Fiducia nella cooperazione in picchiata, il Forum di Davos fa i conti con Trump
di Filippo SantelliROMA – E’ ancora possibile la cooperazione? E’ possibile un multilateralismo in un mondo in cui la superpotenza egemone agisce solo sulla base dei propri interessi, in cui applica dazi ad alleati ed avversari, in cui minaccia di perdersi le risorse di cui ha bisogno tanto dai regimi autoritari che dalle democrazie? Sembrerebbe di no, a sentire le risposte di centinaia di esperti del mondo economico e politico interrogati dal World Economic Forum di Davos, l’85% dei quali dice che nel 2025, l’anno del ritorno di Donald Trump, la cooperazione globale è “peggiorata” o “molto peggiorata”. E invece sì, è ancora possibile, prova a rispondere – un po’ per necessità e un po’ per vocazione – il Barometro della cooperazione presentato ieri dal Wef, la riunione dei potenti della terra che dal 19 gennaio in Svizzera avrà proprio Trump come ospite più atteso: la cooperazione in qualche modo regge, ma sta cambiando radicalmente forma.
ROMA – E’ ancora possibile la cooperazione? E’ possibile un multilateralismo in un mondo in cui la superpotenza egemone agisce solo sulla base dei propri interessi, in cui applica dazi ad alleati ed avversari, in cui minaccia di perdersi le risorse di cui ha bisogno tanto dai regimi autoritari che dalle democrazie? Sembrerebbe di no, a sentire le risposte di centinaia di esperti del mondo economico e politico interrogati dal World Economic Forum di Davos, l’85% dei quali dice che nel 2025, l’anno del ritorno di Donald Trump, la cooperazione globale è “peggiorata” o “molto peggiorata”. E invece sì, è ancora possibile, prova a rispondere – un po’ per necessità e un po’ per vocazione – il Barometro della cooperazione presentato ieri dal Wef, la riunione dei potenti della terra che dal 19 gennaio in Svizzera avrà proprio Trump come ospite più atteso: la cooperazione in qualche modo regge, ma sta cambiando radicalmente forma.
Conflitti, dazi e tecnologia
Il pregio del Barometro compilato per il terzo anno da Wef e McKinsey è misurare questa cooperazione con una serie di metriche oggettive, attraverso quattro diversi settori: pace e sicurezza, tra tutti quello che appare in caduta libera, con 133 milioni di profughi forzati dai conflitti, salute e commercio, che tutto sommato tengono, e clima, che continua a salire. Il suo difetto - almeno quest'anno - è che arriva piuttosto in ritardo, visto che le sue misurazioni si riferiscono al 2024, cioè prima dell’inizio del Trump bis. I sondaggi tra gli esperti, che invece sono più recenti, mostrano in che misura pochi mesi abbiano deteriorato la fiducia nella tenuta dell’ordine globale: la percezione sul livello della cooperazione precipita in tutti gli ambiti considerati, con punte in tecnologia e commerci – i settori più direttamente toccati dalle politiche America First – ma sostanziali diminuzioni anche in salute e clima.
Cooperazione alla carta
E’ una percezione esagerata, condizionata dal disordine trumpiano? “Non è la fine della cooperazione, perché la cooperazione è necessaria, ma una sua evoluzione”, dice Børge Brende, presidente e Ceo del Wef, che quest’anno si intitola “Uno spirito di dialogo” e avrà il difficile compito di conciliare la platea dell’elite più globalista con la presenza del leader che quella logica la rifiuta (lo scorso anno, appena rieletto, Trump intervenne in videoconferenza). Brende cita per esempio il commercio globale, che nonostante le tariffe continuerà a crescere, meno che in passato e meno del Pil globale, ma in modo più diversificato. “Vediamo una cooperazione su misura, basata sulla convergenza di interessi”, spiega Brende. Meno grandi accordi multilaterali, o nessuno, ma più accordi bilaterali o tra “coalizioni di volenterosi”. Per restare in tema di commercio, nessuna grande intesa in sede Wto, ma un importante accordo come quello che – si spera – l’Europa e i Paesi del Mercosur potrebbero chiudere a breve.
L’anno decisivo dell’Europa
Proprio il Mercosur in realtà mostra tutte le opportunità e i limiti dell’Europa nell’adattarsi a un mondo più competitivo e conflittuale. Da un lato l’Unione potrebbe rappresentare agli occhi del resto del mondo un pilastro del multilateralismo e delle regole. Dall’altro l'incapacità di decidere e i veti incrociati sembrano condannarla a inseguire su tutti i dossier, dal commercio all’Ucraina, le superpotenze. Quali siano le prospettive dell’Unione è una delle domande a cui in Svizzera, in mezzo alla consueta sfilata di politici e amministratori delegati, ma come sempre con poca Italia, si cercherà risposta. “Per l’Europa sarà un anno decisivo”, dice Brende.