Se il buongiorno si vede dal mattino, i collocamenti di Btp che la scorsa settimana hanno aperto le danze per le emissioni 2026 lasciano ben sperare per un anno che vede il Tesoro impegnato a piazzare qualcosa come 360 miliardi di euro in titoli di Stato. Le aste sono volate con sottoscrizioni pari a 13 volte l’offerta. Eppure, nonostante l’euforia, qualche banca d’affari inizia a dire che le buone notizie sul debito italiano sono finite.
L’8 gennaio il Tesoro si è presentato sui mercati offrendo due titoli, un Btp a sette anni e la riapertura di un Btp Green a 20 anni. Per il primo, la cui offerta ammontava a 15 miliardi, sono arrivate richieste per oltre 150 miliardi, mentre per i 5 miliardi del Btp Green sono state di 110 miliardi.
Il record del 2025
I numeri sono in linea con le emissioni dello scorso gennaio quando per un decennale e un ventennale si arrivò a una domanda record di 269 miliardi di euro. E confermano che l’appetito per il debito tricolore non è andato scemando d…
Se il buongiorno si vede dal mattino, i collocamenti di Btp che la scorsa settimana hanno aperto le danze per le emissioni 2026 lasciano ben sperare per un anno che vede il Tesoro impegnato a piazzare qualcosa come 360 miliardi di euro in titoli di Stato. Le aste sono volate con sottoscrizioni pari a 13 volte l’offerta. Eppure, nonostante l’euforia, qualche banca d’affari inizia a dire che le buone notizie sul debito italiano sono finite.
L’8 gennaio il Tesoro si è presentato sui mercati offrendo due titoli, un Btp a sette anni e la riapertura di un Btp Green a 20 anni. Per il primo, la cui offerta ammontava a 15 miliardi, sono arrivate richieste per oltre 150 miliardi, mentre per i 5 miliardi del Btp Green sono state di 110 miliardi.
Il record del 2025
I numeri sono in linea con le emissioni dello scorso gennaio quando per un decennale e un ventennale si arrivò a una domanda record di 269 miliardi di euro. E confermano che l’appetito per il debito tricolore non è andato scemando da un anno con l’altro. Ad attirare gli investitori - purtroppo per le casse dello Stato - sono i rendimenti, associati alla stabilità del Paese che ha incassato la promozione dalle principali agenzie di rating. Il titolo a sette anni è stato chiuso con una cedola del 3,19% contro il 4,158% del Btp Green, valori che collocano i bond italiani tra i più remunerativi in Europa. Deutsche Bank, in un report di inizio anno, ha calcolato il ritorno sui principali asset finanziari e, tra i titoli governativi delle principali economie dell’area euro, nessuno batte l’Italia. Nei dodici mesi, tra cedole e prezzo, i Btp hanno garantito un ritorno del 3,3% contro l’1,6% degli spagnoli, lo 0,2% degli Oat francesi e addirittura il -1,4% dei Bund tedeschi. Per cercare qualcosa di meglio, si sarebbe dovuto abbandonare le emissioni in euro e puntare sui Gilt inglesi che hanno registrato un ritorno del 5% o addirittura virare sui Treasury Usa arrivati al 6,2%.
Perché conviene investire sull’Italia
L’instabilità politica in Francia ha sì portato i titoli decennali francesi a chiudere l’anno al di sopra di quelli italiani, cosa che non accadeva dal 1999, ma, come ha calcolato Deutsche Bank, investire sull’Italia rende ancora di più. Per questo nel 2026 la domanda di titoli italiani dovrebbe rimanere ben sostenuta a fronte di una offerta lorda di titoli a medio e lungo termine che dovrebbe attestarsi tra i 350 e i 365 miliardi, più o meno in linea con il 2025, e pari a una offerta netta intorno ai 100 miliardi. Tra i compratori, il dato certo è che la Banca centrale europea non ci sarà: nell’ambito della riduzione del proprio portafoglio, non dovrebbe rinnovare Btp per 80 miliardi di euro.
Si spera confermata, invece, l’attenzione degli investitori internazionali, che a fine del terzo trimestre 2025 possedevano un terzo del debito italiano e dei piccoli investitori. Qualche fibrillazione, invece, potrebbe arrivare dai rendimenti. Sono in molti, compresa Goldman Sachs, a pensare che in vista delle elezioni del 2027 e in assenza di una seria riduzione del debito, già nel 2026 si possa assistere a qualche rialzo. Anche perché, secondo la banca d’affari Usa, «le buone notizie» per l’Italia sono ormai «scontate» nei prezzi attuali ed è anche possibile che con debito/Pil al 137%, si possa assistere a «un leggero aumento del rischio» sul credito sovrano in generale.