Quando si va in pensione? Sempre più tardi. Dal 2028 ogni due anni si sale di tre mesi
di Valentina ConteROMA – Quando si va in pensione? Non c’è domanda più gettonata di questa. E non solo tra gli “anta”, a un passo dalla fine del lavoro. Ma tra le giovani generazioni, le più maltrattate dal governo Meloni. Per quest’anno i canali di uscita si dimezzano da quattro a due. Non più Quota 103 né Opzione donna, abolite. Solo vecchiaia e anticipata, come codificate dalla riforma Fornero. E dunque nel 2026 si va in pensione a 67 anni con almeno 20 di contributi. Oppure con 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall’età: un anno in meno per le donne e una finestra di tre mesi per tutti. Di fatto: 43 anni e 1 mese di contributi versati per gli uomini, 42 anni e 1 mese per le donne.
Ape sociale
Fissata la regola principale, non c’è alcuna eccezion…
ROMA – Quando si va in pensione? Non c’è domanda più gettonata di questa. E non solo tra gli “anta”, a un passo dalla fine del lavoro. Ma tra le giovani generazioni, le più maltrattate dal governo Meloni. Per quest’anno i canali di uscita si dimezzano da quattro a due. Non più Quota 103 né Opzione donna, abolite. Solo vecchiaia e anticipata, come codificate dalla riforma Fornero. E dunque nel 2026 si va in pensione a 67 anni con almeno 20 di contributi. Oppure con 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall’età: un anno in meno per le donne e una finestra di tre mesi per tutti. Di fatto: 43 anni e 1 mese di contributi versati per gli uomini, 42 anni e 1 mese per le donne.
Ape sociale
Fissata la regola principale, non c’è alcuna eccezione. L’Ape sociale – l’Anticipo pensionistico confermato anche per il 2026 – non può essere considerata tale visto che non si tratta di un assegno pensionistico, ma di un sostegno assistenziale “ponte” fino a 1.500 euro lordi mensile che accompagna alcune categorie di lavoratori più disagiati verso la pensione di vecchiaia. L’età di uscita per l’Ape è stata allungata dal governo Meloni da 63 anni a 63 anni e 5 mesi. Mentre le anzianità necessarie oscillano: 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver, invalidi dal 74%, 32 anni per edili e ceramisti, 36 anni per tutti gli altri lavori definiti “gravosi” dalla legge.
Speranza di vita
Ma perché età e contributi crescono nel tempo? Perché la legge 102 del 2009 del governo Sacconi-Tremonti-Berlusconi ha stabilito che i requisiti previdenziali dovessero essere aggiornati ogni tre anni agli incrementi della speranza di vita, misurati dall’Istat. La riforma Fornero del 2012 poi ha ridotto a due anni questo intervallo di tempo. E quindi ogni biennio, se la vita si allunga, la pensione si allontana.
La speranza di vita calcolata al 65esimo anno di età, da quando è stata introdotta, è sempre cresciuta tranne che negli anni pandemici. I 4 mesi persi per il Covid vengono ora sottratti agli 8 mesi in più scattati dall’ultimo aggiornamento Istat, per un totale di 4 mesi. Ma poiché per legge i requisiti non possono salire ogni biennio più di tre mesi, dal 2027 scattano “solo” tre mesi in più. Con quel mese residuo che andrà poi recuperato nel biennio successivo.
Cosa succede davvero nel 2027 e nel 2028
Il governo Meloni ha dovuto registrare questo aumento di 3 mesi nel decreto direttoriale del 19 dicembre scorso, firmato dalla Ragioniera generale dello Stato Daria Perrotta e dalla direttrice generale delle politiche previdenziali e assicurative dell’Inps Maria Sabrina Guida. Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre. Giusto in tempo per entrare in vigore prima dell’1 gennaio 2026, quando cioè diviene operativa la legge di bilancio, la quarta del governo Meloni, che quell’aumento di tre mesi lo spalma in due anni: un mese in più dal 2027 e altri due mesi in più dal 2028.
E quindi dal primo gennaio 2027 si va in pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese con 20 di contributi. E in pensione anticipata con 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne e la solita finestra di tre mesi. E quindi, calcolando anche la finestra: con 43 anni e due mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne.
Dal primo gennaio 2028, si aggiungono altri due mesi. La pensione di vecchiaia si aggancia a 67 anni e 3 mesi (sempre con 20 di contributi). Quella anticipata, a 43 anni e 1 mese di contributi, un anno in meno per le donne, con tre mesi di finestra. E quindi, calcolando anche la finestra: 43 anni e 4 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne.
In futuro sempre tre mesi in più
Cosa ci dobbiamo aspettare nel 2030 e poi nei bienni successivi? A guardare le tabelle previsive della Ragioneria, l’aspettativa di vita crescerà sempre e ancora per ben più del limite di legge applicabile ai requisiti di uscita pari a 3 mesi. Se le cose stanno così e non interviene nessuna riforma, ogni due anni avremo un allungo di tre mesi. Nel 2034, ad esempio, l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe salire a 68 anni. E i contributi per l’anticipata a 43 anni e 10 mesi (44 anni e 1 mese con la finestra), un anno in meno per le donne.