Attacco a Powell, il premio Nobel Shiller: “Trump è quasi peggio di Mussolini, punisce i critici”
di Eugenio OccorsioROMA – “Non è solo la Fed. L’attacco ignominioso contro Powell fa parte di un preciso e diabolico programma di Trump: chi si oppone ai diktat la pagherà. Non importa chi tu sia, ti scateno contro il dipartimento di Giustizia oppure gli sgherri dell’Ice. Non fa differenza”. Robert Shiller, economista di Yale, premio Nobel nel 2013, stavolta è davvero sgomento. Non trova le parole per definire il presidente americano, “ormai quasi peggio di Mussolini”.
Venendo al merito delle richieste di Trump, tipo tassi all’1%, cosa succederebbe se venissero accolte dalla Fed?
“Sarebbe inevitabile un’ondata di inflazione che interesserebbe le economie di tutto il mondo. L’inflazione (oggi al 2,7% in America, ndr) è come una slavina. All’inizio quasi non si not…
ROMA – “Non è solo la Fed. L’attacco ignominioso contro Powell fa parte di un preciso e diabolico programma di Trump: chi si oppone ai diktat la pagherà. Non importa chi tu sia, ti scateno contro il dipartimento di Giustizia oppure gli sgherri dell’Ice. Non fa differenza”. Robert Shiller, economista di Yale, premio Nobel nel 2013, stavolta è davvero sgomento. Non trova le parole per definire il presidente americano, “ormai quasi peggio di Mussolini”.
Venendo al merito delle richieste di Trump, tipo tassi all’1%, cosa succederebbe se venissero accolte dalla Fed?
“Sarebbe inevitabile un’ondata di inflazione che interesserebbe le economie di tutto il mondo. L’inflazione (oggi al 2,7% in America, ndr) è come una slavina. All’inizio quasi non si nota: un po’ più care le auto usate, qualche genere di alimentari, gli affitti. Poi però si ingrossa: i lavoratori cominciano a pretendere stipendi più alti per stare dietro al costo della vita, le aziende per cautelarsi fanno debiti provocando l’aumenti del costo del denaro, e così via. Alla fine sono tutti travolti”.
Ma è così sicuro che questo sarebbe il risultato?
“La storia insegna. Non c’è bisogno di andare indietro fino alla Germania fra le due guerre: in tempi più recenti Arthur Burns, la quintessenza del presidente della Fed malleabile ai voleri della Casa Bianca, occupata allora da Richard Nixon, cedette alle imposizioni di quest’ultimo alla ricerca di rielezione all’inizio degli anni ’70. Abbassò oltre misura i tassi e avviò la più calamitosa iperinflazione della storia recente. Ci volle un monumento come Paul Volcker per abbatterla. Ecco, nel Pantheon dei banchieri centrali entra a pieno titolo per dignità e resistenza, dopo il videomessaggio di domenica, anche Jeremy Powell”.
Anche Powell sbagliò quando non comprese l’arrembaggio dell’inflazione post Covid.
“Ma in totale buona fede. Si rese conto dell’errore, lo emendò in fretta e il danno per l’economia americana fu contenuto. Qui invece con un Trump incontenibile, si rischia di compromettere nel profondo l’intero sistema economico mondiale. Il danno diventa strutturale. Il guaio è che prima o poi riuscirà nel suo disegno, quando insedierà un suo fedelissimo alla Fed alla scadenza di Powell. Allora diventeranno palesi le controindicazioni di un brusco ribasso dei tassi in era di inflazione. Anzi, di stagflazione perché la crescita è tendenzialmente al ribasso”.
Come potrebbe manifestarsi quest’effetto-boomerang?
“Per esempio, attenzione ai tassi a lungo termine: a parte qualche incertezza, sono in aumento. È segno che gli investitori temono l’inflazione e gli inevitabili rialzi dei tassi successivi. E i mercati di solito non sbagliano”.