ROMA – «Ci siamo». È sera quando in Italia arrivano notizie dal Venezuela che aprono il cuore. Due diverse fonti – che agiscono in scenari diversi tra loro – riferiscono infatti che da ora, ogni momento potrebbe essere quello giusto per la liberazione di Alberto Trentini. Gli americani sono convinti di poter portare a casa a strettissimo giro i loro prigionieri. E, con loro, perché inserito nella stessa lista, anche Alberto Trentini, il cooperante italiano rinchiuso da 13 mesi, senza che gli sia stata mossa alcuna accusa formale, nel carcere di El Rodeo, quello dei detenuti politici. Ancora ieri alcuni parenti di altri prigionieri sono riusciti a entrare a visitare le celle. E tutti aspettano nelle prossime ore l’atto di clemenza che la nuova presidente del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha annunciato nei giorni scorsi. Si parlava di circa duecento scarcerazioni. Ne sono arrivate una ventina appena. A partire da oggi potrebbe essere un giorno buono per cominciare le altre.
Ieri i contat…
ROMA – «Ci siamo». È sera quando in Italia arrivano notizie dal Venezuela che aprono il cuore. Due diverse fonti – che agiscono in scenari diversi tra loro – riferiscono infatti che da ora, ogni momento potrebbe essere quello giusto per la liberazione di Alberto Trentini. Gli americani sono convinti di poter portare a casa a strettissimo giro i loro prigionieri. E, con loro, perché inserito nella stessa lista, anche Alberto Trentini, il cooperante italiano rinchiuso da 13 mesi, senza che gli sia stata mossa alcuna accusa formale, nel carcere di El Rodeo, quello dei detenuti politici. Ancora ieri alcuni parenti di altri prigionieri sono riusciti a entrare a visitare le celle. E tutti aspettano nelle prossime ore l’atto di clemenza che la nuova presidente del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha annunciato nei giorni scorsi. Si parlava di circa duecento scarcerazioni. Ne sono arrivate una ventina appena. A partire da oggi potrebbe essere un giorno buono per cominciare le altre.
Ieri i contatti si sono ripetuti a vari livelli: lo ha fatto la nostra intelligence che, dopo giorni difficili seguiti alla caduta di Maduro, è riuscita a riattivare relazioni di primissimo livello. Lo ha fatto la nostra diplomazia, anche e soprattutto attraverso gli Stati Uniti, visto che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva trovato sponda nel segretario di Stato americano, Marco Rubio. E sono arrivati anche ottimi ritorni dal lavoro che in questi mesi hanno compiuto vari mediatori, su tutti Rafael Lacava, ex ambasciatore in Italia e oggi governatore dello Stato di Carabobo, nella cerchia magica della presidente Rodriguez (dopo essere stato, evidentemente, molto vicino anche a Maduro), che sulla vicenda Trentini sta spendendo molte energie per la sua vicinanza all’Italia ma anche per acquisire credibilità internazionale e poi spenderla in un nuovo incarico.
Le sensazioni, quindi, sono buone. Nonostante in mattinata non fossero arrivati segnali incoraggianti dopo una notizia pubblicata sui media argentini: l’Italia sarebbe pronta a dare ospitalità all’ambasciata argentina dopo che il Brasile, che fino a questo momento rappresentava i loro interessi in Venezuela, aveva deciso, in rottura con Rodriguez, di non farsi più carico della tutela della delegazione argentina a Caracas. Un’apertura – quella del governo Meloni all’amico Milei – che non sarebbe stata affatto presa bene da Rodriguez, che si sarebbe nuovamente irrigidita dopo la telefonata di Meloni a Machado. Ciò nonostante, le preoccupazioni della famiglia – che aspetta di riabbracciare a Venezia Alberto – sono state ridimensionate in serata, quando dal Venezuela sono arrivate notizie incoraggianti. «Il governo faccia di tutto per la sua liberazione», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein. Mai come oggi, ci sperano tutti.