Milano – Sarebbe in dirittura d’arrivo il via libera della Bce al Crédit Agricole per salire oltre il 20% del capitale di Banco Bpm. Una richiesta effettuata ormai più di due mesi fa, motivata con la volontà di esercitare un’influenza rilevante da parte della banca francese su quella italiana e poter inserire la partecipazione tra quelle stabili e quindi consolidate nel bilancio d’Oltralpe. Inoltre, secondo la ricostruzione dell’Ansa sulla base di fonti finanziarie, il paletto posto da Francoforte in cambio del via libera, sarebbe quello di poter avere fino a sette consiglieri d’amministrazione nel prossimo board del Banco Bpm, sui 15 complessivi. Come dire che l’Agricole non può prendere il controllo di diritto della banca milanese anche se potrà andarci molto vicino con un controllo di fatto.
Molto dipenderà dalle prossime mosse del cda uscente, che dovrebbe riunirsi nuovamente il 20 gennaio per recepire le nuove regole sulla presentazione della lista del cda, come definite dalla l…
Milano – Sarebbe in dirittura d’arrivo il via libera della Bce al Crédit Agricole per salire oltre il 20% del capitale di Banco Bpm. Una richiesta effettuata ormai più di due mesi fa, motivata con la volontà di esercitare un’influenza rilevante da parte della banca francese su quella italiana e poter inserire la partecipazione tra quelle stabili e quindi consolidate nel bilancio d’Oltralpe. Inoltre, secondo la ricostruzione dell’Ansa sulla base di fonti finanziarie, il paletto posto da Francoforte in cambio del via libera, sarebbe quello di poter avere fino a sette consiglieri d’amministrazione nel prossimo board del Banco Bpm, sui 15 complessivi. Come dire che l’Agricole non può prendere il controllo di diritto della banca milanese anche se potrà andarci molto vicino con un controllo di fatto.
Molto dipenderà dalle prossime mosse del cda uscente, che dovrebbe riunirsi nuovamente il 20 gennaio per recepire le nuove regole sulla presentazione della lista del cda, come definite dalla legge Capitali appena entrata in vigore. In primo luogo il cda dovrà decidere se recepire le nuove regole solo con una delibera di consiglio o se vorrà convocare un’assemblea straordinaria al riguardo. Il secondo passo sarà la decisione di presentare una lista del cda uscente per il rinnovo degli organi di vertice di aprile. E qui bisognerà vedere se la lista del cda verrà compilata di comune accordo con il socio Crédit Agricole che chiederà almeno quattro posti in consiglio da ricoprire con persone molto vicine alla Banque Vert.
Tuttavia il gruppo francese, per avere le mani più libere, potrebbe optare per la presentazione di una propria lista di minoranza che però avrebbe diverse conseguenze di non poco conto. In primo luogo, con il suo 20-30%, toglierebbe ogni possibilità alla lista dei fondi (Assogestioni) di prendere posti in consiglio, e quindi renderebbe inutile una sua presentazione. Secondo, senza una lista Assogestioni sparirebbe anche il rappresentante dei sindacati dal consiglio, che era stato nominato all’interno di questa lista. In terzo luogo di nomina francese sarebbe anche il presidente del collegio sindacale e, secondo le nuove norme, anche il presidente del Comitato rischi, che in una banca è una posizione cruciale. Quarto punto, e forse il più importante, Crédit Agricole con più del 20% avrebbe la possibilità, alla seconda votazione prevista singolarmente per i componenti della lista del cda, di non far eleggere il presidente e l’amministratore delegato designati. In pratica una pistola fumante posata sul tavolo che assegnerebbe ai francesi enorme potere nelle trattative per la formazione dell’eventuale lista del cda.
Per tutti questi motivi sia la Bce che l’autorità antitrust europea saranno chiamate a vigilare affinché la salita oltre il 20% del Crédit Agricole non si trasformi in un controllo di fatto e quindi in una scalata strisciante al Banco Bpm. Il quale, preme ricordarlo, si è trasformato da popolare in spa nel 2017 diventando contendibile sul mercato, e anche per questo motivo ha messo a segno una performance borsistica notevole. Ma ora rischia di finire controllato dalla più grande popolare francese, il cui controllo è blindato e non contendibile sul mercato.
Un passo indietro notevole provocato dal governo Meloni che attraverso la legge sul golden power ha impedito la scorsa estate a Unicredit di concludere l’Ops che aveva lanciato sul Banco Bpm. E nello stesso tempo ha autorizzato i francesi del Crédit Agricole di salire nel capitale del Banco dal 9 fino a oltre il 20% in chiave difensiva. Chiave che ora si sta trasformando in offensiva.
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