ROMA – “Francamente non vedo che tipo di favore Trump abbia fatto alle compagnie petrolifere e al suo Paese: per riattivare l’industria petrolifera venezuelana, dilapidata da anni di malagestione e mancate manutenzioni, servirebbero dagli 80 ai 100 miliardi di investimenti. Chi dovrebbe finanziarli?» Paul De Grauwe, docente alla London School of Economics, invita a considerare i fatti nella loro essenzialità: «Dal punto di vista strettamente economico non è un affare, anzi è il suo contrario».
Perché allora Trump chiede agli americani di gioire con lui per questa bonanza di miliardi che starebbe per abbattersi sugli Stati Uniti?
«Perché è un uomo irrazionale, imprevedibile, fuori controllo. Pretende che le compagnie, che lo hanno ampiamente finanziato in campagna elettorale, condividano tutto il suo entusiasmo. E non si rendano conto che questo del Venezuela è solo un gigantesco diversivo per impressionare l’opinione pubblica in un momento in cui il presidente ha spaventosi problemi i…
ROMA – “Francamente non vedo che tipo di favore Trump abbia fatto alle compagnie petrolifere e al suo Paese: per riattivare l’industria petrolifera venezuelana, dilapidata da anni di malagestione e mancate manutenzioni, servirebbero dagli 80 ai 100 miliardi di investimenti. Chi dovrebbe finanziarli?» Paul De Grauwe, docente alla London School of Economics, invita a considerare i fatti nella loro essenzialità: «Dal punto di vista strettamente economico non è un affare, anzi è il suo contrario».
Perché allora Trump chiede agli americani di gioire con lui per questa bonanza di miliardi che starebbe per abbattersi sugli Stati Uniti?
«Perché è un uomo irrazionale, imprevedibile, fuori controllo. Pretende che le compagnie, che lo hanno ampiamente finanziato in campagna elettorale, condividano tutto il suo entusiasmo. E non si rendano conto che questo del Venezuela è solo un gigantesco diversivo per impressionare l’opinione pubblica in un momento in cui il presidente ha spaventosi problemi interni: i sondaggi in ribasso, il caso Epstein, i dazi che si sono dimostrati un boomerang e oltretutto stanno per essere cassati dalla Corte Suprema, l’inflazione che penalizza i consumatori delle fasce meno abbienti, e altri ancora».
Beh, diciamo che come diversivo è in grande stile…
«Sì, ma si aggiunge a tante altre misure demagogico-populiste di cui non si vede la logica: è di queste ore l’annuncio che Trump vieterà ai fondi istituzionali di investire in case “per single”. Ma si rende conto? C’è poi da aggiungere che anche per le compagnie petrolifere stesse questa fase non è delle più felici».
Big Oil? Questo simbolo mondiale di ricchezza e potenza?
«Certo. Gli si chiede di farsi carico di ingenti investimenti ma nell’anno appena trascorso sono cresciute in Borsa di non più del 4-5% contro il 15 e più per cento delle aziende tecnologiche, e il 13% dell’indice S&P’s. Devono fronteggiare prezzi del greggio in caduta libera: siamo ormai ampiamente sotto i 60 dollari al barile quando tre anni fa si veleggiava sopra i 100. Sono non da oggi, sempre le compagnie, al centro delle furibonde accuse sul riscaldamento globale di cui sono considerate, forse non a torto, i principali colpevoli. Hanno montagne di debiti a loro volta, e – proprio in Venezuela – hanno perso decine di miliardi di dollari a causa delle ripetute nazionalizzazioni, iniziate ancora prima dell’era Chavez negli anni ‘70».
Però hanno anche vinto una serie di cause in virtù delle quali hanno maturato oltre 60 miliardi in indennizzi.
«Chi dovrebbe restituirli? Il governo venezuelano? Ma quale governo? Trump vedrà i Ceo di Big Oil nel weekend ma per ora li messi solo in imbarazzo, altro che regalo. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un Paese, in cui le compagnie dovrebbero investire, dove l’inflazione annua è stata in media del 468% nei cinque anni fra il 2020 e il 2025: significa che una cosa che costava 1 dollaro nel 2020 costa ora 5.912 dollari».