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Trump: “Dazi del 25% su chi fa affari con l’Iran”. La Cina protesta, tregua commerciale in bilico

Piazza Enqelab a Teheran 

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Pechino acquista oltre l’80% del petrolio esportato da Teheran, a prezzi scontati. Si complicano i rapporti tra le due superpotenze. La Repubblica popolare: “Il protezionismo danneggia tutti”
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PECHINO – Le minacce di Donald Trump di applicare dazi del 25% a chiunque faccia affari con l’Iran innervosiscono la Cina, principale acquirente di petrolio iraniano. E rischiano pure di compromettere seriamente la fragile tregua commerciale raggiunta dal presidente statunitense con il leader cinese Xi Jinping in Corea del Sud lo scorso ottobre. “Qualsiasi Paese che intrattiene rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell'Iran pagherà un dazio del 25% su tutte le transazioni commerciali con gli Stati Uniti d'America”, ha scritto Trump lunedì sui social senza fornire ulteriori dettagli.

Non è ancora chiaro infatti come si tradurrà praticamente la minaccia trumpiana (se l’inquilino della Casa Bianca aggiungerà le ultime …

PECHINO – Le minacce di Donald Trump di applicare dazi del 25% a chiunque faccia affari con l’Iran innervosiscono la Cina, principale acquirente di petrolio iraniano. E rischiano pure di compromettere seriamente la fragile tregua commerciale raggiunta dal presidente statunitense con il leader cinese Xi Jinping in Corea del Sud lo scorso ottobre. “Qualsiasi Paese che intrattiene rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell'Iran pagherà un dazio del 25% su tutte le transazioni commerciali con gli Stati Uniti d'America”, ha scritto Trump lunedì sui social senza fornire ulteriori dettagli.

Non è ancora chiaro infatti come si tradurrà praticamente la minaccia trumpiana (se l’inquilino della Casa Bianca aggiungerà le ultime tariffe a quelle già esistenti o se annuncerà delle eccezioni proprio per la Cina), ma Pechino già protesta. “Non ci sono vincitori in una guerra dei dazi e la Cina difenderà con fermezza i propri diritti e interessi legittimi”, afferma la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, durante la quotidiana conferenza stampa. “La Cina si oppone fermamente a qualsiasi sanzione unilaterale illegittima. La coercizione e la pressione non possono risolvere i problemi. Il protezionismo danneggia gli interessi di tutte le parti”, il messaggio postato su X dal portavoce dell'ambasciata cinese negli Stati Uniti.

Per l’Iran la Cina è il primo partner commerciale, anche se le importazioni cinesi dal Paese sono diminuite di quasi il 28% su base annua nei primi 11 mesi del 2025, attestandosi a 2,86 miliardi di dollari. Pechino importa materiali plastici, metalli e sostanze chimiche. Al di là del commercio, l'Iran è un partner strategicamente importante per la Repubblica popolare.

E poi c’è il petrolio. Pechino è un’ancora di salvezza per l'economia di Teheran visto che acquista oltre l’80% del greggio esportato dall'Iran. Petrolio iraniano che, a causa delle sanzioni statunitensi, ha un numero limitato di acquirenti e che la Cina compra con sconti sostanziosi. Secondo la società di analisi Kpler, “lo scorso anno la Cina ha acquistato in media 1,38 milioni di barili al giorno di petrolio iraniano: cioè il 13,4% del totale importato via mare”.

A comprare il greggio iraniano sono raffinerie indipendenti cinesi, note come teapots, concentrate principalmente nella provincia dello Shandong. “Secondo trader ed esperti, le grandi compagnie petrolifere statali cinesi si sono astenute dall'acquistare petrolio iraniano dal 2018/2019”, spiega l’agenzia Reuters. La nuova minaccia di Trump arriva dopo aver siglato una tregua di un anno su dazi e terre rare con Xi Jinping. In base ai calcoli di Bloomberg Economics, dopo la tregua di ottobre tra Cina e Usa, l'aliquota tariffaria media statunitense sui prodotti cinesi è scesa dal 40,8% al 30,8%. Nuovi dazi potrebbero mandare all'aria l’accordo.

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