✕

Tensioni su Freni, il governo si spacca. Il Cdm rinvia la nomina del nuovo presidente della Consob

FEDERICO FRENI POLITICO 

Ascolta l'audio

Stop di Forza Italia: “Va bene solo come commissario”. Meloni prende tempo
1 minuti di lettura

ROMA - Il governo si spacca sulla scelta del nuovo presidente della Consob. Litiga e rinvia. Succede tutto in dieci minuti. Palazzo Chigi, riunione del Consiglio dei ministri. Non appena il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti finisce di presentare la candidatura di Federico Freni, sottosegretario leghista al Mef, il vicepremier di FI Antonio Tajani sbotta. Così: «Per noi Freni può andare alla Consob ma solo come commissario, il presidente deve essere un tecnico».

L’arringa del leader degli azzurri sfocia in una richiesta: la condizione deve figurare nel verbale della seduta del Cdm. Nessuno obietta. Giorgia Meloni osserva in silenzio. Poi in sala va in scena il caos. Alcuni ministri pensano che sia tutto fatto per Freni. «Siamo stati unanimi», spiffera uno di loro quando la seduta è ancora in corso. Altri sono convinti che la scelta sia sulla designazione del vice di Giorgetti a commissario dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari. Alla fine è la premier a fare ord…

ROMA - Il governo si spacca sulla scelta del nuovo presidente della Consob. Litiga e rinvia. Succede tutto in dieci minuti. Palazzo Chigi, riunione del Consiglio dei ministri. Non appena il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti finisce di presentare la candidatura di Federico Freni, sottosegretario leghista al Mef, il vicepremier di FI Antonio Tajani sbotta. Così: «Per noi Freni può andare alla Consob ma solo come commissario, il presidente deve essere un tecnico».

L’arringa del leader degli azzurri sfocia in una richiesta: la condizione deve figurare nel verbale della seduta del Cdm. Nessuno obietta. Giorgia Meloni osserva in silenzio. Poi in sala va in scena il caos. Alcuni ministri pensano che sia tutto fatto per Freni. «Siamo stati unanimi», spiffera uno di loro quando la seduta è ancora in corso. Altri sono convinti che la scelta sia sulla designazione del vice di Giorgetti a commissario dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari. Alla fine è la premier a fare ordine. Taglia corto: «Prendiamoci del tempo per riflettere».

Ecco il rinvio. E le complicazioni. Il tempo stringe: il mandato di Paolo Savona alla guida della Commissione nazionale per la società e la borsa scade l’8 marzo, ma l’indicazione di Palazzo Chigi deve passare dal Parlamento, poi ritornare in Cdm, infine essere trasmessa al capo dello Stato per la firma del decreto di nomina, che poi dovrà passare al vaglio della Corte dei conti.

L’iter ora rallenta. I forzisti tengono il punto. Al termine del Cdm, Tajani si sfoga con i suoi deputati. Contesta il merito e il metodo della presidenza del Consiglio. «Non siamo stati avvertiti, se - aggiunge - ce l’avessero detto prima che la nomina di Freni era per la presidenza della Consob avremmo detto subito che siamo contrari ad assegnare questo incarico così delicato a un componente del governo. E invece - insiste - abbiamo appreso tutto dai giornali».

Ripete quello che ha detto poche ore prima a Raffaele Nevi, il portavoce del partito che al mattino viene spedito in tv per dire che ai forzisti «non ha mai convinto la designazione di un politico alla Consob». Ma la maggioranza è divisa. Il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, replica a FI: «Freni ha un profilo autorevole, evitiamo veti pregiudiziali». Le divisioni affiorano anche quando Marco Osnato, responsabile economico di Fratelli d’Italia, apre un altro tema su Freni: «Ha tutte le caratteristiche per svolgere il ruolo di presidente della Consob, ma è anche una pedina importante nello scacchiere del Mef».

Questa volta a ribattere è Matteo Salvini: «È un bravissimo sottosegretario, penso che possa ricoprire con altrettanta capacità altri ruoli». Ecco l’antipasto dello scontro che da lì a poco andrà in scena al Cdm.

Leggi i commenti