Cuba torna nel mirino degli Usa: “Stop al petrolio dal Venezuela”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Il prossimo obiettivo è Cuba, oltre all’Iran, dopo l’arresto in Venezuela dell’ex leader Nicolas Maduro. A chiarirlo è stato lo stesso presidente Trump, con un post pubblicato ieri sul suo social. L’Avana per ora risponde come Caracas, rifiutando le pressioni per un accordo e preparandosi alla difesa.
«Cuba - ha scritto il capo della Casa Bianca - ha vissuto per molti anni grazie a grandi quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, ha fornito “servizi di sicurezza” agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più!». Il riferimento è alle 32 guardie del corpo che difendevano Maduro la notte dell’arresto: «La maggior parte di quei cubani è morta nell’attacco degli Stati Uniti della scorsa settimana, e il Venezuela non ha più bisogno di protezione dai teppisti ed estorsori che lo ha tenuto in ostaggio per tanti anni. Ora ha gli Usa, l’esercito più potente del mondo (di gran lunga!), per proteggerlo, e lo proteggeremo». Perciò «non ci saranno più pe…
NEW YORK – Il prossimo obiettivo è Cuba, oltre all’Iran, dopo l’arresto in Venezuela dell’ex leader Nicolas Maduro. A chiarirlo è stato lo stesso presidente Trump, con un post pubblicato ieri sul suo social. L’Avana per ora risponde come Caracas, rifiutando le pressioni per un accordo e preparandosi alla difesa.
«Cuba - ha scritto il capo della Casa Bianca - ha vissuto per molti anni grazie a grandi quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, ha fornito “servizi di sicurezza” agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più!». Il riferimento è alle 32 guardie del corpo che difendevano Maduro la notte dell’arresto: «La maggior parte di quei cubani è morta nell’attacco degli Stati Uniti della scorsa settimana, e il Venezuela non ha più bisogno di protezione dai teppisti ed estorsori che lo ha tenuto in ostaggio per tanti anni. Ora ha gli Usa, l’esercito più potente del mondo (di gran lunga!), per proteggerlo, e lo proteggeremo». Perciò «non ci saranno più petrolio o soldi destinati a Cuba, zero! Consiglio vivamente di fare un accordo, prima che sia troppo tardi».
La prima risposta è venuta via X dal leader di L’Avana Diaz-Canel: «Cuba è pronta a difendere la patria fino all’ultima goccia di sangue. È una nazione libera, indipendente e sovrana». Più tardi ha aggiunto che Washington «non ha alcuna autorità morale per puntare il dito contro Cuba». Gli Usa trasformano «tutto in un business, persino le vite umane», ma le accuse lanciate non hanno fondamento: «Coloro che oggi si sfogano istericamente contro la nostra nazione, lo fanno perché sono infuriati per la decisione sovrana di questo popolo di scegliere il proprio modello politico. Nesso può dirci cosa fare».
La risposta somiglia a quella di Maduro prima del suo arresto, e si somma all’esercitazione militare ordinata in tutta l’isola, perché «prepararsi alla difesa è uno sforzo necessario». Così ha scritto l’organo ufficiale castrista, Granma, descrivendo le manovre di sabato: «Essere ben preparati e disposti a morire, se necessario, è il miglior segnale che puoi dare a un nemico che ricorre a ogni sorta di trucco nella speranza di sottometterti». Da qui le esercitazioni a Santiago, Matanzas, Sierra Maestra, La Tunas, Cienfuegos e Camagüey.
Caracas aveva reagito in maniera simile, ma poi non è riuscita ad evitare l’arresto di Maduro. Ora gli Usa cercano di rafforzare la loro mano sul piano economico, con l’annuncio del segretario al Tesoro Bessent che altre sanzioni contro il Venezuela potrebbero essere revocate per facilitare le vendite di petrolio. Bessent incontrerà i vertici di Fmi e Banca Mondiale per scongelare 5 miliardi di dollari di aiuti. Cuba potrebbe ricevere lo stesso trattamento, se accettasse un accordo.