ROMA - È la denuncia dell’immobilismo. Della distanza tra «i brindisi per lo spread in picchiata» e «le mancate risposte» contro i rincari e la stagnazione dei salari. Della narrazione del «va tutto bene». A farsi portavoce della protesta contro il governo sono le opposizioni. Unite nel tradurre gli ultimi dati dell’Istat sull’inflazione nell’immagine del fallimento delle politiche del centrodestra. Francesco Boccia, presidente dei senatori dem, lo dice senza troppi giri di parole: «Di fronte a questa condizione sociale difficile, il governo Meloni - incalza - non ha fatto nulla: ha detto no al salario minimo, nessuna politica contro il lavoro povero, nessuna scelta strutturale per ridurre le diseguaglianze».
Parole che rimandan…
ROMA - È la denuncia dell’immobilismo. Della distanza tra «i brindisi per lo spread in picchiata» e «le mancate risposte» contro i rincari e la stagnazione dei salari. Della narrazione del «va tutto bene». A farsi portavoce della protesta contro il governo sono le opposizioni. Unite nel tradurre gli ultimi dati dell’Istat sull’inflazione nell’immagine del fallimento delle politiche del centrodestra. Francesco Boccia, presidente dei senatori dem, lo dice senza troppi giri di parole: «Di fronte a questa condizione sociale difficile, il governo Meloni - incalza - non ha fatto nulla: ha detto no al salario minimo, nessuna politica contro il lavoro povero, nessuna scelta strutturale per ridurre le diseguaglianze».
Parole che rimandano anche a un’altra critica condivisa da Pd, M5S, Italia Viva e Avs. In questo caso incrocia i dati dell’Istituto nazionale di statistica sulla corsa del carrello della spesa e delle bollette con quelli dell’Inps sui salari che non recuperano l’inflazione. Il risultato del mix è una spirale che stringe di più chi è più indietro.
Da qui l’altra grande colpa data all’esecutivo: il tradimento dei più deboli, di chi paga di più il conto dell’inflazione, delle famiglie povere. «Bisogna rimettere al centro la verità di un Paese che ha grandi difficoltà economiche, con i cittadini che perdono potere d’acquisto, con un lavoro sempre più precario e sempre più povero», attacca il capogruppo dei 5 stelle al Senato, Stefano Patuanelli.
ll richiamo al cortocircuito inflazione-salari è costante in tutte le osservazioni delle minoranze. Anche in quelle che si focalizzano sulle soluzioni. In cima alla lista ci sono le retribuzioni. Gli ultimi dati diventano così una leva per rispondere alla lettura di Giorgia Meloni, che durante la conferenza stampa di inizio anno ha ricordato «la progressiva erosione dei salari nei decenni», rivendicando tuttavia una crescita maggiore degli stessi da quando è alla guida del governo. Non solo. La premier ha difeso gli interventi in materia, tutti focalizzati sulla defiscalizzazione, che però - secondo le opposizioni - sono proprio i numeri dell’Istat a sconfessare. Insomma serve altro. «Per il Paese sono tempi difficili, non bastano le immagini di una premier in giro per il mondo a rassicurarlo, se voleva fare la storia poteva alzare i salari», taglia corto la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga.
Un cambio di passo sui salari è anche una battaglia di Avs. «Abbiamo presentato una proposta per adeguare gli stipendi di 24 milioni di persone al costo della vita, ma - annota il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni - niente da fare, al governo Meloni tutto questo non importa». Italia Viva, con la senatrice Raffaella Paita, mette l’accento sull’impossibilità «di arrivare a fine mese tra prezzi sempre più alti, bollette alle stelle, costi sanitari lievitati e salari sempre più bassi». E promette: «Su questi temi faremo le nostre battaglie per mandare a casa la destra».