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Fed, anche Bessent difende Powell. I repubblicani frenano Trump

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Il presidente della Fed resiste e pensa di rimanere nel board della banca dopo la fine del suo mandato fino al 2028
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NEW YORK – Dal potente capo della banca Jp Morgan fino al leader della maggioranza repubblicana al Senato, la lista di chi non digerisce l’inchiesta aperta dall’amministrazione Trump contro il presidente della Federal Reserve Jerome Powell si allunga di ora in ora, per non parlare dei colleghi europei che lo hanno difeso. Il capo della Casa Bianca è tornato ad attaccarlo, ma molti suoi alleati prendono le distanze, mettendo a rischio la stessa nomina del successore per il cambio di leadership previsto a maggio.

Partendo ieri per il Michigan, dove ha tenuto un discorso sull’economia, Trump non ha fatto passi indietro: «La ristrutturazione della Fed sta costando miliardi in più delle stime iniziali: o Powell è incompetente, oppure è corrotto. In ogni …

NEW YORK – Dal potente capo della banca Jp Morgan fino al leader della maggioranza repubblicana al Senato, la lista di chi non digerisce l’inchiesta aperta dall’amministrazione Trump contro il presidente della Federal Reserve Jerome Powell si allunga di ora in ora, per non parlare dei colleghi europei che lo hanno difeso. Il capo della Casa Bianca è tornato ad attaccarlo, ma molti suoi alleati prendono le distanze, mettendo a rischio la stessa nomina del successore per il cambio di leadership previsto a maggio.

Partendo ieri per il Michigan, dove ha tenuto un discorso sull’economia, Trump non ha fatto passi indietro: «La ristrutturazione della Fed sta costando miliardi in più delle stime iniziali: o Powell è incompetente, oppure è corrotto. In ogni caso, non sta facendo un buon lavoro». Pochi però condividono questa vendetta, anche perché danneggia i suoi stessi obiettivi, come Jamie Dimon, ceo di JP Morgan: «Corrodere la Federal Reserve non è mai una buona idea».

Il fronte interno

Sul fronte politico, il primo a lamentarsi è stato il segretario al Tesoro Bessent. Domenica sera ha chiamato Trump per convincerlo a fermarsi, avvertendolo che l’indagine avrebbe avuto effetti negativi per l’amministrazione, ma il presidente non lo ha ascoltato. Il primo parlamentare repubblicano a rompere il fronte è stato il senatore della North Carolina Thom Tillis, annunciando che si opporrà alla conferma del successore di Powell, il cui mandato scade a maggio, fino a quando la questione non sarà risolta. Poco dopo Lisa Murkowski dell’Alaska si è aggiunta alla fronda interna. Siccome i repubblicani hanno una maggioranza di 53 seggi contro 47 al Senato, basterebbero altre due defezioni per bloccare la nomina.

Il capo della Commissione Finanze alla Camera, French Hill, ha detto che «Powell è una persona integra» e non colpevole, come i senatori repubblicani Dave McCormick e Kevin Cramer, mentre il collega della Louisiana John Kennedy ha avvertito che così i tassi saliranno. Lo stesso leader della maggioranza John Thune ha preso le distanze, augurandosi che la questione «venga risolta al più presto». Bill Pulte, capo della Federal housing finance agency, era andato a Mar a Lago per convincere Trump ad indagare Powell, e la procuratrice di Washington Jeanine Pirro, ex commentatrice di Fox News, ha difeso l’inchiesta dicendo che proseguirà: «Prendiamo le decisioni sulla base dei fatti». Il caso legale però potrebbe essere già compromesso dalle dichiarazioni di Trump, mentre Powell minaccia ora di restare nel board della Fed dopo la presidenza fino al 2028, dando battaglia al capo della Casa Bianca e impedendogli di occupare il seggio con un fedelissimo.

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