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Oxfam, cresce la ricchezza dei miliardari in Italia: poveri abbandonati dalle politiche pubbliche

Il sit-in di Oxfam a Davos (reuters)

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Il nostro è un Paese sempre più segnato dalle diseguaglianze: il 10% delle famiglie più ricche possiede oltre 8 volte le risorse del 50% più povero della popolazione
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ROMA – Non sono ricchi come gli americani, ma anche in Italia, nell’ultimo anno, la ricchezza dei miliardari è aumentata, in termini reali, di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni di euro al giorno), raggiungendo un valore complessivo di 307,5 miliardi di euro. Anche il numero dei miliardari è aumentato, passando dai 71 del 2024 a 79 nel 2025. Ed è aumentata la diseguaglianza: a metà del 2025, calcola Oxfam nel rapporto presentato oggi, in apertura del World Economic Forum di Davos, il 10% più ricco delle famiglie possedeva oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei familiari.

Distribuzione della crescita sbilanciata

La ricchezza netta nazionale cresce: tra dicembre 2010 e giugno 2025 è aumentata, in termini nominali, di oltre 2.000 miliardi di euro,…

ROMA – Non sono ricchi come gli americani, ma anche in Italia, nell’ultimo anno, la ricchezza dei miliardari è aumentata, in termini reali, di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni di euro al giorno), raggiungendo un valore complessivo di 307,5 miliardi di euro. Anche il numero dei miliardari è aumentato, passando dai 71 del 2024 a 79 nel 2025. Ed è aumentata la diseguaglianza: a metà del 2025, calcola Oxfam nel rapporto presentato oggi, in apertura del World Economic Forum di Davos, il 10% più ricco delle famiglie possedeva oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei familiari.

Distribuzione della crescita sbilanciata

La ricchezza netta nazionale cresce: tra dicembre 2010 e giugno 2025 è aumentata, in termini nominali, di oltre 2.000 miliardi di euro, ma la distribuzione dell’incremento è sempre più sbilanciata a favore delle famiglie più abbienti: «Circa il 91% è stato appannaggio del 5% più ricco dei nuclei familiari a fronte di appena il 2,7% dell’incremento “incamerato” dalla metà più povera». L’Italia sta diventando fanalino di coda in Europa per equità sociale: l’indice di Gini, che misura le disuguaglianze, ci colloca al ventesimo posto, insieme alla Spagna, nella Ue, per la distribuzione dei redditi.

Ereditocrazia

Una situazione che potrebbe presto peggiorare: per via di una legislazione che privilegia il passaggio di ricchezze, anche molto ampie, di padre in figlio, nel prossimo decennio, calcola Oxfam, passeranno di mano almeno 2.500 miliardi di euro. Una vera “ereditocrazia”, alla quale corrispondono misure decisamente inconsistenti di lotta alla povertà, in crescita soprattutto tra le famiglie in affitto (l’incidenza arriva a quasi un terzo del reddito o supera il 40% nei grandi centri urbani), gli stranieri, i nuclei con figli.

Misure contro la povertà inadeguate

Una situazione precipitata con l’abolizione del reddito di cittadinanza, rileva Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia: «Incurante dell’elevata fragilità economica di ampi strati della popolazione, il nostro governo continua a perseguire un iniquo approccio categoriale nel contrasto alla povertà. Da due anni il diritto di ricevere un supporto da parte dello Stato a fronte di una condizione di bisogno non è più assicurato a tutti i poveri in quanto tali ma è subordinato all’appartenenza a categorie eccezionalmente svantaggiate, le uniche ritenute meritevoli di tutela. L’abbandono dell’impostazione universalistica del reddito di cittadinanza ha ridotto il numero dei beneficiari dei trasferimenti pubblici, la cui platea è oggi anche più lontana dall’universo dei nuclei in povertà assoluta».

Sempre più lavoratori poveri

Si è poveri anche lavorando: ai dati positivi del 2025 su crescita occupazionale e record al ribasso della disoccupazione si contrappone «una marcata sotto-occupazione e una bassa qualità del lavoro», sottolinea Oxfam, ricordando l’alta incidenza di «contratti intermittenti e precari». Per i salari il recupero dell’inflazione è ancora lontano: tra il 2019 e il 2024, la perdita cumulata del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali si è attestata a 7,1 punti percentuali, e per il 2025 è stimato solo un modesto recupero di appena +0,5 punti percentuali.

«Impegnato nella celebrazione della dinamica positiva dell’occupazione, il governo fa poco per porre rimedio alle debolezze strutturali del mercato del lavoro italiano – aggiunge Maslennikov – Piuttosto che rafforzare la contrattazione collettiva e rivedere i sistemi di fissazione dei salari, l’esecutivo assegna impropriamente alla leva fiscale il compito di sostenere i bassi redditi da lavoro. Non si implementano misure efficaci contro il lavoro nero e grigio – precondizione per la lotta alla precarietà - e si affossa il salario minimo legale, disdegnando una misura in grado di rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori più fragili e meno tutelati». Oxfam critica anche la forte iniquità del sistema fiscale italiano, sbilanciato sulla tassazione dei redditi da lavoro.

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