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Gachet: “Il greggio venezuelano troppo costoso da estrarre, il valore strategico è il loro gas”

Alain Gachet 

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Intervista all’esperto di materie prime: “Il Paese è anche molto ricco di oro e minerali fondamentali per la transizione energetica”
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Alain Gachet, lei è uno scienziato tra i maggiori esperti mondiali di risorse del sottosuolo, e in passato ha lavorato anche per l’Eni. È vero che il Venezuela è così ricco di petrolio?

«Anche se il Venezuela detiene le più grandi riserve provate di petrolio al mondo, stimate a circa 303 miliardi di barili, superando persino l’Arabia Saudita, la cintura dell’Orinoco contiene greggio extra-pesante di pessima qualità che necessita di tecnologie particolari per la sua estrazione e raffinazione. Non immagino Exxon o Shell interessarsi a queste risorse perché questo petrolio. Viene estratto con grandi difficoltà dal sottosuolo a causa della sua alta viscosità paragonabile a quella di una pasta dentifricia . Sembra bitume. È anche molto inquinante con alti livelli di zolfo, metalli pesanti e impurità, il che complica la sua raffinazione. Le immense riserve di petrolio dell’Orinoco sono quindi un’illusione, un vero regalo avvelenato dal bassissimo valore commerciale».

Dunque non è vero che B…

Alain Gachet, lei è uno scienziato tra i maggiori esperti mondiali di risorse del sottosuolo, e in passato ha lavorato anche per l’Eni. È vero che il Venezuela è così ricco di petrolio?

«Anche se il Venezuela detiene le più grandi riserve provate di petrolio al mondo, stimate a circa 303 miliardi di barili, superando persino l’Arabia Saudita, la cintura dell’Orinoco contiene greggio extra-pesante di pessima qualità che necessita di tecnologie particolari per la sua estrazione e raffinazione. Non immagino Exxon o Shell interessarsi a queste risorse perché questo petrolio. Viene estratto con grandi difficoltà dal sottosuolo a causa della sua alta viscosità paragonabile a quella di una pasta dentifricia . Sembra bitume. È anche molto inquinante con alti livelli di zolfo, metalli pesanti e impurità, il che complica la sua raffinazione. Le immense riserve di petrolio dell’Orinoco sono quindi un’illusione, un vero regalo avvelenato dal bassissimo valore commerciale».

Dunque non è vero che Big Oil si potrà appropriare a bassi costi del petrolio del Venezuela?

«L’accesso a nuove tecnologie di estrazione e raffinazione è molto costoso, niente a che vedere con le riserve di petrolio leggero dell’Arabia Saudita che predominano sul mercato. Bisogna contare circa 90 dollari per estrarre un barile di greggio pesante del Venezuela contro i 12-15 dollari per un barile di greggio saudita. Altri bacini petroliferi del Venezuela offrono reali opportunità, ma sono di minore importanza, ma più redditizi e facilmente accessibili: sono i greggi del bacino di Maracaibo e del bacino dell’Oriente che alimentano i mercati clandestini iraniani, russi e cinesi sottoposti ad embargo. Se l’obiettivo primario del presidente Trump è quello di entrare in possesso di questi bacini, ciò significherà esercitare un forte impatto economico su questi paesi».

Ci sono altre risorse strategiche da estrarre dal sottosuolo venezuelano?

«Il vero valore strategico del Venezuela sono le sue importanti riserve di gas naturale, stimate a circa 6,3 miliardi di metri cubi, tra le più importanti dell’America Latina. Quest’altra posta in gioco strategica di primaria importanza fa probabilmente parte delle mire americane».

I giacimenti auriferi sono concentrati nella regione di Guayana, a sud del fiume Orinoco. Il Paese figura tra i primi 15-20 detentori di riserve aurifere al mondo

C’è altro nella lista dei minerali strategici di cui gli americani possono appropriarsi?

«Certo, la lista non finisce qui: l’oro è la prima risorsa strategica dopo il gas e il petrolio. Il Venezuela possiede importanti giacimenti auriferi, concentrati nella regione di Guayana, a sud del fiume Orinoco, che fa parte dello Scudo della Guyana. Il paese figura tra i primi 15-20 detentori di riserve aurifere al mondo».

Quali sono gli altri metalli presenti nel sottosuolo venezuelano?

«Il Venezuela detiene alcune delle più ricche riserve di minerale di ferro dell’America Latina, stimate in oltre 2,4 miliardi di tonnellate. Il paese possiede anche importanti riserve di bauxite (minerale di alluminio) sempre nella regione di Guayana, stimate in oltre 5 miliardi di tonnellate. E poi diamanti, il Coltan essenziale per l’elettronica moderna, il nichel dello Stato di Aragua, cruciale per le batterie e gli acciai inossidabili. Il rame è presente in diverse regioni, associato ai giacimenti auriferi di Guayana. Zinco e piombo nelle Ande venezuelane, cromo identificato nello Scudo della Guyana, usato per gli acciai speciali. Il manganese è presente nella regione di Guayana».

Dunque le ricchezze del Venezuela vanno ben oltre gli idrocarburi.

«Esatto, nel contesto della transizione energetica globale, le sfide del nuovo ordine del Venezuela sono colossali: metalli come litio, nichel, cobalto e terre rare sono strategici per la rivoluzione verde e soprattutto per le industrie degli armamenti. Ma l’instabilità politica ed economica e l’anarchia che hanno prevalso in Venezuela per più di 30 anni ne hanno gravemente penalizzato le prospettive».

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