Interior Dream Design, pioggia di segnalazioni: “Rischio truffa”. Esposto all’Antitrust
di Flavio BiniMILANO – Il sogno è solo nel nome. Tutto il resto è un calvario, se non proprio un incubo. Quello che stanno attraversando gli ignari acquirenti di Interior Dream Design, un sito di e-commerce di arredamento che nonostante gli ordini raccolti e la merce pagata in molti casi non consegna i prodotti o recapita beni di qualità più scadente, senza dare la possibilità di fare il reso.
Questo raccontano le testimonianze dirette e le segnalazioni pubblicate su Trustpilot, la piattaforma che raccoglie le recensioni degli utenti, che descrivono sempre la stessa dinamica: ordine effettuato e pagato, merce mai arrivata. O in casi più rari, merce effettivamente spedita, ma non corrispondente alla descrizione, senza dare la possibilità di fare il reso. A fronte della richiesta di chiarimenti ai clienti arriva sempre la stessa mail che parla di generici “rallentamenti logistici”. Poi l’amara scoperta: nessun numero di telefono da contattare, nessuna partita Iva registrata, nessuna sede fisica com…
MILANO – Il sogno è solo nel nome. Tutto il resto è un calvario, se non proprio un incubo. Quello che stanno attraversando gli ignari acquirenti di Interior Dream Design, un sito di e-commerce di arredamento che nonostante gli ordini raccolti e la merce pagata in molti casi non consegna i prodotti o recapita beni di qualità più scadente, senza dare la possibilità di fare il reso.
Questo raccontano le testimonianze dirette e le segnalazioni pubblicate su Trustpilot, la piattaforma che raccoglie le recensioni degli utenti, che descrivono sempre la stessa dinamica: ordine effettuato e pagato, merce mai arrivata. O in casi più rari, merce effettivamente spedita, ma non corrispondente alla descrizione, senza dare la possibilità di fare il reso. A fronte della richiesta di chiarimenti ai clienti arriva sempre la stessa mail che parla di generici “rallentamenti logistici”. Poi l’amara scoperta: nessun numero di telefono da contattare, nessuna partita Iva registrata, nessuna sede fisica comunicata. Contattata da Repubblica l’azienda non ha risposto alle richieste di chiarimento.
"Dopo due mesi ho capito di avere perso i soldi”
Nonostante le prime segnalazioni della possibile truffa siano state inviate già a gennaio scorso, lamentando merce non spedita o in altri casi spedita con diversi mesi di ritardo, il sito resta ancora operativo. Intanto le proteste si accumulano. “Il 20 settembre ho ordinato e pagato 200 euro per un appendiabiti mai arrivato”, segnala un’utente a dicembre, due mesi dopo. “Ho ordinato un copri divano a giugno e dopo diverse mail dove si scusavano del ritardo e di portare pazienza, dopo due mesi ho capito di aver perso i soldi”, scrive Irene a novembre. Come loro, centinaia di altre persone. Su Trustpilot su 616 recensioni pubblicate, 515 attribuiscono un punteggio di una stella, riferendo di merce pagata e mai spedita.
Le somme recuperate con la banca
Un acquirente di Reggio Emilia, raggiunto da Repubblica, racconta il medesimo copione: “Avevo fatto un ordine per circa 200 euro ad agosto. Sulle prime pensavo si trattasse di un normale ritardo, poi quando ho capito che c’era qualcosa che non andava, a fronte di continui rinvii, ho provato a chiedere il reso. Mi è stato risposto che prima avrei dovuto ricevere la merce, cosa non vera stando a quanto stabilisce il codice del Consumo”. Grazie a un po’ di determinazione però il cliente è riuscito a ottenere indietro il proprio denaro dalla banca. “Sono andato dalla mia banca e ho disconosciuto l’acquisto. Non come transazione avvenuta a mia insaputa, ma perché il prodotto non mi era mai stato inviato. Attraverso una procedura di chargeback la mia banca mi ha restituito quanto speso".
Esposto presentato all’Antitrust
Qualcosa però sta per cambiare: “Abbiamo raccolto e verificato circa trenta segnalazioni nell’ultimo anno, la maggior parte a ridosso di Natale, e abbiamo presentato un esposto all’Antitrust”, spiega Ivan Marinelli, presidente dell’Associazione Europea Consumatori Indipendenti. "Questi siti sono fatti bene, un utente medio è normale che possa cascarci. Chi lo ha realizzato ci ha perso tanto tempo, è una truffa ben orchestrata”, aggiunge Martinelli sottolineando di avere riscontrato forti analogie con altri siti di e-commerce truffa. “La metodologia è sempre la stessa. Il sito è molto ben realizzato, i prezzi sono accattivanti ma non eccessivamente bassi per non destare eccessivi sospetti. Non possiamo escludere che dietro ci sia la stessa mano”, dice Martinelli.
Come oscurare i siti truffa
Le prime segnalazioni su disservizi e truffe vere e proprie risalgono a oltre un anno fa, eppure il sito resta ancora attivo e impunito. Come sottolinea Antonella Nanna, vice presidente di Federconsumatori, altra associazione che ha raccolto segnalazioni su Interior Dream Design, il comportamento “ibrido” dell’azienda, che in alcuni casi ha effettivamente spedito i beni, in altri avrebbe invece trattenuto il denaro senza spedire niente, le avrebbe permesso di guadagnare tempo: “In questa maniera i clienti, trovando anche qualche recensione positiva in mezzo ad altre negative non hanno pensato immediatamente che potesse trattarsi di una truffa”.
D’altra parte oscurare siti sospetti non è un’operazione immediata. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, contattata da Repubblica, spiega che non può comunicare l’arrivo di segnalazioni a meno che l’autorità non decida di aprire una istruttoria. “L’oscuramento è un procedimento complesso”, spiega ancora Marinelli. "È difficile farlo attraverso la polizia postale, è preferibile passare dall’Antitrust che acquisisce le segnalazioni e poi si attiva con polizia e Guardia di Finanza per l’eventuale chiusura del sito. E poi è naturale che non sia immediato, è un procedimento che richiede del tempo perché – almeno nel nostro caso – occorre distinguere tra truffe vere e proprie aziende che magari sono in difficoltà”.
Come evitare la trappola
I consumatori hanno però alcuni strumenti per evitare di cadere nella trappola di siti a rischio truffa. "Bisogna innanzitutto valutare quali sono gli elementi che possono mettere in allarme: primo fra tutti la presenza di prezzi, se non stracciati, molto concorrenziali e quindi sospetti. Poi occorre sempre verificare la presenza di riferimenti come la partita Iva, il codice fiscale e una sede fisica”, sottolinea ancora Nanna.
Il ruolo di Google
Non aiuta l’ottimo posizionamento sui motori di ricerca. “Abbiamo verificato anche in questo caso una pratica consolidata. Di solito questi siti acquistano pubblicità su Google per promuoversi, investendo anche una certa quantità di denaro, e il motore di ricerca per questo li posiziona in alto. Poi si innescano meccanismi più tradizionali: più il sito è citato e più visite riceve, più sale nel ranking”, dice ancora Marinelli. Anche se tra chi chiama in causa il sito, ci sono proprio gli utenti beffati dall’e-commerce incriminato.