Salta il decreto per il super commissario delle strade. Lite FdI-Lega sulla nomina di Gemme
di Giuseppe ColomboROMA - Le tensioni dentro la maggioranza esplodono a poche ore dalla riunione del Consiglio dei ministri in programma a Palazzo Chigi alle tre e mezza del pomeriggio. Nell’ordine del giorno non c’è il decreto, anticipato da Repubblica, per la nomina del super commissario per le strade. Eppure il provvedimento figurava nell’agenda del pre-Cdm. Era tutto pronto per il via libera, ma i veti incrociati tra Fratelli d’Italia e Lega hanno costretto la presidenza del Consiglio a far slittare l’esame del testo. I meloniani non vogliono che Claudio Andrea Gemme, attuale amministratore delegato di Anas, diventi il commissario unico di 93 opere.
Un accentramento voluto da Matteo Salvini, “sponsor” di Gemme. È stato proprio il leader del Carroccio a volere il manager alla guida della soc…
ROMA - Le tensioni dentro la maggioranza esplodono a poche ore dalla riunione del Consiglio dei ministri in programma a Palazzo Chigi alle tre e mezza del pomeriggio. Nell’ordine del giorno non c’è il decreto, anticipato da Repubblica, per la nomina del super commissario per le strade. Eppure il provvedimento figurava nell’agenda del pre-Cdm. Era tutto pronto per il via libera, ma i veti incrociati tra Fratelli d’Italia e Lega hanno costretto la presidenza del Consiglio a far slittare l’esame del testo. I meloniani non vogliono che Claudio Andrea Gemme, attuale amministratore delegato di Anas, diventi il commissario unico di 93 opere.
Un accentramento voluto da Matteo Salvini, “sponsor” di Gemme. È stato proprio il leader del Carroccio a volere il manager alla guida della società che gestisce la rete di asfalto di 32mila chilometri. Ora un passo più, appunto la designazione di Gemme a gestore unico dei cantieri. Il decreto esplicita la centralizzazione: via i 13 commissari straordinari che oggi presidiano i lavori. “Compiti, funzioni e poteri” - si legge nel decreto - passeranno appunto a Gemme.
La Lega contro il doppio stipendio del commissario per gli stadi
Se il partito della premier Giorgia Meloni si è messo contro la nomina di Gemme, i leghisti non sono da meno. Contestano un’altra norma del decreto, quella che sblocca la realizzazione degli stadi in vista degli Europei di calcio del 2032.
A coordinare gli interventi sarà Massimo Sessa: il dirigente del Mit e presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici è stato nominato commissario per gli stadi a giugno, su indicazione del ministro dello Sport Andrea Abodi. Ma c’è un problema: il suo compenso. ll decreto di nomina, infatti, prevede che il commissario straordinario, se dipendente pubblico, “sia collocato, secondo l'ordinamento di appartenenza, fuori ruolo, in aspettativa o in altra analoga posizione, in ogni caso per tutta la durata del mandato”.
Sessa è un dipendente pubblico e quindi, in base al decreto, non potrebbe avere un doppio incarico. Un problema che nel governo si è provato a risolvere proprio con una misura inserita nel decreto atteso oggi sul tavolo del Cdm. La norma, infatti, corregge il provvedimento di nomina prevedendo che il collocamento fuori ruolo o in aspettativa del soggetto individuato non sia obbligatorio, ma sia” invece “possibile ricoprire l’incarico”.
La motivazione? Spunta nella relazione illustrativa dello stesso decreto. Il governo spiega che è emersa “la difficoltà di reperire candidati qualificati, disponibili ad assumere l’incarico previo collocamento fuori ruolo o in aspettativa”. Evidentemente Sessa non intende accettare l’incarico di commissario per gli stadi in caso di incompatibilità con il ruolo che ricopre attualmente. Perciò - si legge ancora nella relazione - “è necessario consentire una maggiore flessibilità nella procedura di nomina del Commissario di cui trattasi”. Ma per ora è tutto fermo.
La protesta delle opposizioni
Duro attacco delle opposizioni al governo. "L’indiscrezione riportata oggi da Repubblica sul cosiddetto 'super commissario' ai lavori pubblici mette in luce un problema politico e amministrativo evidente: i gravi ritardi delle opere pubbliche che la propaganda del governo non può più nascondere", scrivono in una nota congiunta i deputati del Pd Marco Simiani e Andrea Casu. “Dopo aver moltiplicato strutture straordinarie - aggiungono - il governo sceglie ora di cambiare rotta e concentrare tutto su un’unica figura, ammettendo di fatto il proprio fallimento fino a oggi: i cantieri restano fermi, le percentuali di avanzamento sono minime e i territori continuano a pagare il prezzo di decisioni prese lontano dai problemi reali".
Si fa sentire anche Italia Viva. La senatrice Raffaella Paita punta il dito contro la Lega: “Sta accentrando tutto, come ha fatto con i porti, a cui ha tolto autonomia con una riforma centralista che non alcun senso così come è una scelta illogica sostituire i commissari attuali con un unico commissario: il tema non è Gemme, che può piacere o meno, ma l’insensatezza di questa decisione che è solo frutto di una guerra di potere fratricida tra la Lega e Fratelli d’Italia”.