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Galli: “Meloni ha dimenticato le grandi riforme per la crescita, persa la chance Pnrr”

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Intervista all’economista e direttore scientifico dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica. “Il salario minimo potrebbe aiutare ad alzare le retribuzioni, in alcuni settori il lavoro non basta per vivere, è inaccettabile”
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ROMA - “Mi stupisce un po’ che la presidente del Consiglio non abbia citato le grandi riforme del Pnrr che servono al Paese per rimuovere gli ostacoli alla crescita”. Per Giampaolo Galli, economista e direttore scientifico dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica, la “scossa” all’economia italiana “non si esaurisce con il sostegno all’occupazione e con il favorire gli investimenti” che - aggiunge - “sono ovviamente considerazioni sensate”.

Cosa serve allora?

“Occorre fare un passo in più sulle grandi riforme. Abbiamo una magistratura tra le più lente d’Europa, un sistema scolastico in cui un bravo professore è indistinguibile da uno che non fa bene proprio il mestiere e una Pubblica amministrazione dove quasi tutti vengono promossi con il massimo dei voti. D…

ROMA - “Mi stupisce un po’ che la presidente del Consiglio non abbia citato le grandi riforme del Pnrr che servono al Paese per rimuovere gli ostacoli alla crescita”. Per Giampaolo Galli, economista e direttore scientifico dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica, la “scossa” all’economia italiana “non si esaurisce con il sostegno all’occupazione e con il favorire gli investimenti” che - aggiunge - “sono ovviamente considerazioni sensate”.

Cosa serve allora?

“Occorre fare un passo in più sulle grandi riforme. Abbiamo una magistratura tra le più lente d’Europa, un sistema scolastico in cui un bravo professore è indistinguibile da uno che non fa bene proprio il mestiere e una Pubblica amministrazione dove quasi tutti vengono promossi con il massimo dei voti. Dobbiamo necessariamente rendere più efficienti questi ambiti della nostra vita sociale”.

Questo compito spettava al Pnrr. Il tentativo è fallito?

“Il Pnrr ci ha consentito di aumentare gli investimenti pubblici rispetto al Pil, oltre a migliorare la digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Tuttavia non siamo riusciti a fare quel salto di qualità che serve per eliminare l’eccesso di burocrazia. Eppure il principale freno per chi fa impresa in Italia è questo”.

A proposito di Pnrr: siamo al capolinea. Che impatto avrà sulla crescita?

“Sicuramente verrà meno una fonte di crescita. Tuttavia l’attenzione maggiore va posta sullo scenario internazionale. È incerto come non mai. L’aumento delle tensioni commerciali sta facendo soffrire la Germania e di riflesso anche noi. Credo che i tedeschi abbiano la forza per tirarsi fuori da questa difficoltà e che l’Europa possa reggere. Noi potremmo avere qualche beneficio dallo spread che è molto diminuito, anche se resta tra i più alti dell’eurozona, superiore a quello della Grecia”.

Che tipo di benefici?

“Rallegriamoci del fatto che stiamo arrivando alla soglia psicologica e politica del 3% del deficit/Pil e del fatto che le agenzie di rating ci valutano positivamente, ma dobbiamo sperare che tutto questo abbia qualche riflesso positivo sulla voglia delle imprese di investire in Italia. Sono processi lunghi, ci vuole tempo affinché le imprese si convincano che l’Italia non è più un Paese sull’orlo di una crisi. Possono esserci prospettive anche più positive, ma per ora non si vedono nei dati sugli investimenti privati”.

Citando il precedente del 2023, Meloni non ha escluso una revisione al rialzo del Pil anche per il 2024 e il 2025. È plausibile?

“È da molti anni che le statistiche sugli anni precedenti vengono riviste verso l’alto. Non è escluso che anche le stime per il 2024 e il 2025 possano essere rivalutate, tuttavia resta il fatto che passare da uno 0,4% a uno 0,6%-0,7% non cambia molto. Si tratta sempre di una crescita molto bassa”.

Restano basse anche le retribuzioni. È il momento del salario minimo?

“Se il salario minimo fosse fissato a una soglia ragionevole, evitando quindi di mettere fuori mercato gran parte delle nostre piccole e medie imprese, allora potrebbe indubbiamente aiutare. Ci sono alcuni settori della nostra economia, sia pure marginali, dove il lavoro non basta per vivere e questo è inaccettabile”.

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