CUCUTA – Il nostro agente all’Avana si è trasferito a Caracas, crocevia mondiale di spioni, narcotrafficanti e miliziani mediorientali venuti da conflitti lontani 12 mila chilometri. Hezbollah e la guerriglia colombiana, Hamas e i petrolieri russi, emissari baschi dell’Eta e uomini d’affari cinesi.
Quel che era Cuba durante la Guerra Fredda oggi è il Venezuela. Con alcune, per niente trascurabili, differenze: 303 miliardi di barili di petrolio nel sottosuolo (la più grande riserva del pianeta) e giacimenti di metalli rari come il Coltan, fondamentale per l’industria elettronica.
Non è un caso, dunque, che le prime mani straniere che la presidente ad interim Delcy Rodriguez ha stretto dopo il giuramento sono state quelle degli ambasciatori di Cina, Russia e Iran: l’asse anti-americano, che in Venezuela coltiva interessi nel greggio (la Cina è il primo compratore) e mire geopolitiche.
I metalli rari
L’alleanza con la Russia si consolidò sotto Chávez per la fornitura di armi, la manutenz…
CUCUTA – Il nostro agente all’Avana si è trasferito a Caracas, crocevia mondiale di spioni, narcotrafficanti e miliziani mediorientali venuti da conflitti lontani 12 mila chilometri. Hezbollah e la guerriglia colombiana, Hamas e i petrolieri russi, emissari baschi dell’Eta e uomini d’affari cinesi.
Quel che era Cuba durante la Guerra Fredda oggi è il Venezuela. Con alcune, per niente trascurabili, differenze: 303 miliardi di barili di petrolio nel sottosuolo (la più grande riserva del pianeta) e giacimenti di metalli rari come il Coltan, fondamentale per l’industria elettronica.
Non è un caso, dunque, che le prime mani straniere che la presidente ad interim Delcy Rodriguez ha stretto dopo il giuramento sono state quelle degli ambasciatori di Cina, Russia e Iran: l’asse anti-americano, che in Venezuela coltiva interessi nel greggio (la Cina è il primo compratore) e mire geopolitiche.
I metalli rari
L’alleanza con la Russia si consolidò sotto Chávez per la fornitura di armi, la manutenzione di aerei ed elicotteri, l’addestramento militare. Con la crisi del 2015-2018, tuttavia, Mosca ottenne di essere ripagata con l’oro e diamanti dell’Arco minerario dell’Orinoco, il ricco distretto dei metalli rari, brulicante di 007 e imprenditori nelle cittadelle abitate da russi.
E da cinesi anche, da quando hanno prestato miliardi di dollari al governo del Venezuela. Una fonte dell’intelligence colombiana a Repubblica conferma che agenti dei servizi russi sono presenti lungo la frontiera e aiutano le autorità di Caracas nell’intercettazione della guerriglia e della banda criminale Tren de Aragua.
E non è un caso neppure che nel blitz americano del 3 gennaio siano morti 32 cubani della guardia personale di Maduro, nonostante lui abbia sempre negato la loro presenza. Russi, cinesi, cubani: sono solo alcune delle variabili che l’equazione di Trump per il presente e il futuro del Venezuela pare aver tenuto in poco conto. C’è dell’altro.
La Rivoluzione bolivariana
«La Rivoluzione bolivariana ha avuto una caratteristica particolare», ragiona Ronal Rodríguez, portavoce e investigatore dell’Osservatorio sul Venezuela dell’Università del Rosario. «Dichiarandosi anti-Usa, le ha permesso di stringere legami con altri governi e di attivare rotte aeree che hanno facilitato la connettività con i Paesi arabi».
Da quei velivoli non sono sbarcati solo uomini con valigette ventiquattrore e affari in testa. «Il regime, seguendo la logica della “missione identità”, ha concesso la cittadinanza a molti mediorientali legati all’industria petrolifera ma, anche, a dichiarati gruppi terroristici».
Secondo l’intelligence colombiana, le cellule di Hamas sono poche e tengono un basso profilo. Dedite alla ricettazione e alla raccolta di denaro, che poi inviano in Palestina, gravitano nell’Alta Guajira, tra Venezuela e Colombia, e nel Norte de Santander.
Rapporti dal 2007
Per l’agenzia antidroga statunitense (Dea) il problema più impellente è però Hezbollah. I legami tra il chavismo e i libanesi del Partito di Dio risalgono almeno al 2007, ai tempi del viaggio in Siria di Maduro, allora ministro degli Esteri. In un hotel centrale di Damasco, secondo un’inchiesta del Financial Times, incontrò un comandante di Hezbollah.
Jack Kelly è un agente della Dea in pensione che lavorò al Progetto Cassandra, la prima grande indagine sui rapporti tra Hezbollah e il crimine organizzato: venne fuori che i milziani ottenevano senza alcun problema il passaporto venezuelano e che la Conviasa, la compagnia aerea statale, forniva la logistica: sui voli di linea Caracas-Damasco e Caracas-Iran viaggiavano armi, carichi di cocaina e valuta. Furono documentati legami tra il gruppo sciita e Ayman Jomaa, trafficante libanese di base a Medellin. Si parlò anche di campi di addestramento.
Il Progetto Cassandra
Le relazioni tra Venezuela e Iran, e, attraverso la Repubblica islamica, tra Venezuela e il cosiddetto Asse della Resistenza anti-americano e anti-israeliano, sono proseguite dopo il 2016, quando si è chiusa l’indagine del Progetto Cassandra. «Le sanzioni Usa hanno rappresentato una leva efficace per i due Paesi per una maggiore cooperazione e allineamento politico», sostiene Nazanin Sanatkar, dell’Istituto iraniano per gli studi europei e americani a Teheran.
Ancora ieri, in visita sul ponte Simon Bolívar, uno dei tre che a Cúcuta attraversano la frontiera, il candidato colombiano alle presidenziali ed ex ministro della Difesa Juan Carlos Pinzón ha detto: «Disgraziatamente il Venezuela si è convertito nel santuario dei criminali, ci sono Eta, Hezbollah, Hamas, la guerriglia colombiana dell’Eln e delle Farc, banditi di varia specie. Tutti loro hanno trovato a Caracas un habitat adatto per esistere».