Bioetanolo, Italia al palo. Assodistil: “Serve equità fiscale”. Urso: “Strategico per transizione”
di Massimo FerraroROMA – “Chiediamo un trattamento fiscale equo, condividiamo il fattore competitività che sottolineano governo e petroliferi e siamo grati dell'impianto normativo, che ci aiuta”. A disegnare il quadro sullo sviluppo del bioetanolo come carburante “green” protagonista della transizione energetica è la presidente della sezione Bioetanolo di AssoDistil, Maria Giovanna Gulino. L’Italia, è l’avvertimento dell’associazione dei distillatori, resta indietro, non si adegua davvero agli standard di miscelazione, e vede crescere i consumi di benzina ogni anno.
AssoDistil, trattamento fiscale equo sui miscelati
Con queste preoccupazioni, e sulla necessità di aprire un confronto con tutti gli attori coinvolti, si sono trovati a Roma le aziende petrolifere, rappresentanti dell’esecu…
ROMA – “Chiediamo un trattamento fiscale equo, condividiamo il fattore competitività che sottolineano governo e petroliferi e siamo grati dell'impianto normativo, che ci aiuta”. A disegnare il quadro sullo sviluppo del bioetanolo come carburante “green” protagonista della transizione energetica è la presidente della sezione Bioetanolo di AssoDistil, Maria Giovanna Gulino. L’Italia, è l’avvertimento dell’associazione dei distillatori, resta indietro, non si adegua davvero agli standard di miscelazione, e vede crescere i consumi di benzina ogni anno.
AssoDistil, trattamento fiscale equo sui miscelati
Con queste preoccupazioni, e sulla necessità di aprire un confronto con tutti gli attori coinvolti, si sono trovati a Roma le aziende petrolifere, rappresentanti dell’esecutivo e distillatori su invito proprio di AssoDistil per discutere degli ostacoli a una piena integrazione del bioetanolo tra gli strumenti per guidare la transizione energetica. E provare a rimuoverli, quantomeno superarli. Anche perché l’Italia ha già una filiera di bioetanolo avanzato, prodotto con gli scarti agricoli, per questo AssoDistil chiede obiettivi vincolanti e crescenti. Mentre la maggior parte della produzione nazionale viene oggi destinata ai mercati esteri, per la miscelazione con l benzina. “La filiera non chiede incentivi, perché è già una realtà affermata – puntualizza Gulino – piuttosto, chiede di non avere ostacoli. A partire dal trattamento fiscale, ora inspiegabilmente equiparato a quello della benzina con la quale viene miscelato”.
I vantaggi del biocarburante miscelato
A fronte della necessità di decarbonizzare il settore, il nostro Paese si scontra con numeri monstre. Il parco circolante è di circa 42 milioni di vetture, l’età media ha superato i 12 anni e il tasso di sostituzione è modesto: si stima che ci vorranno fino a 27 anni per l’intera sostituzione delle auto ora in circolazione con modelli nuovi e a impatto zero. Con le emissioni che non possono essere tagliate in tempi brevi mandando in pensione le vetture più inquinanti, una soluzione può arrivare da carburanti più “green”.
Su 27 Paesi Ue, 19 utilizzano già alla pompa la benzina E10, una miscela al 10% di etanolo. In Italia, invece, si resta formalmente all'E5, che tuttavia nella pratica equivale a un contenuto di etanolo prossimo allo zero. In Francia il modello è ancora più avanzato: l'E85, con l'85% di etanolo, è ampiamente diffuso e costa meno della benzina tradizionale grazie a una politica fiscale mirata che riduce le accise su questo carburante rinnovabile. L'uso dell'etanolo sostenibile, segnala AssoDistil, "consente di abbattere le emissioni di Co2 fino al 79%, dato certificato a livello europeo", prosegue l'associazione, "parimenti a quanto avviene in molti altri Paesi comunitari, l'introduzione del 10% di etanolo in Italia permetterebbe un risparmio di emissioni di circa 1,5 milioni di tonnellate annue pari a quanto emettono oltre 500mila vetture in un anno.
Le richieste del settore e l’intervento di Urso
I rappresentanti di Eni, Unem e Ip presenti al workshop dei distillatori segnalano una serie di difficoltà, a partire dalla necessità di armonizzare le normative, anche lato doganale, mantenere l’etanolo una scelta permettendo al settore di opzionarla solo quando realmente competitiva. Il governo, attraverso il ministro Urso, rivendica quanto fatto finora. “Stiamo implementando azioni concrete per accelerare lo sviluppo e l'adozione del bioetanolo e dei biocarburanti in genere, sostenendo la domanda, sia nel settore agricolo che nel parco circolante, e l'offerta, con fondi dedicati alla trasformazione dei siti tradizionali di raffinazione in moderne bioraffinerie – ha dichiarato in un comunicato – le nostre eccellenze della distillazione rappresentano i campioni di un'economia circolare capace di trasformare i sottoprodotti della vinificazione e i residui agricoli in bioetanolo”. “Il nostro obiettivo – ha assicurato il ministro – è far sì che questo etanolo made in Italy non sia destinato esclusivamente all'industria chimica o farmaceutica, ma entri anche nel serbatoio delle auto italiane, garantendo valore aggiunto ai nostri territori".