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Retromarcia Usa sulla pasta, dazi ridotti alle aziende italiane

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Scongiurato il rischio di tariffe aggiuntive fino al 90% contro 13 società. Il governo: “Premiata la volontà di collaborare”. Trump rinvia anche di un anno la stretta sui mobili
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ROMA – I produttori italiani di pasta iniziano questo 2026 con un grande sospiro di sollievo. Proprio allo scoccare del Capodanno infatti è arrivata dagli Stati Uniti la notizia che i maxi dazi punitivi contro 13 aziende tricolori del settore sono stati ridotti in modo significativo: dal 91,74% minacciato lo scorso ottobre, al termine della fase preliminare della procedura antidumping, il dipartimento del Commercio è sceso al 2,26% per la Molisana, al 13.98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori (tra cui Barilla) non oggetto di una specifica indagine. Uno scenario del tutto diverso da quello che si profilava fino a poche ore fa, e che avrebbe di fatto spinto buona parte della pasta italiana fuori dal mercato americano.

La Farnesina: premiata la co…

ROMA – I produttori italiani di pasta iniziano questo 2026 con un grande sospiro di sollievo. Proprio allo scoccare del Capodanno infatti è arrivata dagli Stati Uniti la notizia che i maxi dazi punitivi contro 13 aziende tricolori del settore sono stati ridotti in modo significativo: dal 91,74% minacciato lo scorso ottobre, al termine della fase preliminare della procedura antidumping, il dipartimento del Commercio è sceso al 2,26% per la Molisana, al 13.98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori (tra cui Barilla) non oggetto di una specifica indagine. Uno scenario del tutto diverso da quello che si profilava fino a poche ore fa, e che avrebbe di fatto spinto buona parte della pasta italiana fuori dal mercato americano.

La Farnesina: premiata la collaborazione

La revisione della tariffa punitiva, che si aggiunge al 15% “base” applicato alle dogane Usa su tutte le importazioni dall’Europa, è stata annunciata ieri dal nostro ministero degli Esteri, che insieme a quello dell’Agricoltura ha condotto la trattativa politica per “salvare” la pasta italiana. Questi dazi, almeno sulla carta, hanno poco a che fare con quelli imposti dal presidente Trump ai partner commerciali: sono l’esito di una delle “ordinarie” procedure anti-dumping - cioè contro la vendita sotto costo - condotte dal dipartimento del Commercio americano. Possibile però che i suoi funzionari siano stati condizionati dal clima politico, visto che rispetto al passato la punizione comminata alle aziende italiane era apparsa estrema, quella che di solito viene riservata a chi non coopera con l’indagine, cosa che le nostre aziende hanno sempre sostenuto di aver fatto. «La rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle aziende da parte delle autorità statunitensi», ha dichiarato la Farnesina.

Decisione definitiva a marzo

Esultano anche il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, Coldiretti e l’associazione Filiera Italia, a cui aderiscono molte delle imprese coinvolte. Nel 2024 il nostro Paese ha spedito negli Stati Uniti pasta per 671 milioni di euro, una delle voci più consistenti dell’export agroalimentare. Resta un minimo elemento di incertezza visto che questa revisione è ancora un passaggio preliminare dell’indagine, e il verdetto finale, inizialmente previsto per il primo gennaio, è slittato all’11 marzo dopo il lungo shutdown dell’amministrazione americana. Il radicale cambio di orientamento però lascia ipotizzare che anche la decisione definitiva sarà sulla stessa linea.

Rinviati i dazi sui mobili

Nelle stesse ore del resto Washington ha anche deciso di rinviare per un anno l’ulteriore incremento dei dazi orizzontali (per tutti i Paesi) su mobili imbottiti, i mobili da cucina e da bagno. Una prima tariffa del 25% su questi prodotti è stata imposta da Trump lo scorso settembre con l’obiettivo di difendere la produzione americana, e ieri sarebbe dovuto scattare un extra balzello compreso tra il 30 e il 50%. Se ne riparlerà nel 2027. Non è certo la prima volta in questi mesi di guerra commerciale che il presidente annuncia un ripensamento dell’ultimo secondo. Man mano che si avvicinano le elezioni di metà mandato però l’impatto che i dazi hanno sui prezzi pagati dai cittadini americani pare destinato a pesare sempre di più sulle sue scelte.

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