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Futuro di Mediobanca vertici e manager di Mps in conclave a Roma

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Con loro gli advisor per discutere del mantenimento della quotazione Martedì riunione del Banco Bpm sulla lista del cda, Crédit Agricole in ascesa
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Milano – Dopo una settimana di altalena in Borsa e di smentite su nuove possibili operazioni straordinarie il Monte dei Paschi di Siena prova ad andare avanti sul doppio binario del piano industriale e della presentazione della lista del cda. Il tempo stringe, la scadenza per il nuovo piano è fine marzo come stabilito dalla Bce ma evidentemente ci sono nodi importanti da sciogliere. E così i manager apicali del gruppo bancario, sotto la guida dell’ad Luigi Lovaglio e con il supporto degli advisor Deloitte e Mckinsey, hanno deciso di riunirsi ieri e oggi a Roma in una due giorni di confronto con il cda della banca.

Il convitato di pietra è Mediobanca e il suo futuro sotto l’ombrello di Mps dopo che Siena ne ha conquistato l’86% del capitale con l’Opas conclusasi a ottobre. Lovaglio è ben convinto di andare avanti con la sua idea presentata al mercato da un anno a questa parte, cioé di integrare nel Monte il credito al consumo e Mediobanca Premier e di isolare in una società ad hoc l’a…

Milano – Dopo una settimana di altalena in Borsa e di smentite su nuove possibili operazioni straordinarie il Monte dei Paschi di Siena prova ad andare avanti sul doppio binario del piano industriale e della presentazione della lista del cda. Il tempo stringe, la scadenza per il nuovo piano è fine marzo come stabilito dalla Bce ma evidentemente ci sono nodi importanti da sciogliere. E così i manager apicali del gruppo bancario, sotto la guida dell’ad Luigi Lovaglio e con il supporto degli advisor Deloitte e Mckinsey, hanno deciso di riunirsi ieri e oggi a Roma in una due giorni di confronto con il cda della banca.

Il convitato di pietra è Mediobanca e il suo futuro sotto l’ombrello di Mps dopo che Siena ne ha conquistato l’86% del capitale con l’Opas conclusasi a ottobre. Lovaglio è ben convinto di andare avanti con la sua idea presentata al mercato da un anno a questa parte, cioé di integrare nel Monte il credito al consumo e Mediobanca Premier e di isolare in una società ad hoc l’attività di investment banking e di private banking con il marchio Mediobanca. Per far ciò si dovrebbe togliere dalla Borsa Mediobanca con un’Opa residuale che avrebbe un costo vicino a 2 miliardi.

Ma il piano di Lovaglio, che ha portato il mercato a consegnare l’86% delle azioni, è stato in qualche modo messo in discussione da alcuni consiglieri che rispondono ad alcuni azionisti e che preferirebbero mantenere Mediobanca quotata in Borsa, allargando il flottante, in modo che possa continuare a operare in tutti i suoi business così come ha fatto sinora. Senza però ottenere quei 700 milioni di sinergie indicati dal documento di offerta. Lasciando però più risorse finanziarie in Mps magari in vista di una seconda fase di risiko bancario. Sullo sfondo c’è poi la delicata questione del destino finale del 13% di Generali custodito dentro Piazzetta Cuccia sul quale ci sono opinioni diverse tra manager, azionisti e governo.

La soluzione definitva non dovrebbe uscire né dalla riunione romana né dal cda in programma il 22 gennaio, che dovrebbe invece recepire le procedure per andare avanti con la lista del cda, proposte dal comitato nomine. Procedura che escluderebbe Lovaglio dai contatti con i soci essendo indagato al pari dei Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin. Poi le regole andranno all’approvazione della Bce e quindi all’assemblea del Monte già convocata per il 4 febbraio. Saranno dunque settimane intense in cui si misurerà il consenso intorno a Lovaglio, sia per il suo piano, sia per la volontà di confermarlo alla guida della banca per altri tre anni. Si sa che il banchiere è stimato dal Mef — che possiede ancora il 4% della banca senese anche se dice di non avere più un ruolo attivo nelle scelte strategiche e nelle nomine — ma anche da Delfin che è il primo azionista con il 17,8% del capitale.

La prossima settimana sarà calda anche per un’altra banca, il Banco Bpm, che riunisce il board martedì 20. Dovrà decidere se andare avanti con la presentazione della lista del cda uscente alla luce delle modifiche di legge introdotte un anno fa e che dovrebbero passare al vaglio di un’assemblea straordinaria.

Le modifiche da apportare allo statuto del banco Bpm sono sul tavolo della Bce che ha anche appena autorizzato il primo azionista, Crédit Agricole, a salire oltre il 20% del capitale per cristallizzare la sua influenza dominante. Ma non è ancora chiaro se la banca francese vorrà partecipare alla formazione della lista del cda o se preferirà presentare una propria lista. In questo secondo caso le nuove regole introdotte dalla Legge Capitali potrebbero far scattare un diritto di veto e quindi un controllo di fatto della banca francese su quella italiana. Infine, inserendo almeno cinque consiglieri in cda ed essendo il Crédit Agricole una banca concorrente del Banco Bpm, potrebbero aprirsi problematiche antitrust ancora tutte da valutare.

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