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Davos, nervi tesi a cena: Lutnick attacca la Ue. Lagarde si alza e se ne va

(reuters)

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Il segretario al Commercio Usa si prende i fischi dei commensali. La leader Bce: “Serve un piano B se le relazioni non si normalizzano”
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DAVOS – Davos, martedì sera. Donald Trump deve ancora arrivare in Svizzera. Nell’attesa si tiene una delle esclusivissime cene “di lavoro” organizzate dal World economic forum. Il moderatore è Larry Fink, amministratore delegato del colosso della finanza Blackrock e vice presidente del Forum, molto vicino al presidente.

Partecipano alti nomi del mondo politico ed economico. Dovrebbe essere un’occasione di discussione e confronto, nello “spirito del dialogo” che dà il titolo a questa edizione dell’evento. Diventa l’ennesima manifestazione dello scontro transatlantico. Tutto degenera – racconta il Financial Times - quando prende la parola il segretario al Commercio americano Lutnick, e in un infuocato intervento attacca le politiche …

DAVOS – Davos, martedì sera. Donald Trump deve ancora arrivare in Svizzera. Nell’attesa si tiene una delle esclusivissime cene “di lavoro” organizzate dal World economic forum. Il moderatore è Larry Fink, amministratore delegato del colosso della finanza Blackrock e vice presidente del Forum, molto vicino al presidente.

Partecipano alti nomi del mondo politico ed economico. Dovrebbe essere un’occasione di discussione e confronto, nello “spirito del dialogo” che dà il titolo a questa edizione dell’evento. Diventa l’ennesima manifestazione dello scontro transatlantico. Tutto degenera – racconta il Financial Times - quando prende la parola il segretario al Commercio americano Lutnick, e in un infuocato intervento attacca le politiche energetiche dell’Europa, la definisce un continente «sempre meno competitivo» e schernisce l’appello lanciato poche ore prima da Christine Lagarde, presidente della Bce, a rendere l’Unione più autonoma. Alcuni dei presenti mormorano, qualcuno fischia, qualcuno applaude. Fink cerca di riportare la calma. Lagarde si alza e lascia la sala.

Tensioni transatlantiche

Sono storie tese, non solo nell’arena delle dichiarazioni pubbliche ma anche dietro le quinte. La Bce non commenta l’episodio. La Casa Bianca prova a minimizzare. Sostiene che solo una persona ha fischiato, l’ex vicepresidente democratico e ora attivista per l’ambiente Al Gore. Ma è un fatto che lo stesso Lutnick due giorni fa abbia pubblicato sul Financial Times un editoriale dai toni incendiari, secondo cui la delegazione americana non è a Davos per sostenere lo status quo, bensì per sfidarlo frontalmente. Per mostrare che «con il presidente Trump, il capitalismo ha un nuovo sceriffo in città». Un concetto che Lutnick avrebbe ribadito anche durante la cena.

L’allarme di Lagarde

«Questo è un campanello d’allarme per l’Europa, uno dei più grandi che abbiamo mai avuto, dobbiamo essere preparati a un piano B, nel caso in cui le normali relazioni non vengano ripristinate», ha detto Lagarde ieri, all’indomani dell’episodio, riferendosi alla crisi in corso sulla Groenlandia. «L’economia europea ha bisogno di una profonda revisione per affrontare il tramonto dell’ordine internazionale, capire i suoi punti di forza e di debolezza, e rendersi più autonoma». La governatrice centrale ha spiegato che le nuove ulteriori tariffe minacciate da Trump dal primo febbraio (e ieri sera cancellate) avrebbero un effetto limitato sull’inflazione in Europa, ma che il vero costo – come più volte è stato detto – è quello dell’incertezza, che può ostacolare gli investimenti e rallentare la crescita. Una crescita che in Europa è già anemica, poco sopra il punto di Pil. «Sono in uno stato di allerta a causa dell’incertezza che Trump fa pesare sul mondo», conclude la presidente della Bce.

La reazione dei mercati

Dopo due giorni di perdite, ieri i mercati europei hanno chiuso una seduta mista, con Parigi e Londra sulla parità e Francoforte e Milano in negativo di mezzo punto. Erano partite in negativo per il secondo giorno consecutivo anche le Borse americane, che sono però rimbalzate nel nostro pomeriggio dopo il discorso di Trump, in cui il presidente ha negato di voler usare la forza per prendere la Groenlandia, e hanno ulteriormente accelerato in serata dopo l’annuncio di un “accordo quadro” trovato con il segretario generale della Nato Mark Rutte sulla Groenlandia e la decisione di cancellare i dazi di febbraio. In recupero anche il dollaro e i titoli di Stato americani, che il giorno precedente erano stati venduti dagli investitori in quello che sembrava un nuovo segnale di sfiducia nei confronti della stabilità degli Stati Uniti.

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