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Guntram Wolff: “Il nodo è l’ego del tycoon, serve una risposta dura e unitaria”

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Il docente: “Tutto il lavoro fatto è perso, la guerra commerciale è ripartita. Ha ragione Macron: per reagire al ricatto tirare fuori dal cassetto le ritorsioni accantonate quando fu siglata l’intesa”
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La guerra commerciale è ripartita in pieno. Il lavoro faticosamente portato avanti è perduto. Tutto questo è dovuto a una personalità, quella del presidente americano che molti psicologi definiscono narcisistica e dipendente (“addicted” come la droga, ndr) dal potere». Guntram Wolff, economista tedesco, già direttore e tuttora ricercatore del Bruegel oltre che docente all’Université libre de Bruxelles, è completamente d’accordo con il presidente francese Macron quando dice che è l’ora di usare le maniere forti per reagire. «L’ego di Trump — dice — è la vera ragione dell’iniziativa in Groenlandia, molto più che la sicurezza nazionale, che nessuno minaccia, o le risorse del sottosuolo così difficili da estrarre».

L’Europa ritrova la sua unità di fronte al tycoon, che ha rovesciato il tavolo alla vigilia della scadenza concessa dall’Ue come segno di appeasement?

«La cosa più importante è farci trovare tutti uniti. Tecnicamente, gli Stati Uniti possono applicare il superdazio alle auto …

La guerra commerciale è ripartita in pieno. Il lavoro faticosamente portato avanti è perduto. Tutto questo è dovuto a una personalità, quella del presidente americano che molti psicologi definiscono narcisistica e dipendente (“addicted” come la droga, ndr) dal potere». Guntram Wolff, economista tedesco, già direttore e tuttora ricercatore del Bruegel oltre che docente all’Université libre de Bruxelles, è completamente d’accordo con il presidente francese Macron quando dice che è l’ora di usare le maniere forti per reagire. «L’ego di Trump — dice — è la vera ragione dell’iniziativa in Groenlandia, molto più che la sicurezza nazionale, che nessuno minaccia, o le risorse del sottosuolo così difficili da estrarre».

L’Europa ritrova la sua unità di fronte al tycoon, che ha rovesciato il tavolo alla vigilia della scadenza concessa dall’Ue come segno di appeasement?

«La cosa più importante è farci trovare tutti uniti. Tecnicamente, gli Stati Uniti possono applicare il superdazio alle auto tedesche e non a quelle italiane. Non c’è niente che possiamo fare direttamente per evitarlo, e non è il caso di perdere tempo a studiare qualche escamotage per far passare come italiane quelle macchine, né a triangolazioni su qualsiasi altro bene. Bisogna risolutamente presentarsi con una voce unica e applicare subito le misure anti-coercizione in risposta al ricatto Usa».

Qual era lo stato dei negoziati prima dell’ennesima intemerata di Trump?

«Dopo l’incontro in Scozia della scorsa estate, quando fu siglato l’impegno per i dazi al 15%, l’Ue decise di rinunciare a ritorsioni e mettere in un cassetto i contro-dazi già pronti (dalle moto Harley Davidson al whisky Bourbon) con una moratoria di sei mesi, che scadono il 7 febbraio. Eravamo pronti a prolungare la tregua, anzi alla fine avevamo considerato che ci era andata meglio che ad altre aree del mondo. Ma ora è cambiato tutto ed è il caso di riaprirlo, quel cassetto».

Cosa prevede lo strumento anti-coercizione?

«Innanzitutto una fase di inchiesta e rinegoziazioni. Bisogna sedersi nuovamente intorno a un tavolo, non più con un atteggiamento remissivo ma da pari a pari. La reazione dei leader europei per ora è la migliore. Bisogna aver coraggio».

Parte integrante di quegli accordi era l’impegno ad alzare le spese per la difesa. Ora che ne sarà?

«L’Europa deve spendere di più, ma questo non è il punto-chiave. Dobbiamo avviare senza esitazioni un dibattito vero su come organizzare la nostra difesa. E dobbiamo migliorare la nostra integrazione, spendendo di più in prodotti europei visto anche il positivo risultato che questi prodotti stanno avendo in Ucraina. È ora di smetterla di comprare solo equipaggiamenti americani. Qualcosa si sta facendo ma solo su base nazionale, il che sarà inefficace ai fini difensivi e troppo costoso per i contribuenti».

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