ROMA - L’impegno c’è, la soluzione ancora no. Dopo l’altolà di Forza Italia nell’ultimo Consiglio dei ministri, a Palazzo Chigi si lavora a uno schema per riabilitare la nomina del sottosegretario leghista Federico Freni alla presidenza della Consob.
Certo - ragionano fonti di governo - la questione non è facile da sbrogliare. Il nodo è appunto la contrarietà degli azzurri, che continuano a tenere il punto sulla posizione espressa proprio in Cdm dal leader Antonio Tajani: la guida della Commissione nazionale per la società e la borsa deve andare a un tecnico (il candidato, come anticipato da Repubblica, è Federico Cornelli, commissario dell’Authority).
L’exit strategy potrebbe passare da una compensazione con le nomine dei prossimi mesi, Antitrust in testa. In ogni caso…
ROMA - L’impegno c’è, la soluzione ancora no. Dopo l’altolà di Forza Italia nell’ultimo Consiglio dei ministri, a Palazzo Chigi si lavora a uno schema per riabilitare la nomina del sottosegretario leghista Federico Freni alla presidenza della Consob.
Certo - ragionano fonti di governo - la questione non è facile da sbrogliare. Il nodo è appunto la contrarietà degli azzurri, che continuano a tenere il punto sulla posizione espressa proprio in Cdm dal leader Antonio Tajani: la guida della Commissione nazionale per la società e la borsa deve andare a un tecnico (il candidato, come anticipato da Repubblica, è Federico Cornelli, commissario dell’Authority).
L’exit strategy potrebbe passare da una compensazione con le nomine dei prossimi mesi, Antitrust in testa. In ogni caso - spiegano le stesse fonti - servirà comunque un momento di confronto tra gli alleati. Si vedrà.
Al netto della soluzione, appunto ancora da confezionare, il dato di giornata è la volontà della presidenza del Consiglio di tenere Freni in corsa. «Non è affatto bruciato», conferma una fonte che segue il dossier da vicino.
Nel lavoro di mediazione dentro la maggioranza in capo a Giorgia Meloni c’è anche un altro elemento a sostegno del vice di Giancarlo Giorgetti al Mef: la volontà di Matteo Salvini. Il leader del Carroccio vuole Freni alla Consob. In virtù - ragiona - di un’intesa con gli alleati che era stata già chiusa nelle settimane scorse. La tesi viene affidata al capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari. È lui a dire in tv, a Skytg24, che Freni «ha le competenze per ricoprire il ruolo» di presidente dell’Autorità e quindi è «la persona adatta». Poi l’attacco agli azzurri. Così: «Continueremo a portare avanti il nostro nome in base a un accordo di massima» che ha implicato delle «rinunce in altre nomine» e che Forza Italia «ha messo in discussione». Il riferimento è all’Arera: nessun leghista nel nuovo collegio dell’Autorità per l’energia.
L’affondo di Molinari non cade nel vuoto. Forza Italia ribolle. Contro il partito di via Bellerio e anche al suo interno. Dinamiche opposte. La risposta alla Lega la dà il portavoce del partito, Raffaele Nevi. «Non bisogna dire bugie, non c’era alcun accordo« su Freni, «nemmeno di massima, recuperiamo uno spirito di leale collaborazione e andiamo avanti altrimenti le cose non funzionano».
Ma non tutti sono d’accordo. I parlamentari più vicini alla famiglia Berlusconi la pensano all’opposto. «Freni - dice il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè - è un eccellente sottosegretario e ha tutte le capacità per ricoprire quel ruolo, per me non c’è nessun “ma”». Non è una voce isolata. Anche Deborah Bergamini, Licia Ronzulli e un’altra decina di deputati e senatori ritengono che lo stop di Tajani a Freni sia stato un errore. Nel merito e nel metodo, proprio quelli che il leader di FI ha contestato a Palazzo Chigi. Per la “fronda” dei berlusconiani doc non è vero che la candidatura del leghista è arrivata all’ultimo minuto e al buio. E - spiegano alcuni di loro - non è sostenibile la tesi della contrarietà al politico. Non lo è per un precedente. 2010, governo Berlusconi IV. Alla Consob arriva Giuseppe Vegas. Viceministro al Mef. Politico.