 euro al mese per due anni, purché donne prive di lavoro da 6 mesi al Sud oppure 24 mesi in tutta Italia. Contratti stabili, anche in part-time o in somministrazione. E incrementali rispetto al numero di dipendenti che l’impresa aveva l’anno prima. Tutto scaduto. Tutto da rifare.