MILANO – Dopo un 2025 eccezionale, Prysmian investe nei ripetitori per i cavi sottomarini di Xetra, intanto l’ad Massimo Battaini non esclude nuove acquisizioni e prevede un altro anno in crescita.
Con Fincantieri avete appena rilevato Xtera, come mai?
«Finora abbiamo avuto la capacità di posare cavi sottomarini fino a 500 chilometri di distanza dalla costa, ci mancavano i ripetitori lungo in cavo che estendono il segnale telefonico. Si tratta di un’operazione da circa 60 milioni che ci permette di diventare un operatore verticalmente integrato del settore».
Quali tecnologie vi mancano o guardate con interesse?
«Direi che non manca nulla, siamo un leader globale nei cavi energia, in quelli tlc e in quelli per la transizione energetica. Restiamo però convinti che la crescita organica vada accompagnata con quella per linee esterne, per accelerare il passo, allungare le distanze con i rivali ed essere ancora più competitivi».
MILANO – Dopo un 2025 eccezionale, Prysmian investe nei ripetitori per i cavi sottomarini di Xetra, intanto l’ad Massimo Battaini non esclude nuove acquisizioni e prevede un altro anno in crescita.
Con Fincantieri avete appena rilevato Xtera, come mai?
«Finora abbiamo avuto la capacità di posare cavi sottomarini fino a 500 chilometri di distanza dalla costa, ci mancavano i ripetitori lungo in cavo che estendono il segnale telefonico. Si tratta di un’operazione da circa 60 milioni che ci permette di diventare un operatore verticalmente integrato del settore».
Quali tecnologie vi mancano o guardate con interesse?
«Direi che non manca nulla, siamo un leader globale nei cavi energia, in quelli tlc e in quelli per la transizione energetica. Restiamo però convinti che la crescita organica vada accompagnata con quella per linee esterne, per accelerare il passo, allungare le distanze con i rivali ed essere ancora più competitivi».
Quindi valutate nuove acquisizioni di peso nel 2026?
«Studiamo sempre operazioni straordinarie, per essere pronti a cogliere le opportunità che dovessero presentarsi sul mercato. Ma per ogni operazione bisogna essere in due, e noi vogliamo farci trovare preparati perché siamo nella posizione privilegiata di poter spingere sul consolidamento».
E negli Usa quando Trump ha introdotto i dazi vi siete trovati in vantaggio…
«L’America è un mercato enorme, vale come tutta l’Europa, ma ha più potenzialità di crescita in settori come l’elettrificazione o i data center, che sono necessari per l’IA. I dazi introdotti da Trump hanno costretto i concorrenti asiatici, parlo di Cina, India, Cambogia, Corea – dove i costi di produzione sono inferiori - ad alzare i prezzi diventando meno competitivi rispetto a noi che essendo presenti negli States, possiamo offrire anche un servizio migliore. L’effetto dei dazi negli Usa si vedrà sui conti di Prysmian solo quest’anno, siamo fiduciosi di poter guadagnare nuove quote di mercato».
Invece quanto vi penalizza la debolezza del dollaro?
«Abbiamo stimato un impatto di circa 80 milioni in meno sul margine lordo 2025, quest’anno dipenderà dalle oscillazioni del cambio. Ma anche con la divisa Usa debole, i margini e la crescita degli Stati Uniti continuano a farci guardare all’America come un paese interessante su cui investire».
Quindi nel 2026 potrebbe arrivare la doppia quotazione a Wall Street?
«Il double listing resta un progetto che ha una sua validità. Decideremo insieme al cda quando e se c’è l’opportunità di realizzarlo».
E che mi dice dell’Europa? «L’Europa ha fatto passi da gigante, ma ancora non ha spinto sull’integrazione degli standard che arriverà. In questo settore le prospettive migliori nei prossimi mesi arriveranno dalla transizione energetica, dove abbiamo un portafoglio di progetti importanti, che ci assicura buone prospettive di crescita fino al 2029. Mi aspetto che presto anche l’Ue, come gli Usa, spingerà su una politica commerciale tesa a favorire le aziende europee, per non essere ostaggio di quelle asiatiche. Intanto noi ci siamo dati una nuova organizzazione consolidando l’Europa come un unico mercato, per ottimizzare la produzione e servire meglio i nostri clienti. Ma anche nel Vecchio continente vediamo una crescente spinta alla digitalizzazione e agli investimenti nelle interconnessioni delle reti elettriche . Penso a quello che è successo in Spagna lo scorso aprile con il blackout. Le oscillazioni delle rinnovabili intasano le reti. Un problema che può essere risolto investendo nell’interscambio delle reti anche tra Paesi diversi nella Ue. Una tendenza che è già partita e che accelererà sempre più in futuro».
Qual è il vantaggio di essere il leader mondiale dei cavi?
«Il fatto di poter attrarre i migliori talenti e avere le risorse per continuare a investire in nuove tecnologie. Abbiamo 33 mila dipendenti nel mondo, di questi 8mila sono ingegneri e manager, e tra loro 1.500 persone sono dedicate esclusivamente alla ricerca e sviluppo, Continuano a sformare nuovi brevetti, ad esempio abbiamo appena lanciato un cavo in fibra di 160 micron - ovvero quasi la metà rispetto al precedente di 250 micron - che riduce gli ingombri e massimizza i ritorti delle reti tlc».